A Roma, agli Stati generali della lotta alla pirateria, la Fapav e Ipsos Doxa hanno presentato i dati del 2025 sulla pirateria audiovisiva in Italia: il fenomeno è in calo, ma continua a sottrarre 2,3 miliardi di euro al sistema Paese, con 902 milioni di Pil persi, 408 milioni di gettito fiscale mancato e circa 11.100 posti di lavoro svaniti o mai creati. Il quadro, diffuso mercoledì 24 giugno, racconta due movimenti insieme: da una parte la discesa degli utenti coinvolti, dall’altra un impatto economico che resta pesante, soprattutto sul fronte dello sport live.
Pirateria audiovisiva in calo, ma il danno resta alto
Nel 2025 il 37% degli italiani ha compiuto almeno un atto di pirateria audiovisiva, pari a circa 20 milioni di persone. Il dato, secondo l’indagine Fapav-Ipsos Doxa, scende del 4% rispetto al 2024 e del 7% sul 2023: tradotto, in due anni più di un milione di persone ha smesso di accedere a contenuti illegali. Un segnale c’è, dunque. Eppure il conto economico continua a essere largo, concreto, misurabile.
I contenuti più colpiti restano i film, indicati dal 28% dei casi rilevati; seguono serie e fiction al 23%, i programmi tv al 19% e lo sport in diretta al 14%. Per il presidente Fapav, Federico Bagnoli Rossi, le parole da cui ripartire sono “cooperazione, tecnologia, sicurezza”, tre assi che, ha spiegato, dovranno guidare la risposta nei prossimi mesi. Sullo sfondo resta la stessa questione: la pirateria non incide solo sui grandi operatori, ma su tutta la filiera, dai produttori ai tecnici, fino agli esercenti.
Giovani e sport live, i due segnali opposti
Il dato più incoraggiante arriva dai più giovani. Tra i ragazzi tra 10 e 14 anni, l’incidenza della pirateria si ferma al 37%, quello che gli autori della ricerca definiscono il minimo storico: era il 40% nel 2024 e il 45% nel 2023. È un calo graduale, non brusco, ma visibile. Secondo diversi interventi ascoltati a Roma, pesa anche una maggiore attenzione all’educazione alla legalità digitale, tema richiamato dal direttore generale cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, Giorgio Carlo Brugnoni.
Se sui giovani il quadro migliora, sullo sport live la tendenza è opposta. Le fruizioni illegali di eventi sportivi hanno toccato quota 13 milioni, in crescita dell’8% in un anno e del 14% rispetto al 2023; il danno economico stimato arriva a 419 milioni di euro, con un aumento del 47% in due anni. Per i film e le serie-fiction, invece, il danno diretto scende a 450 milioni. Resta poi il nodo del “pezzotto”: l’utilizzo è in calo, ma riguarda ancora il 22% degli utenti coinvolti, con oltre 3 milioni di abbonati attivi. “Per maggiore rapidità di intervento inizieremo ad assoldare hacker etici, nel rispetto del sistema e delle regole”, ha detto l’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo.
Legge antipirateria e Piracy Shield, i numeri dell’Agcom
L’indagine è stata anche l’occasione per fare un bilancio a due anni dalla legge antipirateria e dall’avvio di Piracy Shield, la piattaforma gestita da Agcom e attiva dal 1° febbraio 2024 per oscurare in modo automatizzato i siti di streaming illegale. Il 71% degli italiani sa che la norma esiste e il 62% la considera efficace. Quanto alla piattaforma, il 70% degli adulti la giudica utile; la quota sale al 77% proprio tra chi pirata contenuti di sport live, un dato che a Roma ha fatto discutere più di uno.
Il commissario Agcom, Massimo Capitanio, ha ricordato che i siti oscurati “hanno superato quota 100mila”, con un aumento di oltre un terzo. Il presidente dell’Autorità, Giacomo Lasorella, ha fornito altri numeri: il tasso di errore della piattaforma è dello 0,0057% e, dall’entrata in vigore, si sono registrate 122.481 segnalazioni; il 30% ha riguardato contenuti audiovisivi diversi da quelli sportivi. In quel passaggio si è inserito anche il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini: “Serve superare la logica delle multe perché le norme non sono veloci come la tecnologia”. Per Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, l’Italia è “all’avanguardia mondiale”, ma serve ora un aggiornamento tecnico delle regole.
Sanzioni, criminalità e campagne di sensibilizzazione
Tra chi ricorre alla pirateria, solo il 41% collega il fenomeno alla criminalità organizzata. Più percepiti, invece, i rischi pratici: il 71% teme virus e malware, il 33% il furto di dati personali, il 25% quello finanziario, mentre il 34% indica il timore di controlli da parte delle forze dell’ordine. “Vanno differenziate le sanzioni tra utenti e criminali”, ha spiegato il generale della Guardia di Finanza Marco Lainati. E Luigi Bovio, per la Polizia Postale, ha ammesso una cosa piuttosto netta: “L’utente teme più l’attacco al portafogli che la denuncia penale”.
Sul terreno della prevenzione, i richiami sono stati quasi unanimi. Luigi De Laurentiis, produttore Filmauro e presidente della Ssc Bari, ha detto che “bisogna arrivare alle persone in maniera diretta con campagne di sensibilizzazione”; Alessandro Usai, presidente Anica, ha osservato che difendere il diritto d’autore significa proteggere il futuro dell’audiovisivo. Agli Stati generali hanno partecipato, tra gli altri, anche rappresentanti di Sky Italia, Mediaset, Warner Bros. Discovery, Dazn Italia, Apa, Univideo e Cinetel. Segno che il fronte resta ampio. E che, nonostante il calo registrato nel 2025, la partita contro la pirateria digitale è tutt’altro che chiusa.

