Accordo firmato: i medici di famiglia entrano nelle Case di comunità

23 Giugno 2026 · hexalab

Reception e corridoio di un centro sanitario con personale medico e pazienti, con ambulatori e sala d’attesa

In serata, a Roma, Sisac per conto delle Regioni e i sindacati Fimmg e Fmt hanno firmato l’ipotesi di accordo sul contratto che regola il lavoro dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità, un passaggio atteso da settimane e spinto dalla necessità di rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 legata al Pnrr. La trattativa, spiegano fonti della Conferenza delle Regioni, ha avuto un’accelerazione nelle ultime ore: sul tavolo c’erano soprattutto tempi di presenza, compensi e organizzazione dei turni dentro le nuove strutture territoriali.

Accordo medici di base, cosa prevede il nuovo contratto

Il punto centrale dell’accordo è l’introduzione, per i medici di base, di un obbligo fino a 6 ore settimanali da svolgere nelle Case di Comunità per 48 settimane all’anno. Le attività dovranno essere garantite nella fascia oraria tra le 8 e le 20, con un turno minimo di 3 ore continuative: non una presenza simbolica, dunque, ma una collocazione precisa dentro l’organizzazione quotidiana della struttura.

Per ogni ora di attività nelle Case di Comunità, il contratto riconosce ai medici un compenso di 38,72 euro, a cui si aggiungono gli oneri previsti. La tariffa, questo il punto sottolineato dalle Regioni, sarà unica su tutto il territorio nazionale. Un elemento che serve a evitare differenze locali troppo marcate, proprio mentre il sistema territoriale prova a prendere forma con regole uguali, o almeno comparabili, da Nord a Sud.

Il ruolo delle Asl e l’organizzazione dei turni nelle Case di Comunità

La tenuta concreta del modello, però, passerà dalle singole Aziende sanitarie. In una nota, la Conferenza delle Regioni ha spiegato che sarà compito di ogni Asl definire il fabbisogno orario della struttura, dopo avere impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e dopo avere consultato il referente dell’Aft, l’Aggregazione Funzionale Territoriale, dove presente. Solo allora, chiarito il quadro, le ore residue potranno essere distribuite tra i medici operanti nel territorio della Casa della Comunità.

È un passaggio meno visibile della firma, eppure decisivo. Perché la cornice nazionale fissa obblighi e compensi, ma la gestione quotidiana — chi copre un pomeriggio, chi entra al mattino, dove ci sono più carenze — resterà in mano ai territori. In quel momento conteranno i numeri reali, non le formule: organici disponibili, bacino di utenza, presenza di altri professionisti sanitari, bisogni dei pazienti cronici e delle aree più scoperte.

Scadenza Pnrr e iter per l’entrata in vigore

L’ipotesi di accordo firmata oggi non è ancora il traguardo finale. Dovrà infatti seguire il suo iter procedurale prima dell’entrata in vigore, che l’intesa colloca entro il 30 giugno 2026, data indicata come limite per rispettare i tempi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il calendario non è secondario: le Case di Comunità sono uno degli assi della riorganizzazione dell’assistenza territoriale, e la presenza dei medici di famiglia dentro queste sedi è considerata un tassello operativo, non solo formale.

Il Pnrr, del resto, lega strutture, servizi e personale. Senza una regolazione chiara del lavoro dei medici di medicina generale, il rischio era quello di avere sedi aperte ma ancora incomplete sul piano dell’assistenza. Da qui l’accelerazione della trattativa nelle ultime ore. Secondo quanto filtra dagli ambienti negoziali, il nodo era trovare un punto d’equilibrio tra l’autonomia professionale dei medici e la necessità di garantire una presenza organizzata nelle strutture territoriali.

Le reazioni di Regioni e sindacati dopo la firma

Per le Regioni, la firma rappresenta un passaggio utile a dare continuità al progetto delle Case di Comunità, che dovrebbero alleggerire la pressione su pronto soccorso e ambulatori ospedalieri, oltre a offrire un riferimento più vicino ai cittadini. La linea è quella già indicata più volte negli ultimi mesi: portare sul territorio una quota maggiore di assistenza, coordinando medici di base, infermieri e servizi diagnostici di primo livello.

Dal lato sindacale, la sottoscrizione da parte di Fimmg e Fmt segnala che un’intesa è stata trovata, anche se il passaggio successivo sarà verificarne l’applicazione concreta. Quanto peseranno davvero le 6 ore settimanali nell’agenda dei medici, come verranno distribuite nelle diverse realtà locali, quali territori avranno più difficoltà a coprire i turni: sono domande ancora aperte. Per ora c’è la firma, arrivata in serata dopo un’accelerazione che pochi, fino al pomeriggio, davano per scontata. E c’è un dato politico e organizzativo: il cantiere della sanità territoriale prova ad andare avanti, con regole scritte nero su bianco.