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  • Atalanta: adesso contano gli scontri diretti e la differenza reti

    Atalanta: adesso contano gli scontri diretti e la differenza reti

    Atalanta, l’Europa si decide negli scontri diretti: prima la Roma, poi Milan e Bologna

    L’Atalanta si gioca l’Europa negli scontri diretti da qui alla fine. Si parte sabato 18 aprile all’Olimpico contro la Roma. Dopo i punti lasciati per strada con le big, e con la differenza reti negli scontri diretti che può pesare in caso di arrivo a pari punti, ogni particolare rischia di diventare una sentenza. Il calendario, adesso, non perdona.

    E la botta con la Juventus si sente: una sconfitta nata da un episodio difensivo, dopo una partita in cui la squadra aveva costruito gioco. Quelle gare lì, spesso, ti spostano umori e classifica.

    Dai passi falsi con le “piccole” al conto aperto con le big

    Per mesi il ritornello è stato sempre lo stesso: i punti persi con le medio-piccole, soprattutto nella prima parte del campionato. Ora però il problema è salito di livello. E fa più rumore. Perché a pesare sono i punti lasciati negli scontri diretti: quelli che a primavera valgono doppio, perché muovono te e inchiodano una rivale.

    La sconfitta con la Juventus ha allontanato la zona Champions, diventata “un miraggio” nei discorsi interni per via del +7 bianconero. Anche un pareggio avrebbe cambiato qualcosa. Non tanto per il punticino in sé, quanto per i due punti tolti a chi ti corre davanti. Eppure, sul campo, l’Atalanta aveva dato segnali: intensità, manovra, e una certa superiorità nel palleggio. Senza però portare a casa niente.

    Testa e gambe: energia spesa, entusiasmo da ritrovare

    Nelle prossime settimane conterà anche la testa. Le energie si sono consumate — l’Atalanta va a ritmi alti e il conto arriva — ma nei finali di stagione spesso fa la differenza l’entusiasmo. O la sua assenza. Il messaggio che filtra è semplice: non trascinarsi dietro la delusione. Si gira pagina, subito. Perché non c’è tempo.

    Sabato, all’Olimpico, non sarà una partita “normale”. Dall’altra parte c’è la Roma di Gasperini, incrocio che porta con sé anche un peso emotivo oltre che tecnico. I numeri sono chiari: +4 per i giallorossi. Se l’Atalanta vince, scende a +1 e rimette pressione vera, nel momento in cui ogni scivolone può costare caro.

    Una settimana che pesa: Roma e poi la Lazio in Coppa Italia

    La trasferta di Roma è solo il primo bivio. Quattro giorni dopo, a Bergamo, c’è la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio. Un altro appuntamento che può tenere aperte due strade verso l’Europa, campionato e coppa. Solo allora si capirà se la rabbia dopo la Juve diventerà davvero benzina.

    E il calendario, in questo mese, sembra fatto apposta per stringere la gola: nelle ultime sei partite, tre saranno big match. Dopo Roma arriva il “doppio colpo” Milan-Bologna tra 10 e 17 maggio (date ancora da ufficializzare). Due sfide che possono cambiare la griglia europea in una settimana.

    Milan in affanno, Bologna che spinge: incroci che valgono punti e posti

    Il Milan è terzo a quota 63, ma arriva da settimane complicate: la sconfitta col Napoli e lo 0-3 con l’Udinese hanno lasciato scorie e più di una domanda. Il Bologna, invece, sta risalendo e non molla: è a -5 dopo la vittoria sul Lecce.

    Attorno, il traffico è fitto. Il 26 aprile il Milan ha la Juve, che già al prossimo turno incrocia il Bologna. Il Como deve ancora affrontare il Napoli a inizio maggio, mentre la Roma ha in calendario anche il derby di metà mese. In pratica: molte si toglieranno punti tra loro. Un’occasione, certo. Ma anche un rischio, perché basta un passo falso per finire risucchiati.

    Scontri diretti e classifica avulsa: un dettaglio che può diventare sentenza

    C’è poi la regola che può fare male: in caso di arrivo a pari punti contano la classifica avulsa e quindi la differenza reti negli scontri diretti. E l’Atalanta, fin qui, non è messa bene quasi con nessuna delle rivali principali: è in parità solo con il Como (1-1 e 0-0), mentre è sotto con Napoli (3-1 e 2-1), Inter (1-0 e 1-1) e Juventus (1-1 e 1-0).

    Con altre, però, i primi novanta minuti hanno lasciato qualcosa da difendere: 1-1 col Milan, 1-0 con la Roma, 2-0 col Bologna. Vantaggi piccoli, ma veri. E in un finale così, buttarli via sarebbe un lusso.

    Zingonia: Hien e Rossi a parte, Sulemana ancora in terapie

    A Zingonia intanto si è tornati al lavoro. Hien e Rossi hanno svolto lavoro a parte, mentre Sulemana continua con le terapie. Oggi è prevista una seduta mattutina: servirà anche a capire chi può rientrare in tempo per Roma. Perché negli scontri diretti contano qualità e carattere, ma conta pure esserci. E in questo momento, sono i dettagli a decidere tutto.

  • Il cuore della Luna è più ricco di ferro di quanto pensassimo

    Il cuore della Luna è più ricco di ferro di quanto pensassimo

    Roma, 16 aprile 2026 – L’interno della Luna potrebbe nascondere molto più ferro di quanto si pensasse. A dirlo è uno studio guidato da Yoshihiro Inoue della Ehime University, pubblicato su Geophysical Research Letters, che torna sui dati sismici raccolti dalle missioni Apollo della Nasa. L’obiettivo è doppio: capire meglio com’è fatta la Luna dentro e, insieme, mettere a fuoco come si è formata e che cosa può ancora raccontare sulle prime fasi del sistema Terra-Luna.

    Nel mantello lunare c’è più ferro del previsto

    Il cuore della ricerca è qui: il mantello superiore della Luna potrebbe contenere ferro fino a circa il 20% molare, contro il 13% previsto da molti modelli usati finora. Non è un dettaglio per addetti ai lavori. Secondo gli autori, proprio questa differenza aiuta a spiegare meglio le velocità delle onde sismiche misurate tra 40 e 740 chilometri di profondità. In termini semplici, la parte interna della Luna appare più pesante del previsto. Anche se, va chiarito, lo studio non punta direttamente al nucleo, ma soprattutto alla composizione del mantello.

    Le prove in laboratorio sui minerali della Luna

    Per arrivare a questa stima, i ricercatori hanno lavorato su un minerale considerato decisivo per leggere la struttura interna del satellite: l’ortopirosseno. Ne hanno misurato densità, velocità delle onde P e S e proprietà elastiche in condizioni estreme, fino a 5,5 gigapascal di pressione e 1.273 kelvin di temperatura. Gli esperimenti sono stati condotti in Giappone, nella struttura SPring-8, con tecniche ultrasoniche affiancate ai raggi X di sincrotrone. Solo dopo, i risultati sono stati messi a confronto con i dati già disponibili in letteratura sull’olivina ricca di ferro.

    I vecchi dati Apollo tornano al centro

    La parte più delicata, e forse più interessante, è il confronto con i rilievi raccolti decenni fa. I sismometri lasciati sulla Luna dalle missioni Apollo hanno registrato per anni vibrazioni, impatti e piccoli movimenti del suolo, costruendo un archivio limitato ma ancora oggi prezioso. Secondo lo studio, un mantello più ricco di ferro spiega quelle misure meglio dei modelli usati finora. È un passaggio tecnico, ma le conseguenze sono concrete: se cambiano densità e proprietà elastiche dei minerali, cambia anche il modo in cui si leggono i segnali che arrivano dal sottosuolo lunare.

    Così cambia il racconto della nascita della Luna

    Da qui il discorso si allarga alla questione più grande: l’origine della Luna. Il risultato, scrivono i ricercatori, si inserisce in una possibile revisione dei modelli legati al grande impatto da cui sarebbe nato il sistema Terra-Luna, l’ipotesi oggi più accreditata. In questo quadro torna in scena Theia, il corpo progenitore che avrebbe colpito la proto-Terra. Se il mantello lunare è davvero più ricco di ferro, allora anche Theia potrebbe essere stato più denso e con una composizione diversa da quella ipotizzata finora. Non è una prova definitiva, ma è un indizio che sposta il quadro.

    Più ferro, più attività interna: e la Luna diventa un archivio del passato

    Un contenuto più alto di ferro non riguarda solo la fase della nascita. Secondo lo studio, potrebbe avere inciso anche sull’evoluzione interna della Luna, favorendo all’inizio una maggiore attività vulcanica e una dinamica interna più intensa del previsto. In questo scenario, il raffreddamento sarebbe avvenuto in modo diverso e il campo magnetico lunare potrebbe essere rimasto attivo più a lungo. Tutto parte dalla composizione del mantello: più ferro vuol dire proprietà termiche e meccaniche diverse, e quindi una storia interna da rileggere.

    C’è poi un punto che va oltre la selenologia. La Luna, a differenza della Terra, non ha tettonica a placche né una vera erosione atmosferica capace di cancellare le tracce più antiche. Per questo conserva informazioni che sul nostro pianeta, in gran parte, sono andate perdute. Capire meglio la composizione del mantello lunare può quindi offrire indizi preziosi anche sulla proto-Terra e sulle prime fasi del sistema Terra-Luna. Gli autori insistono proprio su questo: servono dati sempre più solidi sulle proprietà fisiche dei minerali lunari in condizioni estreme, perché è da lì che passa la lettura corretta dei segnali sismici raccolti nelle missioni spaziali.

    Uno studio che riapre il caso, non lo chiude

    Il lavoro pubblicato su Geophysical Research Letters non mette un punto definitivo sulla struttura interna della Luna. Semmai riapre le domande. I limiti restano chiari: i dati sismici disponibili sono ancora quelli storici delle missioni Apollo, e molte proprietà dei materiali lunari si conoscono meno di quelle dei minerali terrestri. Però la direzione indicata dai ricercatori è netta: per capire davvero come si è formata la Luna servono misure sempre più precise del suo interno. È lì, sotto una superficie che sembra immobile, che potrebbe essere nascosta una parte della nostra storia.

  • Alexa+ arriva in Italia: la sfida di Amazon sulla privacy con il nuovo assistente IA

    Alexa+ arriva in Italia: la sfida di Amazon sulla privacy con il nuovo assistente IA

    Roma, 16 aprile 2026 – Amazon porta in Italia Alexa+, la nuova versione del suo assistente vocale con intelligenza artificiale generativa. La promessa è chiara: dialoghi più fluidi, più cose fatte davvero e una presenza ancora più forte nella vita di tutti i giorni, dalla smart home agli acquisti, fino ai promemoria personali. Ma il punto resta sempre lo stesso, quello che accompagna gli speaker intelligenti da quando sono entrati nelle case: la privacy domestica. Perché se il sistema capisce meglio, ricorda di più e adatta le risposte alle abitudini di famiglia, allora aumentano anche i dati che passano dai dispositivi. E con quelli, cresce anche la richiesta di garanzie da parte degli utenti.

    Alexa+ entra in casa, ma il vero banco di prova è la privacy

    Sul terreno più delicato, quello della protezione dei dati, Amazon prova a rassicurare. L’azienda dice che “privacy e sicurezza” restano al centro del progetto e ricorda che, dalla dashboard Alexa, ogni utente può rivedere le interazioni, ascoltare le registrazioni vocali, decidere per quanto tempo tenerle oppure cancellarle quando vuole. Michele Butti, VP Alexa International, lo ha spiegato senza troppi giri di parole: quando Amazon ha portato gli smart speaker nelle case, “sapevamo sin dall’inizio che era fondamentale che i clienti avessero fiducia”. Per questo, ha detto, il gruppo ha lavorato su due fronti: far vedere con chiarezza che cosa viene registrato e mettere subito il controllo nelle mani dell’utente, senza passaggi nascosti. Il nodo più sensibile, oggi, riguarda però l’uso dei contenuti condivisi con l’assistente nell’era dei grandi modelli linguistici. Secondo Butti, Alexa+ usa più modelli e si appoggia anche a Bedrock, ma i dati del cliente non vengono usati per addestrarli: servono solo a personalizzare l’esperienza. L’esempio fatto è molto concreto: un utente carica il conto del condominio per farsi ricordare la scadenza della rata. Quel documento, ha assicurato il manager, non viene usato né da Amazon né da partner esterni per migliorare le prestazioni del sistema.

    Meno comandi secchi, più dialogo: così cambia Alexa+

    La differenza con la Alexa originale sta soprattutto qui: nella capacità di capire che cosa vuole davvero l’utente, anche se non usa la formula giusta. Con la IA generativa, ha osservato Butti, parlare con l’assistente assomiglia di più a una conversazione con “un amico o un esperto”. Non c’è più bisogno di imparare il comando esatto, la parola precisa, quella sintassi quasi meccanica che finora ha accompagnato molti dispositivi vocali. Se una persona dice “ho freddo”, per esempio, Alexa+ può cogliere il senso della frase e accendere il riscaldamento senza aspettare un ordine in forma perfetta. Sembra un dettaglio, ma non lo è: il passaggio è dal semplice comando alla comprensione del contesto, e solo dopo all’azione. Amazon spiega che il sistema può imparare preferenze musicali, libri letti, abitudini alimentari e distinguere i vari membri della famiglia con strumenti vocali e visivi, così da calibrare le risposte in base a chi parla. In più c’è l’integrazione con servizi esterni: oltre alla domotica, ai servizi musicali e all’ecosistema già esistente, nelle prossime settimane arriverà anche il collegamento con TheFork per le prenotazioni al ristorante tramite voce. Su questo punto l’azienda insiste: i dispositivi che oggi funzionano con la versione precedente continueranno a funzionare anche con Alexa Plus, senza costringere chi ha già riempito casa di lampadine, prese e sensori a ricominciare da capo.

    La sfida italiana di Amazon passa da lingua, cultura e fiducia

    Poi c’è la partita della localizzazione, che per Amazon non è una semplice traduzione ma un pezzo importante della corsa sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha richiamato il lavoro del suo centro di ricerca e sviluppo di Torino, impegnato a costruire un’assistente capace di capire sfumature linguistiche, riferimenti culturali, modi di dire e abitudini italiane. “Noi vogliamo che Alexa come assistente personale abbia una personalità profondamente italiana”, ha detto Butti. E il senso della strategia è tutto qui: se un utente chiede come parlare ai figli, come preparare un colloquio di lavoro o come negoziare un aumento, non cerca una risposta americana tradotta in italiano. Cerca qualcosa che suoni vicino, credibile, adatto alla realtà in cui vive. È anche su questo che si gioca la credibilità del lancio di Alexa+ in Italia. Più l’assistente diventa personale, più entra nelle abitudini di casa, più il punto non è solo quello che sa fare, ma anche quanto si è disposti a lasciargli sapere. Amazon sostiene che la diffidenza iniziale, negli anni, si sia attenuata anche nel mercato italiano. Ma la prova vera comincia adesso: con un assistente che non si limita ad ascoltare un comando, ma ascolta, ricorda, collega servizi e agisce. La tecnologia, da sola, non basta. Serve fiducia, ogni giorno.

  • Bergamo: il ladro di libri, la sicurezza degli altri e quei venti euro inaspettati nel finale immaginario

    Bergamo: il ladro di libri, la sicurezza degli altri e quei venti euro inaspettati nel finale immaginario

    Bergamo, sabato scorso. In Borgo Santa Caterina un uomo prova a portar via alcuni libri dalla libreria Ubik senza pagare. Il libraio lo ferma fuori, sul marciapiede. Intorno, la gente passa e tira dritto. La scena si chiude con l’arrivo della polizia e con la scelta del titolare di non sporgere denuncia, dopo aver ascoltato la storia – fragile, confusa – del presunto taccheggiatore.

    Libri rubati alla Ubik: fermato fuori dalla libreria

    Succede in pieno giorno, nella Bergamo delle vetrine in ordine e dei bar sempre pieni, tra i negozi di Borgo Santa Caterina. L’uomo, racconta il titolare, tenta di uscire con alcuni volumi nascosti. Viene notato quasi subito. Non per la mossa “da esperto”, anzi: per quel modo impacciato, fuori posto, da uno che non sembra nemmeno capace di farla franca.

    Il libraio lo raggiunge e lo blocca appena oltre la soglia, sul marciapiede. All’inizio sono poche parole. Poi la tensione sale.

    Il “tira e molla” in strada e la telefonata al 112

    In un attimo si passa al tira e molla. Ruvido, fisico. Il traffico del quartiere va avanti come niente fosse. I passanti guardano, magari rallentano un secondo, poi continuano. Qualcuno sente il commerciante che chiede aiuto. Eppure non si avvicina nessuno.

    A chiamare il 112, alla fine, è un cliente. Uno entrato per comprare o anche solo per dare un’occhiata agli scaffali, che si ritrova davanti a una scena fuori posto in un borgo che, di solito, è tranquillo. “Ho visto che il libraio non mollava e che quello cercava di scappare. Ho pensato: qui qualcuno deve chiamare”, avrebbe detto poi a chi gli chiedeva cosa fosse successo.

    Quando arrivano gli agenti, la situazione si raffredda. I libri tornano in libreria, l’uomo viene identificato. E spunta un dettaglio che spiazza: non li avrebbe presi per leggerli. Li voleva rivendere. “Non è che mi interessano i libri”, avrebbe ammesso, senza troppi giri di parole.

    Incensurato e da tre mesi in auto: il profilo dell’uomo fermato

    Dai controlli risulta incensurato. E soprattutto in difficoltà: avrebbe raccontato di dormire in macchina da circa tre mesi. Un particolare che cambia il tono della vicenda. Non rende giusto un furto, ma rompe l’immagine del “ladro” come figura facile da etichettare e archiviare.

    C’è un’altra frase che, a chi l’ha sentita, è rimasta addosso. L’uomo avrebbe insistito su un punto: quei soldi gli servivano per la figlia. “Dovevo portarle venti euro”, avrebbe detto parlando di una bambina e di una promessa. Venti euro: poco, sulla carta. Ma nel suo racconto diventano tutto.

    Il libraio non denuncia: e resta il nodo della “sicurezza”

    Il finale non passa da una denuncia. Il titolare della Ubik, pur dopo lo scontro e la paura, decide di non denunciare. Una scelta personale, per nulla automatica. L’avrebbe spiegata così: l’uomo era in stato di bisogno, non sembrava pericoloso e, alla fine, l’episodio si era chiuso lì.

    Resta però l’altra immagine, quella più amara: la strada attorno. Il quartiere che osserva e non si muove. Come se la sicurezza fosse sempre qualcosa da chiedere a qualcun altro, non un fatto che riguarda anche chi sta lì, a due metri. La telefonata arriva solo quando il clima è già teso e il libraio è già da solo sul marciapiede.

    Nel giro di poche ore, se ne parla tra commercianti e residenti: c’è chi tira fuori la parola degrado, chi dice solidarietà, chi ammette semplicemente “non me la sono sentita”. E intanto resta una domanda: cosa intendiamo davvero per sicurezza, se davanti a una scena del genere si abbassa lo sguardo e si accelera il passo?

    Il finale che non c’è stato (ma che molti si raccontano)

    C’è poi un dettaglio che gira sottovoce, quasi un controfinale. Nella realtà il libraio lo lascia andare senza denuncia. Ma nel racconto che prende forma tra i bar e le chiacchiere in cassa – “ma com’è andata davvero?” – spunta anche un’ipotesi: che qualcuno, al posto suo, avrebbe tirato fuori quei venti euro. Non per “premiare” un furto, ma per chiudere la scena senza aggiungere umiliazione ad altra umiliazione.

    È un finale immaginato, appunto. Ma dice qualcosa di Borgo Santa Caterina, e non solo: del confine sottile tra regole e comprensione, tra paura e aiuto. E di quanto, in una strada qualunque, basti poco per vedere la distanza tra invocare sicurezza e costruirla, insieme, quando serve.

  • Una mamma trapiantata dà alla luce due gemelle: il parto che emoziona Catania

    Una mamma trapiantata dà alla luce due gemelle: il parto che emoziona Catania

    Catania, 16 aprile 2026 – Una donna di 31 anni, già sottoposta a trapianto di rene nove anni fa, ha dato alla luce due gemelle al Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania. Un parto arrivato al termine di una gravidanza ad alto rischio, seguita passo dopo passo da un’équipe di specialisti.

    Due gemelle dopo il trapianto: parto ad alto rischio a Catania

    La storia arriva dall’Unità di Ostetricia e Ginecologia e Pronto soccorso ostetrico del presidio etneo, diretta da Antonino Rapisarda, dove il parto è avvenuto con taglio cesareo. La donna, in passato, aveva affrontato una grave insufficienza renale causata da rene policistico, una patologia che aveva compromesso in modo irreversibile la funzionalità dei reni e reso necessario il trapianto.

    Secondo quanto riferito dall’ospedale, la paziente era già diventata madre prima dell’intervento. Anche allora aveva affrontato un parto cesareo, in un quadro clinico delicato. Dopo il trapianto, e una volta uscita dalla dialisi, era stata informata più volte dei rischi legati a una nuova gravidanza, hanno spiegato i medici del Centro Trapianti del San Marco, guidato da Pier Francesco Veroux.

    La donna, però, ha deciso di affrontare un nuovo percorso di maternità, rispettando tempi e indicazioni dei medici. Solo in seguito si è scoperto che la gravidanza era gemellare. Un dettaglio che ha reso tutto ancora più complesso, anche per la presenza di un rene parauterino, cioè collocato accanto all’utero.

    In sala operatoria un’équipe al completo

    Per seguire la gravidanza è stato messo in campo un controllo costante, con il coinvolgimento di specialisti di diverse discipline. Al momento del parto, in sala operatoria, erano presenti il ginecologo Sebastiano Bandiera, il collega Santino Recupero, il chirurgo vascolare Rosario Tringale, la nefrologa del Centro Trapianti Giusi Lorenzano e la neonatologa Giulia Lombardo, della Neonatologia del San Marco diretta da Alessandro Saporito.

    Decisivo, ha fatto sapere l’azienda ospedaliera, anche il supporto dell’équipe anestesiologica coordinata da Stanislao Bentivegna, responsabile dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione in Ostetricia e Ginecologia, che ha eseguito personalmente l’anestesia spinale. Un passaggio delicato, in un intervento che richiedeva attenzione su più fronti.

    Il parto cesareo si è svolto senza complicazioni rilevanti, nonostante la presenza di una sindrome aderenziale dovuta ai precedenti interventi chirurgici. La madre è rimasta ricoverata in osservazione per circa dieci giorni. Poi le sue condizioni sono state giudicate stabili.

    Adele e Isabel stanno bene

    Le due bambine, Adele e Isabel, sono nate in buone condizioni cliniche. Non hanno avuto bisogno di intubazione, un elemento considerato importante dai sanitari, e sono state affidate alle cure dell’Utin del San Marco. Qui sono state assistite con ventilazione non invasiva C-Pap e monitorate costantemente nelle prime ore dopo la nascita.

    Dall’ospedale fanno sapere che entrambe stanno crescendo bene. Accanto a loro, oltre al personale sanitario, ci sono ogni giorno i genitori e la sorella maggiore adolescente. Un dettaglio che in reparto raccontano quasi sottovoce, come succede quando una vicenda clinica si intreccia con una storia familiare lunga e faticosa.

    I medici: “Un risultato clinico e umano di grande rilievo”

    Questa nascita rappresenta un risultato di grande rilievo clinico e umano”, ha detto il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito, sottolineando il lavoro condiviso tra specialisti e la determinazione della paziente. “È un esempio concreto di come l’impegno multidisciplinare e la fiducia possano trasformare una storia complessa in un esito positivo”.

    Sulla stessa linea il direttore di Ostetricia e Ginecologia Antonino Rapisarda, che ha parlato di un caso “delicato” e della necessità di uno scambio continuo di informazioni tra équipe diverse. “Siamo riusciti a tenere in vita due vite umane e a rendere felice una coppia”, ha spiegato, rivendicando il lavoro di gruppo portato avanti per tutta la gravidanza.

    Perché il caso del Policlinico di Catania è importante

    Una gravidanza dopo trapianto di rene non è impossibile, ma richiede controlli rigorosi, verifiche ravvicinate e un equilibrio costante tra terapia immunosoppressiva, funzionalità renale e sviluppo del feto. Nel caso seguito a Catania, il fatto che la gestazione fosse gemellare e che la paziente avesse alle spalle una storia chirurgica complessa ha reso il percorso ancora più delicato.

    Per questo i medici leggono il caso come una prova della tenuta organizzativa del presidio e della collaborazione tra reparti. Non un episodio isolato, ma il risultato di anni di follow-up, scelte condivise e prudenza clinica. Poi il momento decisivo, in sala parto. E due neonate che oggi, riferisce il Policlinico, stanno bene.

  • Anm pronta al confronto sui temi concreti: basta attacchi alla magistratura

    Anm pronta al confronto sui temi concreti: basta attacchi alla magistratura

    Palermo, 16 aprile 2026L’Associazione nazionale magistrati si dice pronta a un confronto con il governo sui problemi concreti della giustizia, ma chiede che si fermino gli attacchi alla magistratura. A dirlo è stato il presidente Giuseppe Tango, intervenuto a Palermo a margine di un convegno. Il messaggio è chiaro: abbassare i toni e ricostruire fiducia nelle istituzioni.

    Tango: basta attacchi alla magistratura

    Nelle parole del presidente dell’Anm, il punto è semplice ma pesa politicamente. “Che finiscano le contrapposizioni è ciò che ogni cittadino si augura e io, in quanto magistrato, ancora di più”, ha detto Tango, spiegando che la questione non riguarda solo i rapporti tra toghe e governo, ma il clima generale in cui si amministra la giustizia.

    Secondo il presidente del sindacato delle toghe, “è necessario rasserenare i toni e restituire un senso di fiducia nelle istituzioni”. Ma c’è un altro passaggio che ha voluto mettere nero su bianco: ogni tentativo di delegittimazione della magistratura finisce per avere effetti più ampi. “Un attacco alla magistratura è un attacco alle istituzioni e provoca un senso di smarrimento”.

    Da Palermo il richiamo alla fiducia nello Stato

    Tango ha parlato da Palermo, una città che per il presidente dell’Anm rappresenta bene cosa significhi affidarsi allo Stato. In Sicilia, ha ricordato, il tema del pizzo e degli imprenditori taglieggiati non è una formula da convegno. È una realtà quotidiana, fatta di denunce difficili e di scelte personali che spesso comportano rischi.

    “Cosa porta un imprenditore ad affidare la sua vita, in definitiva, alla magistratura, se non un presupposto di grande fiducia verso di essa?”, ha osservato. Il ragionamento, per Tango, parte da qui: se quel rapporto di fiducia si rompe, si indebolisce anche la capacità dello Stato di essere riconosciuto come un punto di riferimento credibile.

    Giustizia, apertura al dialogo con Nordio

    Sul piano dei rapporti istituzionali, l’Anm non chiude. Al contrario. “Noi non ci sottraiamo a nessun tipo di confronto”, ha ribadito Tango, ricordando che l’associazione ha già preso parte a un incontro a Roma con il viceministro Francesco Paolo Sisto e il presidente del Consiglio nazionale forense.

    Se dovesse arrivare un invito dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha aggiunto, l’associazione sarebbe pronta a prenderlo “in alta considerazione”, a patto che il tavolo serva ad affrontare i problemi concreti che affliggono il sistema giustizia. Non uno scontro ideologico, dunque. Piuttosto un confronto vero, su organici, tempi e strumenti.

    Processi lenti e Ufficio per il processo: i nodi sul tavolo

    Per il presidente dell’Anm, il primo tema è quello delle lungaggini processuali, che toccano direttamente la vita dei cittadini. Dentro questo quadro c’è anche la questione dell’Ufficio per il processo, che negli ultimi anni ha aiutato il lavoro degli uffici giudiziari e, secondo quanto riferito dall’associazione, ha contribuito a ridurre l’arretrato.

    La scadenza del 30 giugno per i contratti degli addetti è, in questo momento, uno dei punti più urgenti. Tango è stato netto: serve una stabilizzazione, “non soltanto loro in quanto lavoratori, ma proprio dell’intera esperienza dell’Ufficio per il processo”. Il timore, condiviso da molti tribunali, è che uno stop possa rallentare di nuovo i procedimenti proprio mentre si prova a tagliare i tempi.

    Gip collegiale, l’allarme sugli organici dei tribunali

    L’altra emergenza indicata da Tango riguarda il gip collegiale, la riforma che prevede che su arresti domiciliari e custodia cautelare in carcere non decida più un solo giudice, ma un collegio di tre magistrati. Sul merito della riforma il presidente dell’Anm non si è soffermato più di tanto. Ha invece puntato il dito sulla tenuta concreta del sistema.

    Il problema, ha spiegato, è quello degli organici dei tribunali. “Tantissime piante organiche di tanti tribunali addirittura prevedono al massimo due gip in pianta organica, al più tre”, ha osservato. In una situazione del genere, mettere insieme un collegio rischia di togliere risorse ad altri passaggi del procedimento penale, dai collegi dibattimentali al giudice dell’udienza preliminare, fino, in alcuni casi, ai settori civile e lavoro. Conseguenza possibile: tempi ancora più lunghi.

    Separazione delle carriere, il richiamo al referendum

    Sul tavolo resta anche il tema della separazione delle carriere dei magistrati, che continua a occupare il dibattito politico e giuridico. Interpellato sulla questione, Tango ha richiamato il referendum costituzionale, sostenendo che il voto popolare abbia già dato un’indicazione precisa.

    “Questi sono i fatti”, ha detto, ricordando che alla consultazione i cittadini hanno partecipato con un’affluenza elevata e che la maggioranza si è espressa contro un progetto che comprendeva anche la separazione delle carriere. Una posizione con cui il presidente dell’Anm prova a spostare la discussione dai simboli al terreno della legittimazione democratica.

    Sul fondo resta il rapporto tra politica e giurisdizione. Ma il punto che l’Anm rilancia da Palermo è soprattutto uno: discutere di riforme della giustizia sì, ma senza alimentare uno scontro continuo con la magistratura. Perché, nel ragionamento di Tango, quando si consuma la fiducia nelle istituzioni non paga una categoria sola. Pagano i cittadini.

  • Tajani in Cina, tra economia e crisi in Medio Oriente

    Tajani in Cina, tra economia e crisi in Medio Oriente

    Pechino, 16 aprile 2026 – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso oggi in Cina per una missione che tiene insieme economia, export e diplomazia. Sullo sfondo c’è la crisi in Medio Oriente e il possibile ruolo di Pechino nel tentativo di riaprire un canale tra Washington e Teheran.

    Tajani a Pechino: affari, diplomazia e nodi aperti

    La visita, messa a punto dalla Farnesina nelle ultime settimane, si muove su due piani. Il primo è quello dei rapporti commerciali con un mercato che per l’Italia resta decisivo in Asia. Il secondo è politico: il confronto con le autorità cinesi su un’area, il Medio Oriente, che continua ad avere effetti diretti su energia, scambi e stabilità internazionale.

    Lo stesso Tajani ha indicato i due obiettivi della trasferta: “una importante missione economica” e un’occasione per discutere del “ruolo della Cina per la pace”. A Pechino sono in programma l’incontro con il ministro del Commercio Wang Wentao, la riunione della XVI commissione economica mista e il bilaterale con il ministro degli Esteri Wang Yi. Poi la tappa a Shanghai, con altri appuntamenti dedicati alle imprese.

    Scambi in aumento, ma il divario resta

    Per il governo italiano la Cina è una priorità del Piano d’Azione per l’export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale. È anche il primo mercato di sbocco per l’export italiano nell’area Asia-Pacifico, con una quota del 27%. Un dato che basta a spiegare il peso della missione.

    Nel 2025 l’interscambio Italia-Cina ha sfiorato i 75 miliardi di euro, con una crescita dell’11,2% rispetto al 2024. I dati provvisori dei primi due mesi del 2026 parlano di 12,6 miliardi, cioè un aumento dell’8,3% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Sono salite sia le importazioni italiane di beni cinesi (+9,2%) sia le esportazioni (+4,5%).

    Resta però il nodo dello squilibrio commerciale, che Roma considera strutturale. Il lavoro diplomatico, spiegano fonti italiane, punta a ridurre le barriere non tariffarie, ad ampliare l’accesso al mercato per i prodotti agroalimentari italiani, a rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e a migliorare le condizioni per le aziende straniere negli appalti pubblici cinesi.

    Moda, macchinari e farmaci: i settori su cui punta l’Italia

    A spingere l’export italiano in Cina sono soprattutto moda e macchinari e apparecchi. Subito dopo vengono farmaceutica, prodotti chimico-medicinali e altre attività manifatturiere. È su questi settori che il governo vuole insistere, anche dentro l’obiettivo indicato da Tajani: portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro la fine della legislatura.

    Accanto agli incontri istituzionali ci saranno momenti di confronto con imprenditori italiani e cinesi, insieme ai rappresentanti del Sistema Italia. Un passaggio ritenuto utile non solo sul piano simbolico, ma anche per capire il clima vero tra le aziende che lavorano sul mercato cinese.

    Medio Oriente, il vero banco di prova politico

    La parte più delicata della visita resta però quella politica. La Cina, pur mantenendo un profilo più prudente rispetto ad altri attori regionali, viene considerata un interlocutore da seguire con attenzione nei tentativi di favorire una de-escalation tra Iran e Stati Uniti.

    Il presidente Xi Jinping, nell’incontro dei giorni scorsi con il principe ereditario emiratino Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ha presentato una proposta in quattro punti per promuovere “pace e stabilità” nella regione. Al centro, secondo quanto riferito da Pechino, ci sono il rispetto della sovranità nazionale, della coesistenza pacifica e del diritto internazionale.

    Pressioni Usa e il segnale della cultura

    Sul dossier mediorientale restano però forti anche le tensioni con Washington. Il presidente americano Donald Trump, nei giorni scorsi, ha avvertito la Cina di possibili “grossi problemi” in caso di forniture di sistemi difensivi a Teheran. Accuse respinte dal portavoce del ministero degli Esteri cinese.

    Nelle ultime ore, inoltre, il Financial Times ha riferito – citando documenti militari iraniani – che l’Iran avrebbe usato un satellite cinese acquistato nel 2024 per colpire basi americane in Medio Oriente. Una ricostruzione che, allo stato, non ha conferme ufficiali indipendenti.

    Nella missione ci sarà spazio anche per la diplomazia culturale. Tajani parteciperà a Pechino alla mostra “Chinese voices on Palladio” e inaugurerà l’esposizione “Omaggio ai grandi Maestri: Da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano”. A Shanghai, invece, è atteso all’evento “Italia Meravigliosa” per la Giornata Nazionale del Made in Italy. Anche questo è un segnale, oltre che culturale: tenere aperto il dialogo mentre il quadro internazionale si fa più complicato.

  • Usa e Iran verso l’accordo che può fermare la guerra

    Usa e Iran verso l’accordo che può fermare la guerra

    Washington, 16 aprile 2026Stati Uniti e Iran sono tornati a parlarsi, con una mediazione guidata dal Pakistan. Secondo fonti della Casa Bianca, le parti sarebbero vicine a un accordo quadro per fermare la guerra prima della scadenza del cessate il fuoco del 21 aprile. Restano però aperti i nodi più pesanti: il programma nucleare iraniano, la sicurezza dello Stretto di Hormuz e i danni di guerra.

    Trump: “La guerra con l’Iran è quasi finita”

    A spingere il clima di possibile disgelo è stato il presidente Donald Trump. In un’intervista anticipata da Fox News, ha detto che il conflitto sarebbe “molto vicino alla fine”. Il colloquio, registrato con la conduttrice Maria Bartiromo per il programma Mornings with Maria Bartiromo, è stato diffuso in parte sui social nelle ore prima della messa in onda integrale.

    Trump ha difeso la linea seguita da Washington nelle ultime settimane. Ha detto di aver cambiato rotta su un attacco diretto perché, ha spiegato, “se non lo avessi fatto oggi avremmo un Iran con l’arma atomica”. Poi il passaggio più duro, con il tono della minaccia accanto a quello dell’apertura diplomatica: secondo il presidente, un’offensiva americana costringerebbe Teheran a impiegare “vent’anni per ricostruire il Paese”.

    Casa Bianca, si valuta un nuovo faccia a faccia in Pakistan

    Nelle stesse ore, da Washington, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato che si sta valutando un secondo round di colloqui con l’Iran, ancora una volta in Pakistan, dopo il primo appuntamento dello scorso fine settimana a Islamabad. “I colloqui sono in corso, ma nulla è ufficiale finché non lo sentirete dalla Casa Bianca”, ha detto ai giornalisti.

    Il tono, comunque, è sembrato più cauto che trionfale. Leavitt ha aggiunto che l’amministrazione resta “ottimista sulla prospettiva di un accordo” e che, con ogni probabilità, l’eventuale nuovo incontro si terrebbe “nello stesso luogo della volta precedente”.

    Axios e AP: passi avanti, ma l’intesa è ancora tutta da chiudere

    Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, i negoziatori americani e iraniani avrebbero fatto passi avanti sostanziali nell’ultimo round di contatti, avvicinandosi a una intesa quadro per la fine della guerra. Nelle ultime 24 ore, riferisce il sito, il vicepresidente J.D. Vance, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e il consigliere senior Jared Kushner hanno lavorato tra telefonate, messaggi e scambi di proposte con la controparte iraniana e con i mediatori.

    Attorno al tavolo, anche se in modo indiretto, ci sono pure Pakistan, Egitto e Turchia. L’obiettivo è chiudere almeno i punti più urgenti prima del 21 aprile, giorno in cui scade la tregua. Ma, fanno notare fonti vicine ai colloqui, l’accordo non è affatto garantito. Le distanze restano ampie e il rischio di un nuovo stallo c’è tutto.

    Anche Associated Press parla di una possibile proroga del cessate il fuoco oltre la scadenza prevista. Secondo l’agenzia, le parti avrebbero già trovato “in linea di principio” un’intesa su un’estensione della tregua, mentre i mediatori provano a sbloccare i tre dossier più delicati: nucleare, libertà di navigazione a Hormuz e risarcimenti di guerra.

    Teheran aspetta i mediatori pakistani e mette Hormuz al centro

    Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha annunciato l’arrivo di una delegazione pakistana per approfondire quanto emerso dopo i colloqui di Islamabad. “Discuteremo in dettaglio le nostre posizioni e i nostri punti di vista”, ha spiegato, confermando che il Pakistan continua ad avere un ruolo centrale nella mediazione.

    Lo stesso Baqaei ha aperto, almeno sul piano diplomatico, a una gestione condivisa della sicurezza dello Stretto di Hormuz con gli altri Stati del Golfo, ma solo “a condizione che la guerra condotta dall’America e dal regime sionista contro l’Iran giunga al termine”. Un messaggio rivolto agli interlocutori della regione e, in parte, anche agli europei, che Teheran ha invitato a non interferire.

    Vance: “La tregua regge”. Ma il nucleare resta il vero scoglio

    Il vicepresidente J.D. Vance, parlando con i reporter e poi intervenendo a un forum di Turning Point a Phoenix, ha detto che “la tregua sta reggendo”. Ha descritto la situazione come fragile, ancora aperta, ma ha insistito su un punto politico preciso: gli Stati Uniti sono pronti a trattare l’Irancome un Paese normale” sul piano economico, a patto che rinunci in modo verificabile allo sviluppo di armi nucleari.

    Sul tavolo, secondo il New York Times, Teheran avrebbe proposto una sospensione di cinque anni del programma nucleare. Una formula che la delegazione americana, stando alle ricostruzioni circolate a Washington, considera ancora insufficiente per garantire un livello di sicurezza accettabile nel medio periodo.

    Trump raffredda l’ipotesi di proroga della tregua

    C’è però una sfumatura politica che complica il quadro. Intervistato da ABC News, Trump ha detto di non stare pensando a una proroga del cessate il fuoco, nonostante nelle stesse ore siano circolate indiscrezioni su una possibile estensione. “Potrebbe finire bene o male, ma penso che un accordo sia meglio perché poi potranno ricostruire”, ha affermato.

    È il doppio binario che accompagna tutta questa crisi: da una parte la pressione militare, dall’altra la trattativa. Solo nei prossimi giorni si capirà se le aperture di queste ore porteranno a un’intesa vera o se resteranno, come già successo in passato, un passaggio interlocutorio.

    La crisi si allarga: Libano, Regno Unito e traffico nel Golfo

    Nel frattempo la crisi si allarga. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per questa sera alle 20 locali il gabinetto di sicurezza per discutere di un possibile cessate il fuoco in Libano, mentre il quotidiano al Mayadeen parla di una possibile tregua di una settimana a partire da stasera, citando una fonte della sicurezza iraniana.

    Sul fronte europeo, il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito ai Comuni che il Regno Unito non entrerà nel conflitto. “Non è la nostra guerra”, ha detto, rispondendo alle pressioni e, indirettamente, anche alle parole di Trump.

    A pesare resta infine Hormuz, passaggio decisivo per il petrolio mondiale. L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una petroliera iraniana sanzionata dagli Usa sarebbe riuscita ad attraversare l’area con il sistema di navigazione acceso. Nelle stesse ore il Centcom ha sostenuto di aver attuato “completamente” il blocco navale contro l’Iran in 36 ore, dichiarando di aver ottenuto la “superiorità marittima” in Medio Oriente. Un segnale chiaro: il negoziato va avanti accanto alla forza. Non al suo posto.

  • Meloni suspends defense agreement with Israel: what this means for international relations

    Meloni suspends defense agreement with Israel: what this means for international relations

    Government Cracks Down on Short-Term Rentals: What Changes for Cities and Hosts

    ROME, April 14 – The Italian government has taken a decisive step on the hot topic of short-term rentals in big cities. On April 14, 2026, ministers gathered at Palazzo Chigi and approved a fresh set of rules, hoping to ease the growing friction between locals and the booming tourism sector. The decision comes after months of heated discussions involving city officials, landlords, and hospitality groups.

    Tourism Minister Daniela Santini presented the new measures, which bring in tighter registration rules for hosts, the launch of a national database for rental properties, and a cap on how many days each property can be rented out every year in certain city neighborhoods. “We want to protect the social fabric of our cities,” Santini said at a press conference, “without penalizing those who rely on short-term rentals for their income.”

    Tensions Boil Over as Rents Keep Climbing

    Behind this move is a wave of protests from residents in cities like Florence, Milan, and Rome. Locals have been sounding the alarm about soaring rents and the vanishing supply of long-term homes. ISTAT figures show that average rents in central districts have shot up by 12% in the past year—with some areas hit even harder. Neighborhood groups, like Florence’s “Vivere il Centro,” have been pleading for action. “We’re not against tourism,” spokesman Marco Bianchi said, “but we can’t find homes anymore. The city is changing too fast.”

    So, what’s in the new rules? For properties in historic centers now marked as “high pressure” zones, there’s a 90-day rental cap per year. Cities can ask for exceptions, but only if they back it up with detailed reports about housing shortages and local needs.

    Stricter Rules, Hefty Fines: What Hosts Need to Know

    The crackdown doesn’t stop there. Every host will have to register their property on a new national digital platform managed by the Tourism Ministry. Each listing gets a unique code, which must be shown on every ad—online and offline. Anyone caught breaking the rules faces fines between €2,000 and €10,000, depending on how serious the violation is.

    There are also new requirements on safety standards and tax compliance. “It’s about transparency,” Santini stressed. “We want to make sure everyone plays by the same rules.” The system goes live on July 1st, leaving property owners just over two months to get ready.

    Industry Split: Landlords Worried, Hotels Applaud

    The announcement has stirred up mixed feelings in the industry. The National Association of Short-Term Rentals (ANRA) fears the move could hurt small landlords. “Many families depend on this income,” said ANRA president Lucia Ferri. “A rigid limit could push some into the informal market.” By contrast, hotel groups are cheering. “We’ve been asking for clear rules for years,” said Paolo Rossi, vice president of Federalberghi. “This is a start.”

    Big platforms like Airbnb and Booking.com have yet to make an official statement. Insiders, though, say they’re busy studying the technical details of the new registration system.

    What Happens Next: Cities to Set Their Own Pace

    The law leaves some wiggle room for local governments, letting mayors set stricter limits or grant exceptions based on how their cities are changing. The Ministry has promised a review after a year to see what impact the rules have on rents and tourism.

    In the meantime, city halls are gearing up to release instructions for residents and landlords. Many are waiting to see how enforcement will play out, especially in places like Venice and Naples, where short-term rentals are already a hot-button issue.

    One thing is certain: balancing tourism and everyday city life is still a delicate game. The government’s new rules aim to strike that balance, but as many mayors point out, it’s going to take ongoing talks and plenty of fine-tuning along the way.

  • Roberto Castelli e la denuncia della moglie: vivono separati da un anno e i rapporti sono pessimi, ma lei non si aspettava questo

    Roberto Castelli e la denuncia della moglie: vivono separati da un anno e i rapporti sono pessimi, ma lei non si aspettava questo

    Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e fondatore del Partito popolare del Nord, si ritrova travolto da una storia familiare che finisce dritta nei palazzi di giustizia e, inevitabilmente, si porta dietro anche un peso politico. La moglie, Sara Fumagalli, lo ha querelato per violenza privata. E non è tutto: ha presentato una seconda denuncia per lesioni contro la sua vice, la consigliera comunale Francesca Losi. I fatti — secondo le prime ricostruzioni — sarebbero successi nella loro casa di Cisano Bergamasco (Bergamo). Ora la vicenda segue il suo corso negli uffici giudiziari competenti.

    Castelli querelato: l’accusa di violenza privata

    Castelli ha 79 anni (ne compirà 80 a luglio) e prova a mettere acqua sul fuoco. Ma nella voce, racconta chi lo ha sentito, si avverte amarezza. E anche sorpresa. «Con mia moglie viviamo da separati ormai da un anno», dice l’ex ministro. I contatti, sostiene, sono pochi e «pessimi».

    Il punto, però, è l’accusa: violenza privata. Castelli dice di non capirne l’origine. «Non so come faccia ad accusarmi di violenza privata, perché da tempo abbiamo pochissimi rapporti». Poi entra nel concreto: la proprietà è la stessa, sempre a Cisano Bergamasco, ma «in due appartamenti separati».

    Stessa proprietà, due appartamenti: la separazione “di fatto”

    Il racconto dell’ex esponente della Lega Nord restituisce l’immagine di una convivenza solo sulla carta. Casa in comune, ma spazi divisi. E rapporti ormai consumati. «Stiamo cercando di separarci da tempo, la situazione è complicata», spiega, lasciando intendere che la rottura non è di ieri.

    A un certo punto, quasi per incredulità, gli scappa anche una battuta amara: «È un pesce d’aprile?». No. La segnalazione — stando a quanto viene riferito — c’è. E lui insiste: «Io non ho ricevuto niente, per me è una sorpresona». Per ora, sempre secondo quanto emerge, non ci sarebbero ancora atti formali a lui notificati.

    Denuncia per lesioni contro Francesca Losi: udienza il 30 giugno

    Su un altro binario corre invece la denuncia che riguarda Francesca Losi, vice segretaria federale del movimento fondato dallo stesso Castelli, consigliera comunale a Pontida e oggi candidata sindaca a Lecco. Qui un passaggio è già fissato: Losi risulta citata davanti al giudice di pace di Bergamo. L’udienza è calendarizzata per il 30 giugno.

    In questo caso la contestazione è per lesioni. Fumagalli — 55 anni, con un passato nell’area leghista e descritta come molto religiosa — parla di un episodio che sarebbe avvenuto addirittura in camera da letto, sempre nella casa di Cisano. Castelli, su questo, si limita a tagliare corto: «Io non ne so nulla». Cinque parole nette, che però non chiudono la partita. Anzi.

    Versioni opposte e una controdenuncia

    Sulla presunta aggressione, le versioni restano lontane. Losi — giornalista cinquantenne — nega di aver mai toccato Fumagalli e, a sua volta, avrebbe presentato una controdenuncia. «È una faccenda familiare e molto personale», si è fermata a dire, senza entrare nei dettagli.

    Il terreno resta delicato: quando il privato si incrocia con incarichi politici locali, ogni gesto finisce sotto una lente d’ingrandimento. E basta poco — una telefonata mancata, un incontro in municipio — per alzare la tensione.

    La rottura e i segnali sui social

    Che tra Castelli e Fumagalli i rapporti siano ai minimi lo raccontano anche segnali laterali, come quelli che arrivano dai social. Sul profilo Facebook della donna compaiono foto con diversi esponenti dell’area leghista — da Matteo Salvini ad Attilio Fontana, fino a Roberto Vannacci. Per trovare uno scatto insieme a Castelli, invece, bisognerebbe risalire — secondo quanto viene riferito — al 2022.

    Castelli, rivisto di recente a Pontida ai funerali di Umberto Bossi, chiude con una frase che suona più umana che politica: «Certo, non immaginavo che si arrivasse a questo». Adesso parleranno gli atti. La prima data cerchiata è quella del 30 giugno, per il filone che riguarda Losi. Per la querela a carico dell’ex ministro, invece, si attendono sviluppi e notifiche formali.