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  • Daniela Santanchè si dimette: la rinuncia che scuote la politica italiana

    Daniela Santanchè si dimette: la rinuncia che scuote la politica italiana

    Roma, 26 marzo 2026 – Daniela Santanchè ha comunicato le sue dimissioni da ministra del Turismo ieri sera, chiudendo una giornata carica di tensioni e confronti all’interno della maggioranza. La decisione giunge in seguito alla richiesta esplicita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sollecitato un passo indietro “per sensibilità istituzionale”, dopo le polemiche legate al referendum e alle inchieste che hanno coinvolto la ministra. “Obbedisco”, ha scritto Santanchè nella lettera indirizzata a Palazzo Chigi, citando Garibaldi, ma non senza aggiungere: “Pago anche per gli altri”.

    Un giorno di tensione culminato nelle dimissioni

    La giornata di ieri è iniziata tra i corridoi di Montecitorio e si è conclusa con la lettera di dimissioni, in un clima di attesa e nervosismo palpabile. Solo in serata, dopo ore di consultazioni e pressioni, Santanchè ha deciso di lasciare l’incarico. Nel testo inviato a Meloni, ha messo in chiaro che il suo “certificato penale è immacolato” e che la scelta non è stata dettata solo dalla richiesta della premier, ma anche per evitare di diventare “il capro espiatorio di una sconfitta”, riferendosi al risultato del referendum.

    Secondo fonti parlamentari, la decisione è stata presa anche per prevenire una mozione di sfiducia già programmata per lunedì alla Camera. Un voto che avrebbe potuto mettere in difficoltà una maggioranza già provata da divisioni interne e pressioni dell’opposizione.

    Sostegno e ringraziamenti dalla maggioranza

    Messaggi di sostegno sono arrivati dai vertici di Fratelli d’Italia. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso “vicinanza per il senso di responsabilità dimostrato”, sottolineando come la ministra abbia voluto “eliminare ogni tensione nell’interesse del partito e del centrodestra”. La Russa ha ricordato che la situazione giudiziaria di Santanchè “è priva di condanne e di un semplice rinvio a giudizio nella vicenda ‘cassa integrazione’”.

    Anche il capogruppo FdI al Senato, Lucio Malan, ha definito il gesto “un atto di grande responsabilità”, ringraziando Santanchè per il suo impegno nel rilanciare il turismo italiano. Tra i deputati meloniani, si percepisce un misto di sollievo e amarezza: “Era l’unica strada possibile”, confida un parlamentare vicino alla premier.

    Le opposizioni: “Dimissioni tardive”

    Dall’altra parte, le opposizioni hanno accolto le dimissioni con un applauso in Aula, ma non hanno risparmiato critiche. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha commentato: “Ci sono voluti tre anni e 14 milioni di cittadini che hanno votato no al referendum per far dimettere una ministra responsabile di una truffa Covid ai danni dello Stato”. Anche la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, ha sottolineato: “Ci sono voluti 14 milioni di no per chiudere questa pessima pagina”.

    Da Italia Viva si parla di “evidente stato di implosione del governo”, mentre Riccardo Magi di Più Europa ironizza: “Da Open to Meraviglia a Open to dimissioni, finalmente”. In Aula, le opposizioni hanno chiesto a Meloni di riferire sulla crisi politica post-referendum e hanno presentato una mozione di sfiducia contro Santanchè.

    Il clima in Parlamento e altre dimissioni

    La giornata è trascorsa tra capannelli e voci su possibili nuove mozioni. Secondo quanto trapelato da ambienti della maggioranza, si era valutata anche l’ipotesi, poi scartata, di una mozione di sfiducia presentata dagli stessi alleati per evitare spaccature pubbliche. Alla fine, la scelta della ministra ha evitato un voto potenzialmente divisivo.

    Nel frattempo, altre dimissioni hanno segnato la giornata politica: la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, coinvolta nell’affaire Delmastro, ha lasciato l’incarico ammettendo una “grave leggerezza”. Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è sotto pressione, chiamato a rispondere in Aula alle richieste delle opposizioni.

    Uno scenario politico in continua evoluzione

    A due giorni dal referendum, lo scontro politico resta acceso. La segretaria del Pd, Elly Schlein, parla apertamente di una “crisi profonda” del governo e si dice pronta alle elezioni politiche “in qualunque momento”. Nel frattempo, il centrodestra cerca di ricompattarsi dopo una giornata che ha evidenziato tensioni latenti.

    Resta ora da capire quale sarà il futuro del governo e chi prenderà il posto lasciato da Santanchè al ministero del Turismo. Una cosa è certa: la crisi aperta dalle sue dimissioni segna un nuovo capitolo nella legislatura guidata da Giorgia Meloni.

  • Wall Street parte in rosso: pesano vendite su Dow Jones e Nasdaq

    Wall Street parte in rosso: pesano vendite su Dow Jones e Nasdaq

    Wall Street, lunedì 24 marzo 2026, ha iniziato la giornata col piede sbagliato. Il Dow Jones ha perso lo 0,79% e si è fermato a 45.823,43 punti. Giù anche il Nasdaq, che lascia sul terreno lo 0,48% a 21.844,03 punti, mentre lo S&P 500 scende dello 0,51% a 6.544,72 punti. Un avvio che fotografa bene l’incertezza tra gli investitori americani, che guardano ai nuovi dati economici e aspettano di capire quali saranno le prossime mosse della Federal Reserve.

    Partenza fiacca a New York: vendite su tutta la linea

    La seduta si è aperta alle 9:30 locali (le 14:30 in Italia) in un clima di evidente prudenza. Il Dow Jones è scivolato subito, seguito dal Nasdaq – dove pesano soprattutto le big tech – e dallo S&P 500, che offre uno spaccato più ampio della Borsa USA. Le vendite sono partite forti, spinte sia dal desiderio di incassare dopo i recenti rialzi sia dai soliti dubbi legati all’inflazione.

    “Gli investitori vogliono certezze dalla Fed”, ha detto Mark Johnson, analista di Morgan Stanley a Manhattan. “Tutti aspettano i dati sull’inflazione core di domani e soprattutto quello che dirà Powell”.

    Inflazione, la Fed e i timori di nuovi scossoni

    A tenere banco è, ancora una volta, l’inflazione. Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo corrono più del previsto. I numeri diffusi dal Bureau of Labor Statistics parlano chiaro: a febbraio l’indice è salito dello 0,4% rispetto al mese precedente. Un aumento che riaccende i timori su cosa farà la Federal Reserve.

    Il mercato teme che la banca centrale possa continuare a mantenere la barra dritta sui tassi ancora per un po’. “Se la Fed dovesse restare prudente”, ha confidato un trader newyorkese a pochi minuti dall’apertura, “prepariamoci a giornate ancora movimentate”. Solo nei prossimi giorni si capirà se questo clima negativo è solo una pausa o l’inizio di qualcosa di più serio.

    Tecnologia e industria in affanno: i titoli peggiori

    Tra i settori più colpiti spiccano tecnologia e industria. Apple e Microsoft hanno aperto in rosso, lasciando sul campo circa mezzo punto percentuale. Male anche Boeing e General Electric, finite subito nel mirino delle vendite. Gli addetti ai lavori parlano di una rotazione verso titoli considerati più sicuri.

    “Su molti titoli growth si vede una certa cautela”, spiega Emily Carter, strategist di JP Morgan. “Non pochi investitori stanno spostando risorse su settori meno sensibili alle oscillazioni dei tassi”. Utilities e beni di consumo, infatti, reggono meglio.

    Attesa e tensione: il mercato aspetta nuovi segnali

    Il pomeriggio promette di essere agitato anche sul fronte delle dichiarazioni ufficiali. Il segretario al Tesoro, Janet Yellen, parlerà davanti alla commissione Finanze del Senato. Occhi puntati anche sulle nuove previsioni di crescita del Conference Board.

    Intanto, la cautela resta d’obbligo. “Il mercato cerca un punto d’equilibrio tra speranze di crescita e paura dell’inflazione”, dice un gestore di fondi newyorkese contattato attorno alle 10:15. “Tutto dipenderà dai dati in arrivo nelle prossime ore”.

    Pressioni dall’estero: le Borse restano in bilico

    Non sono solo i problemi interni a pesare. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina restano latenti, così come le preoccupazioni per la situazione in Medio Oriente. In Europa, le principali Borse partono deboli: Francoforte e Parigi perdono circa lo 0,4%, Milano poco sotto la parità.

    In sintesi, questa apertura debole di Wall Street riflette un clima di attesa e nervosismo diffuso. Le prossime ore saranno cruciali per capire se si tratta solo di una battuta d’arresto o del segnale d’allarme per una correzione più ampia.

  • Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

    Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

    Teheran sotto attacco, la notte delle esplosioni. Khamenei: “Hormuz chiuso”

    Notte di paura a Teheran, dove la tensione è tornata a salire alle stelle. Nel cuore del conflitto in Medio Oriente, tra il 12 e il 13 marzo, la capitale iraniana è stata svegliata da una serie di attacchi aerei, attribuiti a Israele e Stati Uniti. A lanciare la notizia sono stati i media iraniani, seguiti a ruota dalle agenzie internazionali. Le esplosioni, secondo quanto riferisce l’agenzia Fars, sono state talmente forti che in molti hanno sentito le pareti tremare. Al momento, però, nessun dato ufficiale su danni o vittime.

    Notte di boati, Teheran si sveglia nel panico

    Tutto è iniziato poco dopo le due di notte. Diversi quartieri, soprattutto a nord e a ovest della città, sono stati scossi da forti detonazioni. “Abbiamo sentito almeno tre esplosioni, le finestre vibravano”, racconta un residente della zona di Evin, raggiunto da alanews.it. Le autorità iraniane, almeno nelle prime ore, hanno scelto il silenzio. Solo l’agenzia Fars conferma: “Le case tremavano”. Nessuna parola invece su feriti o morti.

    Khamenei rompe il silenzio: “Stretto di Hormuz chiuso”

    In mezzo al caos, arriva la voce — o meglio, il messaggio — della nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei. Il suo discorso, affidato a una speaker della tv di Stato (lui non si è mostrato, alimentando dubbi sulle condizioni di salute), non lascia spazio a interpretazioni: “Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, i Paesi della regione chiudano le basi americane. Non ci arrenderemo mai, vendicheremo il sangue dei nostri martiri”. Parole pesanti, che fanno subito il giro del mondo. E la chiusura dello Stretto, crocevia per il petrolio, rischia di scuotere l’economia globale.

    Pioggia di bombe: oltre 200 obiettivi nel mirino IDF

    Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) fanno sapere di aver lanciato “20 attacchi su larga scala nell’Iran centrale e occidentale”, colpendo “oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano”. Tra questi, dicono i portavoce, ci sarebbero lanciamissili balistici, sistemi di difesa e fabbriche di armi. Le operazioni sarebbero scattate tra la tarda serata del 12 marzo e le prime ore del 13. Dall’Iran, però, nessuna conferma indipendente sulle zone colpite o sui danni reali.

    Il conflitto si allarga: raid a Beirut, vittime in Iraq

    La crisi, intanto, non si ferma ai confini iraniani. Prima che a Teheran piovessero le bombe, l’IDF aveva colpito un esponente di Hezbollah a Beirut, nel sud della capitale libanese. Un attacco che rischia di allargare ancora di più il fronte della guerra. E non è tutto: dal nord dell’Iraq, precisamente da Erbil, arriva la notizia di un soldato francese ucciso in un attacco armato. A confermarlo è stato il presidente Emmanuel Macron, che ha espresso il suo cordoglio sui social.

    Il mondo guarda con ansia. Teheran aspetta il domani

    Fuori dall’Iran, cresce la preoccupazione. Fonti diplomatiche europee, raggiunte nella notte, parlano di un “momento delicatissimo” e temono che la chiusura dello Stretto di Hormuz possa far schizzare i prezzi dell’energia. Gli Stati Uniti per ora tacciono, nessun commento ufficiale sugli attacchi attribuiti alle proprie forze e a Israele.

    Nelle strade di Teheran l’ansia è palpabile. Molte famiglie hanno passato la notte nei seminterrati o nei parcheggi dei condomini, nel timore di nuovi raid. Al momento, la situazione resta incerta, e nessuno vede segnali di calma all’orizzonte. Una domanda rimbalza di bocca in bocca tra i residenti: “Cosa succederà domani?”. La risposta, per ora, non c’è.

  • Lavoro negli Stati Uniti: a febbraio tagliati 92.000 posti e la disoccupazione raggiunge il 4,4%

    Lavoro negli Stati Uniti: a febbraio tagliati 92.000 posti e la disoccupazione raggiunge il 4,4%

    Gli Stati Uniti hanno perso 92.000 posti di lavoro a febbraio 2026. Un colpo di scena che ha spiazzato analisti e addetti ai lavori. Il dato, diffuso all’alba dal Dipartimento del Lavoro di Washington, segna un deciso rallentamento rispetto a gennaio, quando l’occupazione era cresciuta di 126.000 unità. Anche le previsioni degli economisti sono saltate: si attendeva infatti un aumento di circa 59.000 posti. Invece, il saldo è negativo e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, leggermente sopra il 4,3% di gennaio e più alto del previsto.

    Mercato del lavoro in frenata, Wall Street fiuta il rischio

    La notizia, arrivata puntuale alle 8:30 del mattino, ha subito fatto il giro dei principali centri finanziari americani. A Wall Street, l’aria si è fatta pesante: operatori e investitori hanno reagito con cautela. “Non ci aspettavamo una frenata così netta”, ammette John Miller, analista di Morgan Stanley, raggiunto al telefono nella sede di Midtown Manhattan. Il Dipartimento del Lavoro punta il dito soprattutto contro manifattura e servizi, dove il calo è stato più marcato, specie tra le piccole imprese.

    Perché il lavoro cala: incentivi finiti e tassi più alti

    Cosa sta succedendo? Gli esperti vedono diverse cause dietro questa battuta d’arresto. Da un lato, la fine degli incentivi fiscali introdotti nel 2025 ha tolto ossigeno agli investimenti privati. Dall’altro, l’aumento dei tassi deciso dalla Federal Reserve tra dicembre e gennaio ha reso più difficile ottenere credito. “Il mercato del lavoro americano sta tirando il fiato dopo due anni di corsa,” spiega Lisa Carter, docente di economia all’Università di Chicago. In particolare, le aziende nel Midwest e lungo la costa Est segnalano difficoltà a trovare personale qualificato.

    Disoccupazione in aumento: famiglie in difficoltà

    L’aumento del tasso di disoccupazione al 4,4%, il picco più alto dal settembre 2024, si fa sentire soprattutto tra le famiglie più fragili. Nelle periferie di Detroit e Cleveland, la crisi morde: in tanti raccontano di aver perso il lavoro da poco. “Mi hanno licenziato senza preavviso,” racconta Mark Johnson, ex operaio in una fabbrica dell’Ohio. Secondo i numeri del Dipartimento del Lavoro, la durata media della disoccupazione è salita a 13 settimane, contro le 11 di fine 2025.

    Casa Bianca sotto pressione, la Fed non si sbilancia

    La Casa Bianca ha fatto sapere, con una nota diffusa nel pomeriggio, di seguire la situazione da vicino. “Stiamo monitorando attentamente la situazione e siamo pronti a intervenire con misure mirate,” si legge nel comunicato firmato dalla portavoce Karine Jean-Pierre. Dal Tesoro, Janet Yellen ribadisce la necessità di “rafforzare il sostegno alle imprese innovative e ai lavoratori in transizione.” Intanto, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell frena sulle ipotesi di tagli ai tassi: “Valuteremo l’evoluzione dell’economia nelle prossime settimane,” dice durante un’audizione al Congresso.

    Cosa aspettarsi ora: ripresa o stagnazione?

    Gli economisti restano divisi sulle prospettive del mercato del lavoro USA. C’è chi vede una lenta ripresa già dalla primavera, grazie ai nuovi investimenti in tecnologia e rinnovabili. Altri temono che la domanda interna ancora debole possa prolungare la fase di stallo. “Molto dipenderà dalle mosse della Federal Reserve e dalla capacità del governo di sostenere i consumi,” sottolinea Carter. Intanto, nei centri per l’impiego di New York e Los Angeles si allungano le code: un segnale che la crisi sul lavoro potrebbe non essere passeggera.

    L’onda lunga sui mercati mondiali

    La frenata dell’occupazione negli Stati Uniti si fa sentire anche fuori dai confini. In Europa, le Borse hanno aperto in ribasso dopo la pubblicazione dei dati americani. Gli analisti temono effetti a catena sulle esportazioni e sui movimenti di capitali. “Quando l’America rallenta, il resto del mondo non può restare indifferente,” osserva un trader della City di Londra. Per ora, però, da Washington escludono misure d’emergenza: la parola d’ordine resta prudenza, almeno fino ai prossimi dati sul lavoro attesi per aprile.

  • Ruffalo e Rampling protagonisti di un emozionante film sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II

    Ruffalo e Rampling protagonisti di un emozionante film sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II

    Roma, 4 marzo 2026 – Charlotte Rampling e Mark Ruffalo saranno i volti principali di Santo Subito!, il nuovo thriller vaticano diretto dal regista francese Bertrand Bonello. Le riprese sono già in corso tra Roma, Matera, Varsavia e la piccola cittadina polacca di Szczawnica. Il film esplorerà il complesso processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II, intrecciando fede, dubbi e segreti, grazie a un cast internazionale e a una sceneggiatura che porta la firma di Thomas Bidegain, già candidato all’Oscar per “Emilia Perez”.

    Un cast internazionale per un’indagine sulla santità

    Al centro della storia, che si svolge subito dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II nel 2005, troviamo Joseph Murolo, interpretato da Mark Ruffalo. Murolo è un sacerdote americano chiamato a Roma per ricoprire il ruolo di “avvocato del diavolo”, una figura fondamentale nei processi di canonizzazione. Il suo compito consiste nel mettere sotto esame la vita del pontefice, raccogliere testimonianze e scavare nei ricordi e nelle relazioni più intime del Papa polacco. La produzione descrive questo compito come “un labirinto morale” che metterà a dura prova la fede del protagonista.

    Accanto a Ruffalo, Charlotte Rampling interpreterà Anna-Teresa Tymieniecka, una filosofa polacco-americana legata a Giovanni Paolo II da una profonda amicizia intellettuale. I due, nel corso degli anni, si sono scambiati numerose lettere personali, alcune delle quali hanno sollevato dibattiti pubblici e accademici. “È un rapporto denso di domande e confronti”, ha spiegato Bonello durante la presentazione del progetto.

    Dietro le quinte: riprese tra Italia e Polonia

    Le riprese di Santo Subito! sono iniziate a fine febbraio e dureranno circa dieci settimane. La troupe si sposterà tra i palazzi vaticani ricostruiti a Roma, le affascinanti strade di Matera – scelta per alcune scene chiave – e le atmosfere più fredde di Varsavia e Szczawnica. “Volevamo trasmettere il senso di un viaggio sia fisico che spirituale”, ha rivelato il regista francese, noto per opere come “The Beast” e “Saint Laurent”.

    Il cast include anche attori di spicco del cinema europeo: Andrzej Chyra interpreterà Giovanni Paolo II, mentre Cezary Żak sarà Stanisław Dziwisz, segretario personale e storico collaboratore del pontefice. Non mancano Marisa Borini, che sarà la madre di Joseph Murolo, e l’attore francese Adam Bessa, scelto per il ruolo di Mehmet Ali Ağca, l’uomo che nel 1981 tentò di assassinare il Papa in piazza San Pietro.

    Un thriller tra fede e dubbi

    La sceneggiatura, co-firmata da Bonello e Bidegain, si concentra sulle indagini di Murolo. Il sacerdote raccoglie testimonianze, ascolta amici e critici del Papa, e si confronta con documenti riservati e lettere private. Ogni incontro porta nuove domande: chi era davvero Karol Wojtyła? Quali segreti si celano dietro la sua figura pubblica? E, soprattutto: cosa vuol dire essere santo oggi?

    Secondo le anticipazioni della produzione, il film non darà risposte definitive. Invece, guiderà lo spettatore in un percorso di incertezze e scelte complesse. “Non volevamo un’agiografia”, ha sottolineato Bonello. “Ci interessa il dubbio, la fatica della fede”.

    Attesa per l’uscita nelle sale

    Non è ancora stata annunciata una data ufficiale per l’uscita di Santo Subito! nelle sale italiane ed europee. L’obiettivo – spiegano fonti vicine alla produzione – è completare la post-produzione entro l’autunno 2026, per poter presentare il film nei principali festival internazionali.

    Intanto, cresce l’attesa attorno a un progetto che promette di riaccendere il dibattito sulla figura di Giovanni Paolo II e sul significato della santità nel mondo di oggi. Un tema che, a vent’anni dalla morte del Papa polacco, continua a dividere fedeli e osservatori laici.

  • Aldo, Giovanni e Giacomo: un viaggio indimenticabile a Roma con Indigo Film

    Aldo, Giovanni e Giacomo: un viaggio indimenticabile a Roma con Indigo Film

    Roma, 4 marzo 2026 – Aldo, Giovanni e Giacomo saranno protagonisti domani del secondo appuntamento della rassegna “Un anno di Indigo Film al cinema”, che si svolgerà al Cinema Caravaggio di Roma. L’evento prevede la proiezione di “Attitudini: nessuna”, un documentario che ha recentemente vinto il Nastro d’argento 2026 come Documentario dell’anno ed è ora in corsa per i David di Donatello. Questo incontro, che attirerà un pubblico variegato, promette di illuminare la storia e le origini del trio comico più amato dagli italiani.

    Le origini del Trio in primo piano

    Il nuovo lavoro di Sophie Chiarello si propone di esplorare la nascita e l’evoluzione di Aldo, Giovanni e Giacomo con uno sguardo sincero e ravvicinato. “Abbiamo cercato di mostrare la loro umanità, la fatica e la complicità che li ha uniti per anni”, ha detto la regista in una recente intervista. Il documentario, già apprezzato da critica e pubblico, si distingue per il suo approccio intimo, con immagini d’archivio, conversazioni informali e momenti privati. “Non volevamo un racconto celebrativo, ma qualcosa che coinvolgesse lo spettatore nella loro storia”, ha aggiunto Chiarello.

    Un pomeriggio di cinema e musica

    La rassegna, organizzata da Indigo Film, include anche “Rino Gaetano sempre più blu”, un documentario di Giorgio Verdelli. Già noto per i suoi lavori su Enzo Jannacci e Paolo Conte, questa volta il regista si concentra su uno dei cantautori più liberi e anticonformisti della scena italiana. Il film presenta testimonianze inedite, tra cui i ricordi di Lucio Dalla, Lucio Corsi e Claudio Santamaria. Verdelli sarà presente in sala insieme a Tommaso Labate, giornalista e co-autore del progetto. “Raccontare Gaetano significa dare voce a chi non ha mai voluto essere etichettato”, ha confidato Verdelli durante la presentazione milanese.

    Cinema d’autore e relazioni in crisi

    A chiudere la giornata ci sarà “L’isola di Andrea”, l’ultimo film di Antonio Capuano, presentato alla scorsa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Nel cast, si fanno notare nomi come Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni. La pellicola affronta la crisi di coppia attraverso gli occhi di un bambino, una prospettiva che Capuano definisce “necessaria per comprendere cosa succede quando una famiglia si frantuma”. Il film ha suscitato l’interesse della critica veneziana ed è uno dei titoli più attesi della stagione.

    Un evento aperto a tutti

    La rassegna “Indigo Film per i David di Donatello 2026” proseguirà lunedì 9 marzo con il terzo e ultimo appuntamento, che prevede la proiezione di “Breve storia d’amore” e “Il maestro”. In sala sono attesi ospiti come Pierfrancesco Favino, Adriano Giannini, Ludovica Rampoldi e Andrea Di Stefano. L’ingresso è aperto al pubblico con un biglietto speciale di 5 euro, comprensivo di food and drink, mentre per i giurati del David l’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

    Marzo: un mese di cinema condiviso

    Questa iniziativa, che punta a valorizzare le produzioni italiane in corsa per i principali premi dell’anno, si conferma come uno degli eventi più seguiti della stagione romana. “C’è voglia di tornare in sala, di vedere film insieme e discuterne subito dopo”, ha osservato una spettatrice all’uscita dal Caravaggio. E, tra documentari d’autore e storie che toccano il cuore del pubblico, marzo si preannuncia ricco di occasioni per chi ama il grande schermo italiano.

  • Fortis Edison: la nautica continua a crescere nonostante il conflitto in Medio Oriente

    Fortis Edison: la nautica continua a crescere nonostante il conflitto in Medio Oriente

    Nautica italiana, l’export vola oltre 4 miliardi: il Medio Oriente resta protagonista, guerra o non guerra

    La guerra in Medio Oriente invita alla prudenza, ma non sembra frenare la corsa della nautica italiana. A dirlo è Marco Fortis, vicepresidente di Fondazione Edison, durante la presentazione del rapporto “La Nautica in Cifre Monitor – Trend di mercato 2025/2026”, realizzato insieme all’Ufficio Studi di Confindustria Nautica. L’appuntamento si è svolto ieri a Milano, tra preoccupazioni per le tensioni nell’area del Golfo e la consapevolezza che il Made in Italy resta un punto fermo nel settore.

    Export italiano: numeri da record, la nautica non si ferma

    I numeri parlano chiaro: la nautica italiana è tra i leader mondiali dell’export. Nell’ultimo anno – tra novembre 2024 e ottobre 2025 – le esportazioni hanno sfondato quota 4 miliardi di euro, uno dei risultati migliori di sempre. “Siamo sul gradino più alto del podio tra gli esportatori globali”, ha detto Fortis, “e siamo tra le eccellenze del commercio estero italiano”. Negli ultimi dieci anni, il settore ha messo a segno una delle crescite più forti: il quinto posto tra i comparti con esportazioni sopra i 2 miliardi nel 2024.

    Medio Oriente, il secondo motore dell’export dopo gli USA

    Il Medio Oriente resta uno sbocco centrale per la nautica Made in Italy, subito dopo gli Stati Uniti. Il rapporto fotografa un valore complessivo delle esportazioni italiane nella regione di circa 28 miliardi di euro. In testa ci sono gli Emirati Arabi Uniti (8 miliardi), poi Arabia Saudita (5 miliardi), Israele (3 miliardi), seguiti da Qatar e Kuwait. “Dopo gli Usa, il Medio Oriente è il nostro secondo mercato”, ha ricordato Fortis. E la presenza italiana non si limita alle barche: anche scarpe, mobili, gioielli e persino trucchi per gli occhi popolano i grandi centri commerciali di Dubai e Riyad.

    Tensioni in zona, ma i mercati tengono

    La crisi in Iran e le tensioni nell’area si fanno sentire anche nei due principali mercati della nautica italiana, Emirati e Arabia Saudita. Nonostante tutto, secondo Fortis, “queste economie sono molto più solide di altre della zona” e godono di una certa stabilità politica. “Non mi aspetto stravolgimenti”, ha aggiunto. Certo, investitori, finanza e turismo si muovono con più attenzione in attesa di vedere come evolverà la situazione.

    Domanda forte e Made in Italy che resiste

    Anche con l’incertezza geopolitica, la domanda di prodotti italiani resta alta. “C’è una tenuta sia delle economie locali sia della nostra capacità di vendere”, spiega Fortis. La qualità del Made in Italy – dalle barche agli articoli di lusso – continua a conquistare, anche nei momenti più difficili. Nei saloni nautici di Abu Dhabi e Jeddah, raccontano gli operatori, l’interesse per le barche italiane non è mai calato, nemmeno nei mesi più complicati.

    Sguardo al 2026: prudenza, ma il settore non si ferma

    Guardando avanti, il settore si muove con i piedi di piombo, ma senza allarmi. “Siamo in grado di mantenere il ritmo di esportazioni visto finora”, assicura Fortis. Le aziende restano attente ai venti geopolitici, ma puntano sulla forza dei rapporti costruiti nel tempo. Nei cantieri della Liguria e della Toscana si respira un cauto ottimismo: le commesse ci sono e il Made in Italy sembra reggere anche quando il mare si fa mosso.

  • Un nuovo film sul Trono di Spade in arrivo da Warner Bros

    Un nuovo film sul Trono di Spade in arrivo da Warner Bros

    Roma, 4 marzo 2026 – Il mondo di Trono di Spade è pronto a sbarcare al cinema. La Warner Bros. ha annunciato di essere al lavoro su un film ispirato alla celebre serie HBO, con la sceneggiatura affidata a Beau Willimon, noto per “House of Cards” e “Andor”. La notizia, diffusa nei giorni scorsi attraverso un post di George R. R. Martin su The Hollywood Reporter, conferma che si tratterà di un kolossal, in linea con produzioni come “Dune”.

    Un film nell’universo di Westeros

    Il nuovo film di Trono di Spade sarà ambientato nell’affascinante universo fantasy creato da George R. R. Martin. Si concentrerà sulla storica conquista di Westeros da parte di Aegon I Targaryen, un periodo che finora è stato solo accennato nella serie e nei romanzi. La scelta di Willimon come sceneggiatore fa ben sperare: è noto per la sua abilità nel mescolare politica e dramma, il che promette una narrazione ricca e sfumata.

    Questa notizia arriva in un momento delicato per la Warner Bros., che sta affrontando incertezze legate alla possibile vendita dello studio a Paramount Skydance. Fonti vicine alla produzione fanno sapere che la presenza di David Ellison, capo di Paramount e fan della saga, potrebbe essere un segnale positivo per il futuro del progetto e per i vari spin-off in cantiere.

    Un sogno che si avvera dopo anni

    L’idea di portare Trono di Spade sul grande schermo non è una novità. Già nel 2013, gli showrunner della serie originale, David Benioff e D. B. Weiss, avevano proposto a HBO di concludere la saga con tre film, seguendo l’esempio del “Signore degli Anelli”. Tuttavia, la rete decise di puntare su un modello basato sugli abbonamenti, scartando l’idea cinematografica.

    Ora, a più di dieci anni dalla prima stagione e a quasi sette dalla conclusione della serie, il progetto sembra finalmente prendere forma. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, HBO e la divisione cinema della Warner stavano lavorando a versioni parallele della storia della conquista targaryen, in una sorta di “gara interna” per trovare il racconto più avvincente.

    Spin-off e futuro del franchise

    Il futuro del franchise è in fermento. Oltre al film su Aegon I, ci sono diversi prequel e sequel in fase di sviluppo: si parla di storie incentrate su personaggi amati come Arya Stark e Jon Snow. Fonti interne alla produzione hanno rivelato che si punta a espandere l’universo narrativo senza snaturarne l’identità, cercando di coinvolgere sia i fan storici che un nuovo pubblico.

    Tuttavia, ci sono ancora alcune incognite legate alla ristrutturazione della Warner. La trattativa con Paramount Skydance potrebbe influenzare tempistiche e strategie, anche se, come ha confidato un dirigente vicino alla situazione, “l’interesse per il mondo creato da Martin è altissimo, sia sul piano creativo che commerciale”.

    Attesa e reazioni dei fan

    L’annuncio del film ha già scatenato reazioni tra i fan, che sui social si dividono tra entusiasmo e cautela. C’è chi spera in una trasposizione fedele delle atmosfere cupe e dei colpi di scena che hanno reso celebre la serie, mentre altri temono un’operazione troppo commerciale. “Siamo pronti a tornare a Westeros, ma vogliamo rispetto per la storia”, ha scritto un utente su X (ex Twitter), riassumendo il sentimento diffuso tra gli appassionati.

    Per ora, non ci sono informazioni né sul cast né su una data d’uscita ufficiale. Tuttavia, secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti hollywoodiani, la produzione potrebbe partire già entro la fine del 2026. Solo allora si capirà se il passaggio dal piccolo al grande schermo saprà conquistare anche i fan più esigenti.

  • Ritorno all’Islam: la sorprendente storia di due donne da Londra alla Siria

    Ritorno all’Islam: la sorprendente storia di due donne da Londra alla Siria

    Londra, 4 marzo 2026 – Due adolescenti musulmane, una fuga verso la Siria, un viaggio che si interrompe al confine turco. È questa la storia di “Brides – Giovani spose”, il film d’esordio della regista teatrale Nadia Fall, che arriverà nelle sale italiane il 5 marzo. La pellicola, che si muove tra cronaca e introspezione, esplora senza moralismi il fenomeno delle giovani donne occidentali attratte dalla radicalizzazione islamica, ispirandosi a fatti realmente accaduti nell’East London.

    Due ragazze, una scelta estrema

    Doe e Muna sono due ragazze musulmane cresciute nel Regno Unito. Doe, interpretata dall’esordiente Ebada Hassan, ha quindici anni e vive a Londra, dove sperimenta episodi di razzismo e isolamento. Online, si avvicina a contenuti che la spingono verso un’interpretazione radicale dell’Islam. Muna (Safiyya Ingar), invece, proviene da una famiglia pakistana tradizionale e vive all’ombra di un fratello autoritario. Due caratteri opposti: la prima è timida e introversa, la seconda ribelle e spavalda. Eppure, entrambe si sentono estranee in una società britannica che non le accoglie.

    La loro decisione di lasciare tutto nasce dal desiderio di trovare un posto dove sentirsi finalmente comprese. “Erano solo giovani ragazze musulmane in una comunità che non le capisce né le sostiene”, ha spiegato Nadia Fall, evidenziando come la stampa britannica abbia spesso raccontato storie simili con toni duri e privi di empatia.

    Un viaggio interrotto tra Londra, Istanbul e il confine siriano

    Il film segue il cammino delle due ragazze dalla capitale inglese fino a Istanbul, dove però l’intermediario che avrebbe dovuto accompagnarle oltre il confine non si presenta. Da quel momento, Doe e Muna si trovano sole in una città sconosciuta, costrette ad affrontare imprevisti e sfide. La regista sceglie di raccontare questa parte del viaggio con uno sguardo attento, senza condanne né assoluzioni.

    In questo frangente, tra ripensamenti e flashback, le due giovani si avvicinano davvero: la paura, la solitudine e la speranza di una nuova vita le uniscono più di quanto avrebbero mai immaginato. La narrazione si interrompe poco dopo il passaggio in Siria, davanti ai primi soldati dell’ISIS e alle donne in chador. Una scelta narrativa chiara: “Mi affascinano quegli anni dell’adolescenza, in cui l’amore e la perdita si sentono così intensamente”, ha confidato Nadia Fall. “Il nostro cervello è programmato per prendere decisioni impulsive e rischiose, senza pensare alle conseguenze. È un miracolo che qualcuno di noi riesca a sopravvivere alla propria giovinezza!

    Radici personali e riflessione collettiva

    La nascita del film affonda nelle esperienze personali della regista. Nata nel Regno Unito da una famiglia del Sud Est asiatico e di fede musulmana, Nadia Fall ha spesso evitato storie legate alla propria comunità per paura di essere fraintesa o stigmatizzata. “Ho temuto di essere etichettata o di sbagliare, causando risentimento o diventando bersaglio di razzismo”, ha ammesso. Tuttavia, il bisogno di dare voce a queste vicende è diventato sempre più forte: “Credo che questa storia debba essere raccontata”.

    L’ispirazione è arrivata leggendo la cronaca di due studentesse dell’East London che nel 2015 lasciarono la scuola per unirsi all’ISIS in Siria. Un caso che ha scosso l’opinione pubblica britannica, accendendo un acceso dibattito su identità, integrazione e radicalizzazione giovanile.

    Un film senza giudizi, tra politica e religione

    “Brides – Giovani spose” evita ogni giudizio morale. La narrazione resta aperta, lasciando allo spettatore il compito di interrogarsi sulle cause profonde che spingono alcune ragazze a scelte così estreme. Il film si muove tra implicazioni politiche e religiose senza mai cadere nella retorica o nel sensazionalismo.

    Nadia Fall invita a guardare oltre i titoli dei giornali: “Non veniva fatto alcun tentativo di capire queste ragazze”, ha spiegato durante la presentazione del film a Londra. La sua opera diventa così uno specchio delle contraddizioni della società occidentale contemporanea, dove il senso di appartenenza può trasformarsi in una ricerca disperata di identità.

    L’uscita nelle sale italiane è prevista per il 5 marzo. Un appuntamento che promette di riaccendere il dibattito su temi delicati come integrazione, radicalizzazione e libertà personale.

  • Esce il film ‘La Sposa!’: scopri il mostro che è in noi

    Esce il film ‘La Sposa!’: scopri il mostro che è in noi

    Roma, 4 marzo 2026 – Domani arriva nelle sale italiane “La Sposa!”, il nuovo film di Maggie Gyllenhaal, prodotto da Warner Bros. Questa pellicola riporta alla ribalta la figura femminile nata dall’immaginario di Mary Shelley. Ambientato nella Chicago degli anni Trenta, il film vede Jessie Buckley nel ruolo della Sposa e Christian Bale in quello del Mostro. La regista ha spiegato che l’idea è nata dall’urgenza di “dare voce a chi non ne ha mai avuta”.

    La voce negata della Sposa di Frankenstein

    “Ho visto ‘La sposa di Frankenstein’, il classico del 1935, e mi sono resa conto che la protagonista, pur così intensa grazie a Elsa Lanchester, dice appena due battute. Non ha voce”, ha raccontato Gyllenhaal durante una conferenza stampa virtuale. Da questa riflessione è partita la sua ricerca: “Mi sono chiesta cosa potesse pensare o provare una donna riportata in vita senza consenso, destinata a un marito mai visto”. Un interrogativo che, secondo la regista, era rimasto in sospeso per quasi due secoli.

    Un cast di stelle e anni di lavoro

    Il progetto ha richiesto oltre quattro anni di lavoro. Accanto a Buckley e Bale, nel film recitano Peter Sarsgaard, Annette Bening (nel ruolo della scienziata Dr. Euphronious), Penélope Cruz e Jake Gyllenhaal. La trama si concentra sulla richiesta del Mostro: una compagna, una creatura capace di condividere la sua solitudine. “Dopo aver visto il film originale – ha confidato Gyllenhaal – sono corsa in libreria. Ho una laurea in letteratura inglese, ma non avevo mai letto ‘Frankenstein’. È un libro incredibile. Eppure, chiusa l’ultima pagina, ho iniziato a chiedermi se Mary Shelley avesse altro da dire. Qualcosa che nel 1820 non solo era impossibile pubblicare, ma anche solo pensare”.

    Jessie Buckley: “Una donna con un proprio linguaggio”

    A dar vita e voce alla nuova Sposa è Jessie Buckley, già candidata agli Oscar per il ruolo da protagonista in “Hamnet” di Chloé Zhao. “Ho girato ‘La Sposa!’ prima di ‘Hamnet’ – ha spiegato l’attrice – e le due esperienze si sono influenzate. La donna che emerge all’inizio di ‘Hamnet’ è quella che ho creato in me stessa con ‘La Sposa!’: una donna con un proprio linguaggio, pronta ad amare alle sue condizioni”. Buckley ha accettato il ruolo senza esitazioni: “È un’opportunità incredibile dare voce a qualcuno a cui non era stato permesso parlare prima. La macchia d’inchiostro che porto sulla bocca e sul corpo simboleggia le parole ritrovate che l’autrice non ha potuto scrivere duecento anni fa”.

    Un film senza confini tra gotico e pop

    “La Sposa!” sfida le etichette di genere. Gyllenhaal ha voluto mescolare toni gotici, abiti pop, balletti e sequenze d’azione. “Volevo un mix inedito, senza etichette precise”, ha chiarito la regista, che in passato ha recitato in film come “Crazy Heart” e “Il cavaliere oscuro”, oltre ad aver prodotto la serie “The Deuce”. “Amo Tim Burton, ma questo non è un film di Tim Burton”, ha sottolineato con un sorriso.

    Un messaggio attuale: riconoscere il proprio mostro

    Il cuore del film, secondo Gyllenhaal, è un invito a riconoscere le parti di noi stessi che la società tende a nascondere. “Questo film celebra le parti di noi che non possono entrare nella scatola in cui ci hanno detto di stare”, ha affermato la regista. “Tutti abbiamo lati mostruosi. Possiamo fuggirli o possiamo voltare loro le spalle e stringere la mano”. Un messaggio che risuona anche nelle parole di Buckley: “La Sposa non viene riportata in vita con un’idea definita di sé. È viva e mostruosa nel senso più selvaggio e brillante. Non urla ‘No’, si chiede: dove sono? Cos’è l’amore? Cos’ho da dire a questo mondo?”.

    “La Sposa!” arriva nei cinema italiani il 5 marzo, pronta a riaccendere il dibattito su identità, consenso e libertà femminile attraverso una storia che – tra passato e presente – continua a interrogare il pubblico.