A Scandicci, alle porte di Firenze, il gruppo svizzero Richemont ha inaugurato oggi la nuova ala della sede di Pelletteria Richemont Firenze, un ampliamento da oltre 10 milioni di euro pensato per rafforzare produzione, ricerca e sviluppo degli articoli in pelle destinati a cinque maison del gruppo: Cartier, Chloé, Dunhill, Montblanc e Serapian. Al taglio del nastro erano presenti le autorità locali e i vertici aziendali, in una mattinata segnata da un messaggio chiaro: consolidare in Toscana una filiera che il gruppo considera strategica, facendo leva sul know-how artigianale del territorio e su una struttura industriale più ampia, più attrezzata, più autonoma dal punto di vista energetico.
Richemont amplia il polo di Scandicci
Con la nuova configurazione, lo stabilimento di Pelletteria Richemont Firenze passa da 5mila a 12mila metri quadrati. È un salto netto, visibile già entrando: spazi separati per ciascuna delle cinque maison, aree operative più ordinate e, accanto, servizi condivisi che dovrebbero rendere più rapidi i passaggi fra progettazione, test e produzione. Non solo manifattura, dunque, ma una struttura che concentra nello stesso sito ideazione, design, modellazione, sviluppo e realizzazione dei prodotti.
Nel nuovo assetto trovano posto anche un centro di taglio avanzato, macchinari per i test fisici su materiali e prototipi e un reparto dedicato a ricerca e sviluppo. Solo allora, spiegano dall’azienda, si completa il disegno industriale: non un semplice aumento di superficie, ma un rafforzamento delle competenze interne in una delle aree simbolo del Made in Italy. Eppure il messaggio che arriva da Scandicci non è solo tecnico. È anche territoriale, perché il gruppo ha scelto di investire ancora qui, nella cintura fiorentina della pelle.
L’investimento da 10 milioni e la scommessa sul Made in Italy
A spiegare il senso dell’operazione è stato Domenico Oliveri, direttore industriale della divisione Fashion & Accessories di Richemont. “Questo significativo investimento in Pelletteria Richemont Firenze sottolinea la visione a lungo termine del gruppo, la nostra profonda ammirazione per le tradizioni artigianali locali e la nostra dedizione alla qualità che definisce ogni fase del nostro lavoro”, ha detto durante l’inaugurazione. Parole misurate, ma nette, davanti a rappresentanti istituzionali e tecnici di stabilimento.
Sulla stessa linea Cesare Landi, amministratore delegato di Pelletteria Richemont Firenze, che ha legato l’espansione alla vocazione del territorio. “La nostra scelta di espanderci qui è dettata dallo straordinario know-how e dall’eccellenza artigianale che rendono questo territorio un punto di riferimento globale per la manifattura Made in Italy”, ha spiegato. In quel momento, tra gli addetti e i fornitori invitati alla cerimonia, il riferimento alla Toscana non è sembrato di circostanza: la pelletteria di lusso, in questa parte della regione, continua a essere una leva industriale concreta, non una formula.
Occupazione in crescita e rete di fornitori toscani
Negli ultimi anni il sito di Scandicci è cresciuto anche sul fronte dell’occupazione. Gli addetti sono passati da 150 a 250, con la prospettiva di arrivare a 300 lavoratori nei prossimi mesi, secondo quanto riferito dall’azienda. Un incremento che accompagna l’ampliamento degli spazi e che dà la misura del ruolo sempre più centrale assegnato a questo polo all’interno della galassia Richemont.
C’è poi la filiera, tema spesso evocato e qui invece molto concreto. Pelletteria Richemont Firenze lavora con circa 100 fornitori italiani, in larga maggioranza attivi in Toscana, per un bacino che coinvolge oltre 2mila lavoratori specializzati. Numeri che aiutano a capire perché ogni investimento in quest’area venga osservato con attenzione da amministrazioni locali e distretti produttivi. Non riguarda solo un marchio o un singolo stabilimento: riguarda una rete di laboratori, terzisti, tecnici del taglio, modellisti, specialisti dei materiali.
Energia, sostenibilità e ruolo strategico del sito fiorentino
Nel progetto rientra anche un capitolo energetico. Sulla copertura dello stabilimento è stato installato un impianto fotovoltaico che, secondo i dati forniti dal gruppo, è in grado di coprire oltre il 50% del fabbisogno energetico del sito. Una quota rilevante, soprattutto in un comparto che utilizza macchinari, banchi prova e linee di lavorazione con consumi continui. La scelta, viene fatta notare dall’azienda, punta a rendere la sede più efficiente e meno esposta ai costi dell’energia.
L’ampliamento di Scandicci arriva in una fase in cui i grandi gruppi del lusso stanno ridefinendo la presenza industriale in Italia, cercando da un lato controllo diretto sulla produzione e dall’altro continuità qualitativa. In questo quadro, la sede fiorentina di Richemont si candida a essere un perno operativo per la pelletteria di alta gamma. Più spazio, più personale, più funzioni concentrate nello stesso luogo. Il messaggio, in fondo, è tutto qui: il gruppo svizzero investe sulla Toscana non solo per produrre di più, ma per presidiare più da vicino una competenza che considera difficile da replicare altrove.

