Ia e lavoro, la sfida della tecnologia alla democrazia

23 Giugno 2026 · hexalab

Tavola rotonda con pubblico su IA e futuro del lavoro, con schermi su dati, algoritmi e democrazia

Ernesto Maria Ruffini e Maurizio Landini hanno rilanciato il confronto su intelligenza artificiale e lavoro durante un dialogo pubblico tenuto il 23 giugno in Italia, con sullo sfondo i richiami dell’enciclica di Papa Leone XIV, sostenendo che la crescita del potere tecnologico pone una questione che tocca insieme democrazia, diritti sociali e organizzazione del lavoro. Il punto, hanno spiegato entrambi, è che la corsa dell’IA non riguarda più soltanto l’innovazione o la produttività: riguarda chi decide, con quali regole e con quali conseguenze per le persone che lavorano.

IA e democrazia, il nodo sollevato da Ruffini

Per Ernesto Maria Ruffini, promotore dei Comitati civici Più Uno ed ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, la questione è ormai politica prima ancora che tecnica. “La tecnologia ha lanciato una sfida alla democrazia”, ha detto, fissando il punto centrale del ragionamento: il problema non è l’uso degli strumenti digitali in sé, ma il fatto che il loro potere rischi di crescere più in fretta delle regole chiamate a contenerlo.

Ruffini ha insistito su un aspetto che, nel dibattito pubblico, spesso resta sullo sfondo. Secondo la sua lettura, ciò che distingue l’essere umano dall’intelligenza artificiale non è solo la capacità di elaborare informazioni, ma la possibilità di assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni. L’IA, ha osservato, “attraverso un calcolo elabora la soluzione più plausibile sulla base di un testo, ma non elabora le conseguenze”. E qui, solo allora, emerge il punto più delicato: “Stiamo dando troppe responsabilità a un qualcosa che non potrà percepire l’importanza delle conseguenze”.

Landini: “Il lavoro e la persona vanno rimessi al centro”

Nel confronto, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha richiamato più volte il testo dell’enciclica, considerandolo un riferimento utile per riportare il discorso pubblico su coordinate concrete. “L’enciclica ha la forza di rimettere al centro della discussione politica ed economica il lavoro e la persona”, ha spiegato, legando il tema tecnologico a una domanda più ampia su potere, redistribuzione e tutele.

Landini ha detto di essere stato colpito, in particolare, dal passaggio dedicato al “potere delle nuove tecnologie”. A suo giudizio siamo davanti a una concentrazione senza precedenti: “C’è un potere talmente grande e concentrato in mano a pochi”. Una frase netta, che si collega a un’altra immagine usata dal leader sindacale, forse la più efficace del suo intervento: i dati come “nuovo oro”. Dietro quella formula c’è l’idea che il controllo delle informazioni, dei comportamenti e perfino dei tempi di lavoro stia diventando il centro di nuovi equilibri economici. Eppure, ha lasciato intendere, la politica continua a rincorrere.

Controllo, piattaforme e rider: l’impatto dell’IA sul lavoro

Secondo Landini, gli effetti della trasformazione digitale sul mondo del lavoro non appartengono a un futuro lontano. Sono già visibili, ha detto, e il tratto più evidente è la loro invasività. “Abbiamo esempi molto concreti di controllo e sfruttamento del lavoro”, ha spiegato, citando il caso di chi opera sulle piattaforme digitali e, in particolare, dei rider, categoria diventata negli ultimi anni uno dei simboli del rapporto squilibrato tra innovazione, algoritmi e diritti.

Il riferimento è a un sistema in cui turni, tempi, compensi e priorità vengono spesso determinati da procedure automatizzate, con margini ridotti di negoziazione per il lavoratore. In questo quadro, l’algoritmo non è un semplice strumento organizzativo: diventa, nei fatti, un livello ulteriore di comando. Ed è proprio lì, in quella zona grigia tra tecnologia ed esercizio del potere, che il sindacato vede il rischio maggiore. Non solo la sostituzione di alcune mansioni, quindi, ma una ridefinizione dei rapporti di forza dentro il lavoro quotidiano.

La sfida per politica e forze sociali

Per Ruffini, nei prossimi anni la domanda a cui politica e forze sociali dovranno rispondere sarà una sola, molto concreta: “come salvare il lavoro” di fronte a un’evoluzione digitale che corre con tempi sempre più rapidi. Non è una formula astratta. Significa decidere se la diffusione dell’intelligenza artificiale produrrà nuova occupazione di qualità oppure accentuerà precarietà, dipendenza tecnologica e concentrazione del potere economico.

Il confronto con Landini si è mosso proprio su questo crinale, tenendo insieme l’innovazione e i suoi limiti. Da una parte, la spinta delle nuove tecnologie; dall’altra, la necessità di non ridurre la persona a un dato, a un punteggio, a una prestazione misurata in tempo reale. In base a quanto emerso nel dialogo, non c’è una contrapposizione ideologica all’IA, ma la richiesta di una cornice chiara: regole, trasparenza, responsabilità. Perché, ha lasciato intendere Ruffini, la vera differenza non la farà la macchina che calcola meglio, ma la comunità che saprà decidere come usarla.