Crollo dei chip, Asia in rosso e Milano ultima in Europa

24 Giugno 2026 · hexalab

Operatori di Borsa davanti a schermi con grafici in rosso e calo dell’SPX, in un trading floor affollato

Le Borse europee hanno chiuso in forte calo oggi, 24 giugno, trascinate al ribasso dalle piazze asiatiche e dal nuovo scivolone del comparto tecnologico, con i titoli dei chip e dell’intelligenza artificiale finiti sotto pressione dopo le perdite viste a Wall Street nella seduta precedente: è questo, in sintesi ma senza scorciatoie, il quadro che ha accompagnato l’intera giornata finanziaria, da Tokyo a Milano, in un clima rimasto prudente fino al suono delle campane di chiusura.

Asia in rosso, Seul cede oltre il 9%

La prima scossa è arrivata nella notte dai mercati asiatici, dove il comparto hi tech ha concentrato le vendite più pesanti. Tokyo ha terminato gli scambi con un ribasso di circa tre punti percentuali, mentre Hong Kong ha perso l’1,8%, Shanghai l’1,4% e Shenzhen il 2,3%. Più contenuta, quasi isolata nel quadro generale, la flessione di Sydney, che ha lasciato sul terreno appena lo 0,3%.

A colpire gli operatori è stato soprattutto il tonfo di Seul: l’indice Kospi ha segnato una perdita di oltre il 9%, la più ampia tra le grandi piazze dell’area. A pesare, secondo l’andamento dei listini, sono state le vendite su gruppi come SK hynix e Samsung, nomi centrali nella filiera globale dei semiconduttori. Ed è stato proprio quel dato, osservato fin dalle prime ore del mattino dalle sale operative europee, a dare la misura della tensione. Non un semplice storno, insomma, ma una seduta in cui il mercato ha scaricato rischio con una certa rapidità.

Il settore chip trascina giù anche l’Europa

Quando in Europa sono partati gli scambi, i future segnalavano già un avvio debole, e la direzione non è cambiata. Le vendite sui listini del Vecchio continente hanno seguito la scia asiatica, con il comparto tecnologico, i produttori di chip e più in generale i titoli legati all’IA finiti subito sotto osservazione. Sullo sfondo restava il passaggio, ancora aperto, da Wall Street, dove il settore tech aveva già registrato perdite pesanti nella seduta precedente.

La dinamica è stata piuttosto lineare, anche se non uniforme: apertura in rosso, tentativi di recupero a metà giornata, poi nuova prudenza nelle ultime ore. Gli operatori hanno continuato a guardare ai future americani, rimasti deboli, come ha fatto notare anche qualche desk milanese in mattinata, spiegando che “il mercato, per ora, non trova un argine”. In quel momento il nodo era chiaro: capire se il calo dei grandi nomi del comparto chip fosse un episodio circoscritto oppure l’inizio di una correzione più larga sui titoli che negli ultimi mesi avevano corso di più.

Milano maglia nera, Londra limita i danni

Alla chiusura, le Borse europee hanno contenuto una parte delle perdite ma senza riuscire a cambiare il segno della giornata. Milano è stata la peggiore tra le principali piazze, con il Ftse Mib in flessione dell’1,46%. Francoforte ha ridotto il calo nel finale, chiudendo a -0,98%, mentre Parigi ha lasciato sul terreno lo 0,7% e Madrid lo 0,3%. Più resistente Londra, fermatasi appena sotto la parità a -0,09%.

Il dato europeo racconta una seduta nervosa ma non disordinata. In diversi momenti, soprattutto nel pomeriggio, si è vista una certa capacità di assorbire parte delle vendite, eppure il bilancio finale è rimasto negativo quasi ovunque. Milano, più esposta di altre a un clima di avversione al rischio generalizzato, ha sofferto di più; Londra, invece, ha retto meglio, almeno nei numeri di chiusura. Solo allora si è consolidata l’idea che l’Europa non avesse replicato fino in fondo il tonfo asiatico, pur restando inserita nello stesso movimento di fondo.

Attesa per Wall Street e timori sul comparto tecnologico

Ora l’attenzione si sposta di nuovo sugli Stati Uniti, perché l’avvio di Wall Street e l’andamento dei future americani restano il riferimento principale per capire se la pressione sul settore tech sia destinata a proseguire. Il mercato, da questo punto di vista, continua a ragionare soprattutto sui grandi nomi della filiera dei semiconduttori, che nelle ultime settimane avevano sostenuto una parte rilevante del rialzo globale. Quando quel motore rallenta, o si inceppa, l’effetto si trasmette in fretta da una piazza all’altra.

Secondo la lettura che circola tra gli operatori, in base ai movimenti osservati sui listini, la correzione non riguarda soltanto i singoli titoli ma un intero blocco di mercato: chip, intelligenza artificiale, crescita attesa e valutazioni molto tirate. Mancano, al momento, indicazioni più solide su un possibile rimbalzo tecnico; ci sono però segnali chiari sulla cautela degli investitori. E così la giornata si chiude con un messaggio piuttosto semplice, quasi ruvido: dopo mesi di corsa, il comparto che aveva guidato i mercati è tornato a essere il punto più fragile.