Euro digitale, il Pe accelera: la commissione Economia approva il mandato

23 Giugno 2026 · hexalab

Persona in ufficio usa un’app “Digitaler Euro” sullo smartphone, con banconote e monete in euro sul tavolo

La commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo, la Econ, ha adottato il testo di compromesso sul regolamento per l’euro digitale, passaggio che prepara il mandato negoziale dell’Eurocamera per il confronto con il Consiglio Ue e rimette al centro un nodo politico rimasto aperto per mesi: come introdurre una forma digitale della moneta unica senza indebolire il contante, né comprimere le garanzie sulla privacy dei cittadini.

Via libera della commissione Econ all’euro digitale

Il voto in commissione Econ segna, di fatto, un avanzamento nel dossier sul regolamento dell’euro digitale, uno dei fascicoli più sensibili della legislatura europea sul terreno dei pagamenti e della sovranità monetaria. L’aspettativa, a Bruxelles, è che il testo approvato diventi la base del mandato negoziale del Parlamento europeo, anche perché durante il confronto tra i gruppi è maturata una convergenza politica giudicata sufficiente per affrontare la fase successiva.

Non è escluso, però, che il provvedimento venga comunque sottoposto al voto della Plenaria di luglio, passaggio che darebbe una legittimazione politica più ampia alla posizione dell’Aula. È un dettaglio solo in apparenza procedurale: su un tema come il digital euro, che tocca risparmi, abitudini di pagamento e rapporti tra cittadini, banche centrali e intermediari, ogni equilibrio parlamentare pesa.

Più tutele sulla privacy e controlli prima del lancio

Nel testo adottato, gli eurodeputati hanno scelto di rafforzare le garanzie sulla privacy rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea. Il punto, discusso a lungo, riguarda la possibilità di costruire uno strumento pubblico di pagamento digitale che sia utilizzabile in modo semplice, ma senza aprire la strada a forme invasive di tracciamento dei comportamenti di spesa.

Accanto alla privacy, il Parlamento chiede anche test pilota e una serie di verifiche di sicurezza informatica prima di un’eventuale emissione. È una linea prudente, quasi da “prima si prova, poi si decide”, che risponde alle perplessità emerse nei mesi scorsi sia tra alcuni gruppi politici sia tra operatori del settore. In sostanza, il messaggio è questo: nessun avvio senza controlli tecnici adeguati, nessuna partenza senza aver chiarito la tenuta del sistema contro possibili vulnerabilità o attacchi.

Il contante resta un punto fermo nel negoziato europeo

Uno dei passaggi più netti contenuti nel mandato riguarda il rapporto tra euro digitale e contante. Gli eurodeputati insistono sul fatto che la nuova forma di moneta dovrà affiancare il denaro contante, non sostituirlo. Una formula che a Bruxelles ritorna spesso, ma che in questa fase assume un valore politico preciso, perché prova a disinnescare il timore — diffuso ben oltre i gruppi euroscettici — di una graduale marginalizzazione delle banconote e delle monete.

Il tema non è solo simbolico. Per una parte dei cittadini europei il contante resta uno strumento quotidiano, immediato, percepito come più libero e più semplice da gestire, specie nelle aree con minore digitalizzazione o tra le fasce più anziane della popolazione. Per questo il Parlamento, almeno in questa fase, mette nero su bianco che il digital euro dovrà essere un’opzione in più. Non l’unica. E neppure quella destinata a cancellare le altre.

Ora il confronto con il Consiglio Ue e il nodo politico finale

Dopo il passaggio in commissione, la partita si sposta sul terreno delle trattative istituzionali con il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i governi nazionali. Sarà lì che il testo dovrà misurarsi con priorità spesso diverse: da una parte la spinta a modernizzare l’infrastruttura dei pagamenti europei, dall’altra la cautela di chi chiede di non alterare gli equilibri del sistema bancario e di non creare incertezze per utenti e imprese.

Molto dipenderà anche dall’eventuale voto nella Plenaria di luglio, che potrebbe rafforzare il profilo politico del mandato parlamentare. Per ora il segnale arrivato dalla commissione Econ è chiaro: il Parlamento non chiude la porta all’euro digitale, ma prova a disegnarne i confini con maggiore attenzione su privacy, sicurezza informatica e tutela del contante. È, in altre parole, un sì condizionato. E solo allora, nel negoziato con gli Stati membri, si capirà quanto spazio ci sia davvero per trasformare il progetto in una norma condivisa.