Blog

  • Mogol atterra a Roma in elicottero dei Vigili del Fuoco, Piantedosi lo difende dalle polemiche

    Mogol atterra a Roma in elicottero dei Vigili del Fuoco, Piantedosi lo difende dalle polemiche

    Mogol atterra a Roma sull’elicottero dei Vigili del Fuoco: pioggia di polemiche

    Giulio Rapetti, meglio noto come Mogol, è arrivato a Roma la mattina del 27 febbraio 2026 a bordo di un elicottero dei Vigili del Fuoco. Era reduce dal premio alla carriera ricevuto al Festival di Sanremo. La scelta del velivolo, che ha portato Mogol e la moglie dalla Liguria alla Capitale per la festa del Corpo nazionale, ha scatenato un putiferio politico e sindacale. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha subito preso le difese del paroliere: “Un monumento nazionale”, l’ha definito. Ma l’Usb Vigili del Fuoco e diversi politici hanno gridato allo scandalo, parlando di “fatto gravissimo”.

    Da Sanremo a Roma: premio, festa e onorificenza

    Dopo la standing ovation all’Ariston, dove ha ricevuto il premio alla carriera e ascoltato l’inno dei Vigili del Fuoco da lui stesso scritto, Mogol è volato a Roma. Doveva partecipare alla prima festa in onore del Corpo. Il tutto si è svolto al Teatro Argentina, nel cuore della Capitale, davanti a istituzioni e autorità. In quell’occasione, Mogol è stato nominato vigile del fuoco ad honorem. “Il viaggio in elicottero è andato alla grande, i vigili del fuoco sono persone splendide, meravigliose e meritano il ringraziamento di tutti”, ha confidato ai giornalisti.

    Scoppia la bufera: “Elicottero usato come taxi”

    La notizia dell’elicottero dei Vigili del Fuoco messo a disposizione di Mogol ha fatto il giro del Paese e subito sono partite le reazioni. Il consigliere regionale ligure del Pd, Simone D’Angelo, non ha nascosto il suo stupore: “Leggere che l’elisoccorso per i cittadini liguri è stato usato come taxi speciale per un noto paroliere lascia sconcertati”, ha detto. D’Angelo ha chiesto spiegazioni al governatore Giovanni Toti e al Ministero dell’Interno, chiedendosi se il servizio per i cittadini sia stato messo in secondo piano.

    Anche il sindacato Usb Vigili del Fuoco è stato netto: “Un mezzo di soccorso, pagato con soldi pubblici e destinato a salvare vite, è stato impiegato per scopi che nulla hanno a che vedere con la missione del Corpo”, si legge in una nota. Il sindacato ha ricordato che ogni ora di volo costa cara in carburante, manutenzione e personale.

    Piantedosi risponde: “Solite polemiche”

    Non si è fatta attendere la replica del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Davanti ai cronisti, ha tirato dritto: “Siamo felicissimi di aver avuto Mogol con noi e lo ringraziamo per quanto ci ha dato. Il resto sono le solite polemiche. Parliamo di un grandissimo artista, un monumento nazionale che ha regalato la sua arte anche ai Vigili del Fuoco. Gli siamo profondamente grati”.

    Piantedosi ha ribadito che la presenza di Mogol è stato un riconoscimento per tutto il Corpo, ricordando il dono dell’inno ufficiale.

    Mogol taglia corto: “Viaggio perfetto, grazie ai pompieri”

    All’uscita dal Teatro Argentina, Mogol non si è lasciato trascinare nella polemica. “Viaggio ottimo, i pompieri sono splendidi”, ha ripetuto ai giornalisti, stringendo mani e sorridendo. Nessuna parola sulle critiche politiche o sindacali. Solo ringraziamenti per chi lo ha accompagnato da Sanremo a Roma.

    Polemica ancora calda

    La questione dell’elicottero dei Vigili del Fuoco usato per motivi non legati al soccorso continua a far discutere. Da una parte c’è chi parla di un tributo meritato a una figura chiave della musica italiana. Dall’altra chi teme che si apra un precedente pericoloso nell’uso delle risorse destinate alle emergenze. Al momento non risultano indagini ufficiali. Ma il caso, tra dichiarazioni e malumori, è tutt’altro che chiuso.

  • Vertice a Chigi: il governo si confronta con Gualtieri e Rocca sulle nuove sfide per Roma Capitale

    Vertice a Chigi: il governo si confronta con Gualtieri e Rocca sulle nuove sfide per Roma Capitale

    Scontro a Palazzo Chigi sul ddl Roma Capitale: faccia a faccia Governo, Gualtieri e Rocca

    Si è chiuso oggi, martedì 26 febbraio 2026, intorno alle 14.15, il vertice a Palazzo Chigi tra il Governo, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Quasi due ore di confronto serrato, iniziato poco dopo mezzogiorno, con un solo argomento in agenda: il disegno di legge su Roma Capitale, che dovrebbe arrivare in Aula nelle prossime settimane. Un appuntamento cruciale per la riforma della città, con l’obiettivo di dare più forza ai poteri amministrativi e finanziari della Capitale.

    Poteri speciali e soldi: il cuore della trattativa

    Stando a quanto filtra dai presenti, la discussione si è concentrata soprattutto su quali poteri speciali assegnare a Roma e su come trovare le risorse necessarie. Gualtieri, arrivato a Palazzo Chigi poco prima delle 12, è stato chiaro: “Servono strumenti veri per governare una città complessa come Roma”, ha detto, ricordando che la Capitale ha problemi e bisogni diversi rispetto agli altri comuni. Sulla stessa linea Rocca, che ha parlato di “un’occasione per rafforzare il ruolo di Roma anche sul piano internazionale”.

    Il Governo, rappresentato dal sottosegretario Alfredo Mantovano e dal ministro Roberto Calderoli, ha ascoltato le richieste di Comune e Regione. “C’è la volontà di arrivare a un testo condiviso”, fanno sapere da Palazzo Chigi. Ma restano ancora diversi punti delicati, soprattutto su come dividere le competenze tra Comune, Regione e Stato.

    Tempi stretti e prossime mosse

    Il disegno di legge su Roma Capitale dovrebbe arrivare in Parlamento entro metà marzo. Il Governo vuole accelerare, puntando all’approvazione definitiva prima dell’estate. “Roma ha bisogno di certezze e di tempi rapidi”, confida un collaboratore di Gualtieri all’uscita da Palazzo Chigi. Nel testo si parla di deleghe specifiche su urbanistica, trasporti e sicurezza, oltre a una parte dedicata ai fondi.

    Non sono mancati momenti di tensione. Soprattutto Rocca avrebbe insistito per avere più voce in capitolo su alcune decisioni strategiche. “Serve equilibrio tra le istituzioni”, avrebbe detto rivolgendosi ai rappresentanti del Governo.

    Prime reazioni: maggioranza divisa, clima acceso

    Intanto, a Montecitorio e Palazzo Madama già si registrano le prime reazioni. Il Partito Democratico si dice soddisfatto dell’apertura al dialogo. Più prudente il Movimento 5 Stelle, che chiede “trasparenza sui criteri di assegnazione delle risorse”. Fratelli d’Italia, tramite il capogruppo Tommaso Foti, avverte: “Attenzione a non creare doppioni e burocrazia inutile”.

    Il clima è teso ma nessuno si tira indietro. Nei corridoi di Palazzo Chigi si avverte una certa pressione: “Roma non può più aspettare, serve una svolta vera”, sintetizza un funzionario ministeriale che segue da vicino il dossier.

    Perché il ddl Roma Capitale è una partita centrale

    La questione di Roma Capitale torna regolarmente al centro del dibattito politico. Con quasi tre milioni di abitanti e il peso di sede delle principali istituzioni, Roma ha bisogno di una gestione diversa dagli altri capoluoghi. Il disegno di legge mira a superare la frammentazione attuale e a dare al Campidoglio strumenti più rapidi ed efficaci per affrontare problemi come traffico, rifiuti e sicurezza.

    Uno studio della Sapienza, citato dal Campidoglio, parla chiaro: senza poteri speciali, Roma avrebbe perso circa 1 miliardo di euro negli ultimi dieci anni, tra fondi europei sfumati e ritardi nei grandi progetti.

    La partita è aperta: attesa per la Commissione

    Il prossimo passo sarà l’audizione dei rappresentanti degli enti locali in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Solo allora si capirà se le richieste di oggi finiranno davvero nel testo finale. Per ora, sia Gualtieri che Rocca hanno lasciato Palazzo Chigi senza fermarsi dai cronisti. Segno che la trattativa è tutt’altro che chiusa.

    La sfida per Roma Capitale entra ora nel vivo. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi incontri tecnici tra Governo, Comune e Regione per limare gli ultimi dettagli. L’obiettivo resta quello di dare alla città regole nuove, all’altezza delle sue ambizioni e dei suoi problemi di ogni giorno.

  • Le leggendarie chitarre del rock all’asta da Christie’s

    Le leggendarie chitarre del rock all’asta da Christie’s

    La collezione di chitarre e strumenti storici appartenuta al miliardario americano Jim Irsay — già patron degli Indianapolis Colts — si prepara a cambiare volto. Gli eredi hanno deciso: tutto va all’asta da Christie’s a New York, dal 12 al 14 marzo 2026, con una sessione online dal 3 al 17 marzo. Un’eredità che, oltre a essere un tesoro per appassionati, è diventata anche una vera miniera d’oro per chi investe in cimeli e memorabilia.

    Manhattan si accende: la collezione Irsay va all’incanto

    Basta scorrere la lista dei nomi in catalogo per capire la portata dell’evento: tutti e quattro i Beatles, Bob Dylan, David Gilmour, Jerry Garcia, Kurt Cobain, Prince, Johnny Cash, Janis Joplin. E, dal mondo del jazz, mostri sacri come John Coltrane e Miles Davis. Christie’s ha messo in piedi quattro sessioni in sala e una parte digitale, con stime che in certi casi sfiorano — o superano — i milioni di dollari.

    Il tutto si svolge nel cuore di Manhattan, e non è un caso. In queste settimane, tra addetti ai lavori e collezionisti (spesso accompagnati da esperti), l’atmosfera è quella delle grandi occasioni: si aprono custodie, si controllano numeri di serie, si sussurrano domande. E si prende appunti. “Questi strumenti ormai hanno una vita propria”, ripetono in Christie’s. Qui il confine tra oggetto e reliquia si fa sottile.

    Cobain in vetrina: la Mustang di “Smells Like Teen Spirit” punta ai 5 milioni

    Tra i pezzi che attirano più sguardi c’è lei: la Fender Mustang mancina del 1969 che Kurt Cobain imbracciava nel celebre video di “Smells Like Teen Spirit”. Per questa chitarra, Christie’s spara una stima tra 2,5 e 5 milioni di dollari. Cifre che dicono molto: qui non si paga solo il materiale, né soltanto il suono. Si compra l’icona, il fotogramma, il simbolo di un’epoca.

    Gli operatori del settore lo confermano: la domanda è tenuta alta da vari fattori. Pochi pezzi certificati in circolazione, tanta nostalgia trasversale che muove nuovi capitali, soprattutto tra Millennials e Generation X, oggi più “liquidi” di qualche anno fa. Un mercante americano, durante una preview, la mette giù semplice: “Non cercano una chitarra qualsiasi. Vogliono quella”.

    Clapton, Harrison e Lennon: non solo Cobain

    La partita non si gioca solo sulle note di Cobain. In catalogo spuntano anche la Gibson SG del 1964 “The Fool” di Eric Clapton, che viaggia intorno al milione, e una Gibson SG appartenuta a George Harrison. Poi c’è la storia che fa la differenza: la Rickenbacker regalata da John Lennon a Ringo Starr nel 1968, nel pieno delle tensioni delle session di “The White Album”. Un gesto — si racconta — per spronare Ringo a scrivere più brani e ritrovare la calma in studio.

    Sono dettagli come questi che, in un’asta del genere, valgono quasi quanto i certificati. Fanno la differenza i passaggi di mano, le foto d’epoca, le date segnate a matita. Anche le storie di corridoio, magari poco precise, bastano a costruire quella narrazione che fa impennare desiderio — e prezzi.

    La “Black Strat” di Gilmour: leggenda da 4 milioni

    Ma la vera star dell’asta è la “Black Strat” di David Gilmour, una Fender Stratocaster che il chitarrista dei Pink Floyd ha venduto a Irsay nel 2019 per quasi 4 milioni di dollari. Da Christie’s la presentano come uno dei rarissimi strumenti capaci di “rubare la scena” al proprio padrone. E il pedigree qui non si discute.

    Comprata nel 1970 da Manny’s sulla 48ª strada a New York, la “Black Strat” è passata tra le mani di Gilmour in momenti cruciali: l’anfiteatro vuoto di Pompei nel 1971, e poi i grandi album dei Pink Floyd: “Dark Side of the Moon”, “Wish You Were Here”, “Animals”, “The Wall”. All’asta ci sarà anche la custodia originale delle tournée tra il 1979 e la metà degli anni Ottanta. Un dettaglio? Forse. Ma per i collezionisti è quasi un’impronta digitale.

    Chitarre “blue chip”: perché attirano investitori e appassionati

    Le chitarre “blue chip” — spiegano gli esperti — negli ultimi tempi hanno superato, come valore, molti altri oggetti da collezione. Il perché? Non c’è una sola ragione. Alla scarsità e alla nostalgia si aggiunge il fatto che tanti grandi del rock stanno, per forza di cose, avviandosi verso il tramonto della carriera. E il mercato già punta il binocolo su nuovi potenziali lotti “caldi”: Jimmy Page, Keith Richards, Bruce Springsteen.

    Su Springsteen, in particolare, da anni si rincorrono le voci attorno a quella Fender Esquire anni Cinquanta con corpo Telecaster. È la chitarra che campeggia sulla copertina di “Born to Run” e anche su “Wrecking Ball”. Non è mai finita sul mercato, ma — assicurano alcuni — “prima o poi qualcuno busserà alla porta giusta”. Intanto, a New York, le porte di Christie’s sono spalancate. E la storia, una chitarra alla volta, cambia proprietario.

  • Teheran vicina a un accordo storico: attesa una bozza entro pochi giorni

    Teheran vicina a un accordo storico: attesa una bozza entro pochi giorni

    Teheran: accordo con gli Stati Uniti in arrivo entro 72 ore

    Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha annunciato oggi, 20 febbraio 2026, che una bozza di accordo tra Iran e Stati Uniti sarà pronta “entro due o tre giorni”. Prima di finire sul tavolo americano, il testo dovrà però ottenere il via libera dei vertici iraniani. Solo dopo passerà nelle mani di Steve Witkoff, rappresentante di Washington. L’annuncio è arrivato in diretta sul programma Morning Joe della Msnbc, mentre la diplomazia internazionale tiene il fiato sospeso, attenta a ogni mossa in arrivo dal Medio Oriente.

    Dopo mesi di stallo, spiragli per un’intesa

    Araghchi ha spiegato che questa bozza di accordo è il risultato di settimane di trattative a porte chiuse tra le delegazioni dei due Paesi. “Adesso il prossimo passo è presentare la bozza agli americani”, ha detto il ministro, lasciando intendere che ormai si è agli sgoccioli. Toccherà però ai capi di Teheran dare l’ok definitivo, poi il testo volerà a Washington.

    Fonti diplomatiche, vicine ai negoziati, parlano di un clima più disteso rispetto ai mesi scorsi. I dettagli, però, restano top secret. La scadenza indicata da Araghchi – due o tre giorni – sorprende: tempi così rapidi non si vedono spesso in trattative di questo livello. Segno che, forse, i problemi più grossi sono già stati superati.

    Nucleare e sanzioni, i nodi ancora da sciogliere

    Al centro delle discussioni ci sono due questioni che da anni dividono le parti: il programma nucleare iraniano e le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. Araghchi ha precisato che “gli Usa non ci hanno chiesto l’arricchimento zero”, lasciando intendere che su questo punto – il più delicato – potrebbe esserci margine per un compromesso.

    Negli ultimi giorni, da Washington erano arrivate richieste di “garanzie verificabili” sugli impegni iraniani. Per Teheran, invece, la priorità resta togliere, almeno in parte, le sanzioni che hanno messo in ginocchio l’economia del Paese. “Serve un equilibrio tra sicurezza e sviluppo”, ha spiegato un diplomatico iraniano, sentito al telefono nel tardo pomeriggio.

    Reazioni tiepide ma attente dalle capitali internazionali

    La notizia della possibile bozza di accordo ha subito fatto il giro delle principali capitali europee, dove si guarda con attenzione a ogni sviluppo. L’Unione Europea, con una nota del portavoce per gli Affari Esteri, ha ribadito che “la soluzione alla questione del nucleare iraniano deve essere diplomatica”. A Bruxelles si segue la vicenda col fiato sospeso, consapevoli che un’intesa potrebbe spostare gli equilibri in tutta la regione.

    A Washington, invece, bocche cucite. Nessun commento ufficiale dalla Casa Bianca. Da fonti vicine al Dipartimento di Stato filtra solo che, prima di qualsiasi valutazione pubblica, si aspetta di ricevere il testo ufficiale. Anche Steve Witkoff, il referente americano, per ora preferisce il silenzio.

    I prossimi giorni saranno decisivi

    Se i tempi annunciati da Araghchi verranno rispettati, già nel fine settimana potrebbero arrivare i primi dettagli concreti sull’accordo Iran-USA. Restano però diversi punti interrogativi: dal peso reale delle concessioni reciproche, fino alla reazione dei falchi sia a Teheran sia a Washington. In passato, proprio le pressioni interne avevano spesso frenato o addirittura fatto saltare trattative simili.

    Per adesso la diplomazia accelera. “Siamo consapevoli delle difficoltà, ma anche delle opportunità”, ha confidato un funzionario iraniano incontrato nei corridoi del Ministero degli Esteri poco dopo la notizia. Nei prossimi giorni si capirà se questa bozza segnerà davvero una svolta storica o rimarrà solo l’ennesimo tentativo in una vicenda che va avanti da decenni.

  • Usa avvertono l’Ue: ‘Attenzione al Buy European sulle armi o ci saranno conseguenze’

    Usa avvertono l’Ue: ‘Attenzione al Buy European sulle armi o ci saranno conseguenze’

    Bruxelles, 20 febbraio 2026 – Gli Stati Uniti hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Unione Europea: se Bruxelles decidesse di introdurre clausole vincolanti “Buy European” nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, prevista per l’estate, potrebbero arrivare ritorsioni commerciali. La posizione americana, espressa in modo deciso dal Dipartimento della Difesa in un documento inviato alla Commissione Ue, segna un nuovo punto di tensione nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico su un tema cruciale come la sicurezza.

    Washington avverte Bruxelles sulle regole degli appalti

    Il messaggio, arrivato nelle ultime ore al termine della consultazione pubblica avviata da Bruxelles, non lascia margini di interpretazione. “Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica che limiti la capacità delle aziende Usa di accedere al mercato europeo”, si legge nel testo inviato dal Pentagono. Una posizione che, secondo fonti diplomatiche europee, era attesa, ma non con toni così espliciti.

    La revisione delle norme sugli appalti per la difesa è uno dei dossier più delicati sul tavolo della Commissione guidata da Ursula von der Leyen. L’intento dichiarato di molti governi europei – con Francia e Italia in prima fila – è quello di rafforzare l’industria europea, specialmente alla luce delle attuali tensioni geopolitiche e della necessità di una maggiore autonomia strategica. Tuttavia, l’idea di introdurre clausole “Buy European” – che favorirebbero le imprese Ue nelle gare pubbliche – ha subito suscitato preoccupazioni a Washington.

    Il rischio di una guerra commerciale sulla difesa

    Secondo il Dipartimento della Difesa americano, un approccio protezionista sarebbe “sbagliato” e potrebbe scatenare una spirale di ritorsioni. In particolare, gli Stati Uniti minacciano di rivedere le deroghe previste dal loro “Buy American Act”, la legge che già impone restrizioni all’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici federali. Se Bruxelles decidesse di chiudere le porte alle aziende americane, Washington potrebbe fare lo stesso, limitando ulteriormente l’accesso ai gruppi europei.

    Potremmo essere costretti a limitare l’accesso agevolato delle aziende Ue ad alcune gare”, afferma il documento. Una prospettiva che preoccupa non solo i grandi gruppi industriali – da Leonardo a Airbus – ma anche diversi governi europei, consapevoli della forte interdipendenza tra Europa e Stati Uniti nel settore della difesa.

    Le reazioni in Europa e il calendario della riforma

    A Bruxelles, la questione divide. Da una parte, c’è chi – come il commissario al Mercato interno Thierry Breton – spinge per una maggiore autonomia industriale europea, anche attraverso regole più severe. Dall’altra, alcuni Stati membri temono che una posizione troppo rigida possa danneggiare le relazioni con gli Stati Uniti, partner chiave nella Nato e fornitori di tecnologie strategiche.

    Secondo fonti della Commissione, la consultazione pubblica si è chiusa la scorsa settimana e ora si passerà alla fase tecnica di analisi delle proposte. L’obiettivo è presentare una bozza di riforma entro giugno, con l’adozione definitiva prevista prima della pausa estiva. “Stiamo valutando tutte le opzioni, ma il dialogo con Washington resta aperto”, ha spiegato un funzionario europeo vicino al dossier.

    Un equilibrio difficile tra autonomia e alleanze

    Il nodo resta quello di sempre: come conciliare la spinta verso una maggiore autonomia strategica europea con la necessità di mantenere rapporti solidi con gli alleati americani. Negli ultimi mesi, questo tema è stato al centro di diversi incontri bilaterali e multilaterali, senza però trovare una sintesi condivisa.

    Non possiamo permetterci una guerra commerciale sulla difesa proprio ora”, ha confidato un diplomatico italiano a margine di una riunione a Bruxelles. Eppure, la pressione politica interna – soprattutto in Francia e Germania – spinge per misure più incisive a tutela dell’industria europea.

    Il prossimo passaggio sarà decisivo. Nei palazzi dell’Ue si lavora a una mediazione che eviti lo scontro diretto con Washington, ma non rinunci a rafforzare l’industria continentale. Una partita delicata, che rischia di ridefinire gli equilibri tra Europa e Stati Uniti proprio mentre lo scenario internazionale impone nuove scelte in materia di sicurezza e cooperazione.

  • Borsa europea in calo: Parigi e Londra segnano perdite significative

    Borsa europea in calo: Parigi e Londra segnano perdite significative

    Milano, 3 febbraio 2026 – Le borse europee partono male la settimana, tutte in calo nelle prime ore di contrattazione. Alle 9 di stamattina, Parigi ha segnato un -0,51%, scendendo a 8.084 punti. Anche Londra ha perso terreno, cedendo lo 0,58% e fermandosi a 10.163. Francoforte e Madrid non sono da meno, con ribassi rispettivamente dello 0,6% (24.392 punti) e dello 0,59% (17.775 punti). Un avvio che mette in chiaro le incertezze degli investitori in questa prima settimana di febbraio.

    Mercati europei in calo: i numeri dell’apertura

    L’atmosfera sui mercati finanziari europei è stata subito di prudenza. Gli operatori si muovono con cautela, in attesa di alcuni dati economici importanti che arriveranno nei prossimi giorni. Tutti gli occhi sono puntati sulle mosse della Banca Centrale Europea e sulle nuove previsioni di crescita per l’area euro. “Il mercato sta giocando sul sicuro, aspettando segnali più chiari dalla politica monetaria,” ha detto un analista di una grande banca milanese, contattato poco dopo l’apertura.

    Cosa pesa sui mercati: incertezze e tensioni

    Dietro al calo delle borse europee ci sono anche le tensioni geopolitiche che continuano a spaventare gli investitori. Le preoccupazioni per la situazione in Medio Oriente e l’incertezza legata alle elezioni americane di novembre tengono alta la volatilità. “Tutti guardano con attenzione ai dati sull’inflazione e alle mosse dei tassi,” spiega un trader della City di Londra. Anche le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime hanno dato il loro contributo a questo avvio debole.

    Come sono partite le principali piazze: Parigi, Londra, Francoforte, Madrid

    Nel dettaglio, la Borsa di Parigi ha aperto a 8.084 punti, in calo dello 0,51%. A Londra, il FTSE 100 ha perso lo 0,58%, fermandosi a 10.163 punti. Francoforte ha visto il DAX scendere dello 0,6% a 24.392 punti, mentre Madrid ha chiuso la prima ora di scambi a 17.775, in calo dello 0,59%. Un quadro abbastanza uniforme che racconta una mattinata difficile per i mercati europei.

    Che cosa aspettarsi nei prossimi giorni: dati e decisioni BCE

    Gli investitori stanno aspettando i dati sull’inflazione dell’area euro e le nuove indicazioni della BCE sui tassi d’interesse. Secondo gli addetti ai lavori, la settimana potrebbe essere molto movimentata, soprattutto se i dati o le parole dei membri della banca centrale dovessero sorprendere. “Non prevediamo grandi scossoni finché non usciranno i dati sull’inflazione,” dice un gestore di fondi parigino.

    Piazza Affari segue la scia: cosa succede in Italia

    Anche Piazza Affari risente del clima negativo che si respira altrove in Europa. L’indice FTSE MIB ha aperto in calo, seguendo il trend delle principali piazze. Gli esperti ricordano che il mercato italiano è molto sensibile a quello che succede a livello internazionale e alle decisioni della BCE. “L’Italia resta esposta alle oscillazioni globali,” sottolinea un economista di Roma, avvertendo che la volatilità potrebbe durare ancora per qualche giorno.

    In attesa di segnali chiari: prudenza sui mercati

    Insomma, la giornata si apre con prudenza sulle borse europee, tutti i principali indici in rosso nelle prime ore. Gli operatori preferiscono restare alla finestra, aspettando nuovi dati e indicazioni dalla politica monetaria europea. Sarà solo nei prossimi giorni che si capirà se questo trend negativo continuerà o se i mercati del Vecchio Continente troveranno qualche segnale di ripresa.

  • Giuli sigla un accordo cinematografico storico tra Italia e Cina a Pechino

    Giuli sigla un accordo cinematografico storico tra Italia e Cina a Pechino

    Pechino, 3 febbraio 2026 – Italia e Cina hanno firmato oggi un nuovo Accordo di coproduzione cinematografica, un’intesa che punta a rilanciare la collaborazione tra i due Paesi nel mondo del cinema e a far tornare il cinema italiano protagonista in Asia. La firma è avvenuta nella capitale cinese, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e del presidente di China Media Group, Shen Haixiong, che guida per Pechino le politiche legate a cinema e audiovisivo. Giuli ha parlato di un “nuovo impulso all’internazionalizzazione dell’industria cinematografica italiana”.

    Un salto di qualità tra Italia e Cina

    Il nuovo Accordo di coproduzione cinematografica arriva dopo la scadenza, nel 2021, del precedente patto tra i due Paesi. Da allora, anche se le relazioni culturali non si sono mai interrotte, l’assenza di un’intesa aggiornata aveva rallentato la realizzazione di progetti comuni. “Il cinema è un linguaggio che va oltre le parole”, ha detto Giuli dopo la firma. “Le coproduzioni internazionali, con incentivi chiari, sono un modo concreto per unire i popoli e far crescere il settore”.

    La cerimonia si è svolta nella sede centrale di China Media Group, nel distretto di Chaoyang, a pochi passi dal centro amministrativo di Pechino. Erano presenti anche funzionari del Ministero della Cultura italiano e i rappresentanti delle principali case di produzione cinesi. L’accordo apre la strada a produttori italiani e cinesi per accedere a fondi e incentivi nei rispettivi Paesi, facilitando così la realizzazione di film, documentari e serie tv insieme.

    Nuove opportunità per il cinema italiano

    Per la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, questa firma segna “un passo avanti nella collaborazione tra Italia e Cina”, un percorso che in questi anni ha visto crescere l’interesse del pubblico cinese verso il cinema italiano. Progetti come ‘Italy-Country in Focus’ nei principali festival cinesi e il programma ‘Italian Screens’ hanno aiutato a portare l’attenzione di critici e spettatori asiatici sulle nostre produzioni.

    “Abbiamo lavorato molto per costruire una relazione solida tra le nostre istituzioni e le industrie cinematografiche”, ha detto Borgonzoni. “Ora vediamo i risultati: nuove occasioni di lavoro per i nostri professionisti e una vetrina importante per il talento italiano nel mondo”.

    Cinema, cultura e scambi sul grande schermo

    L’incontro tra Giuli e Haixiong non ha riguardato solo la produzione di film, ma anche la distribuzione nei rispettivi mercati e la promozione del patrimonio culturale italiano sui media cinesi. Tra i temi sul tavolo, la realizzazione di documentari sulle città italiane e cinesi gemellate, che ospitano Siti Unesco. Un modo per rafforzare i legami culturali tra i due Paesi attraverso il cinema.

    Secondo una nota del Ministero della Cultura italiano, l’accordo si inserisce in una strategia più ampia per promuovere il cinema italiano all’estero. La Cina è oggi uno dei mercati più vivaci al mondo: nel 2025, secondo l’UNESCO, ha prodotto oltre 1.200 lungometraggi, con incassi in continua crescita.

    Il settore guarda con speranza

    Tra i produttori italiani presenti a Pechino si respira un cauto ottimismo. “Questa è un’opportunità concreta per riprendere a lavorare con partner cinesi dopo anni difficili”, ha detto Marco Risi, regista e produttore romano. “Il pubblico cinese è curioso e attento alle storie europee, ma serve una strategia chiara per la distribuzione”.

    Dall’altra parte, arrivano segnali positivi. “L’Italia ha una tradizione cinematografica di grande valore riconosciuta in tutto il mondo”, ha sottolineato Shen Haixiong durante la cerimonia. “Siamo pronti a mettere insieme risorse e competenze per creare opere che parlino a entrambe le culture”.

    Prossimi passi e prospettive

    La visita del ministro Giuli a Pechino continuerà nei prossimi giorni con incontri istituzionali e tavoli di lavoro dedicati alle nuove coproduzioni. L’obiettivo è lanciare almeno tre progetti congiunti tra società italiane e cinesi già entro il 2026.

    Solo allora si potrà capire davvero l’impatto dell’accordo sul settore. Per ora, la firma segna il ritorno dell’Italia sulla scena asiatica. Una scommessa sulla creatività e il dialogo tra culture, che parte da un gesto concreto come quello di oggi.

  • Scomparso con i genitori: la corsa contro il tempo per salvare un bambino in pericolo

    Scomparso con i genitori: la corsa contro il tempo per salvare un bambino in pericolo

    Varese, 3 febbraio 2026 – Un bimbo di otto anni, con una grave cardiopatia e bisognoso di farmaci salvavita, è sparito insieme ai genitori dalla provincia di Varese alla fine del 2025. L’allarme è scattato solo in queste ore, grazie all’avvocata Veronica Ligorio, nominata curatrice speciale dal tribunale dei Minori di Milano per difendere gli interessi del piccolo. Secondo la legale, senza la terapia prescritta dai medici dell’ospedale Del Ponte, il bimbo rischia davvero la vita.

    Cardiopatia e farmaci: la situazione delicata

    Il bambino, appena otto anni, era seguito da mesi nel reparto di cardiologia pediatrica dell’ospedale Del Ponte di Varese. I medici avevano stabilito che doveva prendere costantemente un farmaco salvavita. Senza, le sue condizioni rischiano di peggiorare in fretta, spiegano fonti sanitarie. “Serve urgentemente quel farmaco, come hanno detto i medici”, ha ribadito Ligorio all’Ansa. Nei mesi prima della scomparsa, il piccolo era già stato ricoverato più volte, segno di una situazione fragile e sotto stretto controllo.

    Maltrattamenti e indagini: un quadro inquietante

    La storia si complica perché, durante i colloqui in ospedale, il bambino aveva raccontato di subire maltrattamenti dal padre biologico. È un dettaglio emerso dagli operatori sanitari. Il padre, che non ha mai riconosciuto ufficialmente il figlio, viveva in modo irregolare con la madre e il bambino. Dopo le segnalazioni dei medici, l’ospedale Del Ponte ha allertato la procura di Busto Arsizio, coinvolgendo anche i servizi sociali e il tribunale dei Minorenni di Milano. “La situazione era già monitorata”, dicono fonti vicine all’inchiesta.

    La scomparsa e la ricerca senza sosta

    Il 29 dicembre scorso, madre e figlio non si sono presentati all’appuntamento per la somministrazione del farmaco salvavita. Da quel momento, nessuno ha avuto più notizie della famiglia. I carabinieri di Busto Arsizio hanno subito avviato le ricerche, allargando i controlli anche fuori provincia. Il tribunale dei Minori ha emesso un’ordinanza urgente per ritrovare madre e bambino. “Trovare loro è fondamentale per salvare il bimbo”, ha sottolineato ancora Ligorio.

    Il nodo dell’espatrio: un’incognita da sciogliere

    Secondo la curatrice speciale, la madre era sotto un regime di responsabilità genitoriale limitata, ma senza divieto di espatrio. Questo complica le indagini. “Si sospetta che la famiglia possa essere tornata nel loro paese d’origine”, ha detto Ligorio. I carabinieri stanno battendo tutte le piste, anche quella di un possibile spostamento all’estero non autorizzato. Al momento, però, nessuna conferma ufficiale.

    Appello urgente: chi sa parli

    Le forze dell’ordine chiedono a chiunque abbia informazioni di mettersi in contatto con i carabinieri di Busto Arsizio o con la procura minorile di Milano. La priorità rimane la salute del bambino: “Ogni ora senza terapia aumenta il rischio”, avvertono fonti sanitarie. Nel paese, tra i vicini della famiglia, la preoccupazione cresce. “Non li vedevamo spesso, ma il bambino sembrava fragile”, racconta una residente di Gallarate.

    Una comunità sotto shock

    Questa vicenda ha scosso profondamente la zona. Le ricerche si sono concentrate tra Varese, Busto Arsizio e i comuni vicini. Finora, però, nessuna traccia concreta. Gli inquirenti non escludono niente: fuga volontaria, aiuti esterni o un allontanamento improvviso per paura delle conseguenze dopo le denunce di maltrattamenti.

    Nel frattempo, resta l’emergenza sanitaria: il bambino deve tornare al più presto alla terapia salvavita. “È una corsa contro il tempo”, ammettono gli investigatori. Ma per ora, tutto tace.

  • Caccia al bimbo scomparso: i genitori e l’urgenza dei farmaci salvavita

    Caccia al bimbo scomparso: i genitori e l’urgenza dei farmaci salvavita

    Varese, 3 febbraio 2026 – Un bambino di otto anni, gravemente malato di cuore e bisognoso di farmaci salvavita, è sparito insieme ai genitori dalla provincia di Varese alla fine del 2025. L’allarme è scattato grazie all’avvocata Veronica Ligorio, nominata curatrice speciale dal tribunale dei Minori di Milano, che ha sottolineato l’urgenza di far riprendere subito la terapia interrotta. Le ricerche sono ancora in corso, mentre cresce la preoccupazione per la salute del piccolo e il suo destino.

    Bambino scomparso, i medici suonano il campanello d’allarme

    Dalle prime ricostruzioni, il bambino era seguito dai medici dell’ospedale Del Ponte di Varese, dove aveva passato diversi periodi di cura nei mesi prima della scomparsa. Il 29 dicembre scorso, la madre e il bambino non si sono presentati all’appuntamento per la somministrazione del farmaco indispensabile contro la sua malattia cardiaca. Da quel giorno, nessuna traccia.

    “Il bambino ha bisogno urgente di quel farmaco, come hanno confermato i medici”, spiega l’avvocata Ligorio. “È fondamentale che ricominci la terapia il prima possibile”.

    I medici dell’ospedale confermano: senza i medicinali, la situazione può diventare pericolosa in fretta. “Ogni ora che passa peggiora il rischio per la sua vita”, racconta uno dei medici.

    Maltrattamenti denunciati, scatta l’allarme delle autorità

    Durante alcune visite in ospedale, il bambino aveva raccontato agli specialisti di aver subito violenze dal padre biologico. Una segnalazione che ha subito coinvolto la procura di Busto Arsizio. Da lì, sono entrati in gioco i servizi sociali e il tribunale per i Minorenni di Milano.

    Le indagini hanno rivelato che il padre non ha mai riconosciuto ufficialmente il bambino e che la convivenza con la madre e il figlio è stata a tratti discontinua. Un quadro familiare complicato, con tensioni e segnalazioni alle spalle. “Abbiamo raccolto elementi preoccupanti”, conferma una fonte vicina all’inchiesta. Ma è stata la mancata presentazione all’ospedale a far scattare l’allarme vero e proprio.

    Indagini a tutto campo, si teme un allontanamento all’estero

    Il tribunale ha emesso un ordine urgente per ritrovare madre e figlio. I carabinieri di Busto Arsizio lavorano senza sosta: controllano telefoni, movimenti bancari, contatti. Si teme che la famiglia possa aver lasciato l’Italia per tornare nel paese d’origine.

    Una pista che trova conferma anche nelle condizioni legali della madre: “La responsabilità genitoriale era limitata – spiega l’avvocata Ligorio – ma non c’era divieto di espatrio”.

    Le forze dell’ordine collaborano con le autorità consolari e con le polizie straniere. Nessuna pista viene scartata. “Stiamo seguendo ogni segnalazione”, dice un investigatore. Intanto, cresce l’ansia tra i medici: “Non sappiamo dove sia il bambino, né se stia assumendo i farmaci”, ammette una dottoressa.

    L’appello disperato della curatrice speciale

    Trovare madre e figlio è questione di vita o di morte per il bambino”, ribadisce l’avvocata Ligorio, che in queste ore coordina la comunicazione tra tribunale, servizi sociali e ospedale. La priorità resta la salute del piccolo: senza la terapia, le sue condizioni possono peggiorare molto in fretta.

    Nel frattempo, la comunità di Varese segue con ansia la vicenda. Davanti all’ospedale Del Ponte, alcuni conoscenti della famiglia si fermano a parlare, preoccupati. “Speriamo solo che lo riportino qui”, dice una vicina di casa della madre.

    Le ricerche non si fermano. Ogni dettaglio può fare la differenza per riportare il bambino a casa e garantirgli le cure di cui ha disperatamente bisogno.