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  • Usa avvertono l’Ue: ‘Attenzione al Buy European sulle armi o ci saranno conseguenze’

    Usa avvertono l’Ue: ‘Attenzione al Buy European sulle armi o ci saranno conseguenze’

    Bruxelles, 20 febbraio 2026 – Gli Stati Uniti hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Unione Europea: se Bruxelles decidesse di introdurre clausole vincolanti “Buy European” nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, prevista per l’estate, potrebbero arrivare ritorsioni commerciali. La posizione americana, espressa in modo deciso dal Dipartimento della Difesa in un documento inviato alla Commissione Ue, segna un nuovo punto di tensione nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico su un tema cruciale come la sicurezza.

    Washington avverte Bruxelles sulle regole degli appalti

    Il messaggio, arrivato nelle ultime ore al termine della consultazione pubblica avviata da Bruxelles, non lascia margini di interpretazione. “Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica che limiti la capacità delle aziende Usa di accedere al mercato europeo”, si legge nel testo inviato dal Pentagono. Una posizione che, secondo fonti diplomatiche europee, era attesa, ma non con toni così espliciti.

    La revisione delle norme sugli appalti per la difesa è uno dei dossier più delicati sul tavolo della Commissione guidata da Ursula von der Leyen. L’intento dichiarato di molti governi europei – con Francia e Italia in prima fila – è quello di rafforzare l’industria europea, specialmente alla luce delle attuali tensioni geopolitiche e della necessità di una maggiore autonomia strategica. Tuttavia, l’idea di introdurre clausole “Buy European” – che favorirebbero le imprese Ue nelle gare pubbliche – ha subito suscitato preoccupazioni a Washington.

    Il rischio di una guerra commerciale sulla difesa

    Secondo il Dipartimento della Difesa americano, un approccio protezionista sarebbe “sbagliato” e potrebbe scatenare una spirale di ritorsioni. In particolare, gli Stati Uniti minacciano di rivedere le deroghe previste dal loro “Buy American Act”, la legge che già impone restrizioni all’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici federali. Se Bruxelles decidesse di chiudere le porte alle aziende americane, Washington potrebbe fare lo stesso, limitando ulteriormente l’accesso ai gruppi europei.

    Potremmo essere costretti a limitare l’accesso agevolato delle aziende Ue ad alcune gare”, afferma il documento. Una prospettiva che preoccupa non solo i grandi gruppi industriali – da Leonardo a Airbus – ma anche diversi governi europei, consapevoli della forte interdipendenza tra Europa e Stati Uniti nel settore della difesa.

    Le reazioni in Europa e il calendario della riforma

    A Bruxelles, la questione divide. Da una parte, c’è chi – come il commissario al Mercato interno Thierry Breton – spinge per una maggiore autonomia industriale europea, anche attraverso regole più severe. Dall’altra, alcuni Stati membri temono che una posizione troppo rigida possa danneggiare le relazioni con gli Stati Uniti, partner chiave nella Nato e fornitori di tecnologie strategiche.

    Secondo fonti della Commissione, la consultazione pubblica si è chiusa la scorsa settimana e ora si passerà alla fase tecnica di analisi delle proposte. L’obiettivo è presentare una bozza di riforma entro giugno, con l’adozione definitiva prevista prima della pausa estiva. “Stiamo valutando tutte le opzioni, ma il dialogo con Washington resta aperto”, ha spiegato un funzionario europeo vicino al dossier.

    Un equilibrio difficile tra autonomia e alleanze

    Il nodo resta quello di sempre: come conciliare la spinta verso una maggiore autonomia strategica europea con la necessità di mantenere rapporti solidi con gli alleati americani. Negli ultimi mesi, questo tema è stato al centro di diversi incontri bilaterali e multilaterali, senza però trovare una sintesi condivisa.

    Non possiamo permetterci una guerra commerciale sulla difesa proprio ora”, ha confidato un diplomatico italiano a margine di una riunione a Bruxelles. Eppure, la pressione politica interna – soprattutto in Francia e Germania – spinge per misure più incisive a tutela dell’industria europea.

    Il prossimo passaggio sarà decisivo. Nei palazzi dell’Ue si lavora a una mediazione che eviti lo scontro diretto con Washington, ma non rinunci a rafforzare l’industria continentale. Una partita delicata, che rischia di ridefinire gli equilibri tra Europa e Stati Uniti proprio mentre lo scenario internazionale impone nuove scelte in materia di sicurezza e cooperazione.

  • Borsa europea in calo: Parigi e Londra segnano perdite significative

    Borsa europea in calo: Parigi e Londra segnano perdite significative

    Milano, 3 febbraio 2026 – Le borse europee partono male la settimana, tutte in calo nelle prime ore di contrattazione. Alle 9 di stamattina, Parigi ha segnato un -0,51%, scendendo a 8.084 punti. Anche Londra ha perso terreno, cedendo lo 0,58% e fermandosi a 10.163. Francoforte e Madrid non sono da meno, con ribassi rispettivamente dello 0,6% (24.392 punti) e dello 0,59% (17.775 punti). Un avvio che mette in chiaro le incertezze degli investitori in questa prima settimana di febbraio.

    Mercati europei in calo: i numeri dell’apertura

    L’atmosfera sui mercati finanziari europei è stata subito di prudenza. Gli operatori si muovono con cautela, in attesa di alcuni dati economici importanti che arriveranno nei prossimi giorni. Tutti gli occhi sono puntati sulle mosse della Banca Centrale Europea e sulle nuove previsioni di crescita per l’area euro. “Il mercato sta giocando sul sicuro, aspettando segnali più chiari dalla politica monetaria,” ha detto un analista di una grande banca milanese, contattato poco dopo l’apertura.

    Cosa pesa sui mercati: incertezze e tensioni

    Dietro al calo delle borse europee ci sono anche le tensioni geopolitiche che continuano a spaventare gli investitori. Le preoccupazioni per la situazione in Medio Oriente e l’incertezza legata alle elezioni americane di novembre tengono alta la volatilità. “Tutti guardano con attenzione ai dati sull’inflazione e alle mosse dei tassi,” spiega un trader della City di Londra. Anche le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime hanno dato il loro contributo a questo avvio debole.

    Come sono partite le principali piazze: Parigi, Londra, Francoforte, Madrid

    Nel dettaglio, la Borsa di Parigi ha aperto a 8.084 punti, in calo dello 0,51%. A Londra, il FTSE 100 ha perso lo 0,58%, fermandosi a 10.163 punti. Francoforte ha visto il DAX scendere dello 0,6% a 24.392 punti, mentre Madrid ha chiuso la prima ora di scambi a 17.775, in calo dello 0,59%. Un quadro abbastanza uniforme che racconta una mattinata difficile per i mercati europei.

    Che cosa aspettarsi nei prossimi giorni: dati e decisioni BCE

    Gli investitori stanno aspettando i dati sull’inflazione dell’area euro e le nuove indicazioni della BCE sui tassi d’interesse. Secondo gli addetti ai lavori, la settimana potrebbe essere molto movimentata, soprattutto se i dati o le parole dei membri della banca centrale dovessero sorprendere. “Non prevediamo grandi scossoni finché non usciranno i dati sull’inflazione,” dice un gestore di fondi parigino.

    Piazza Affari segue la scia: cosa succede in Italia

    Anche Piazza Affari risente del clima negativo che si respira altrove in Europa. L’indice FTSE MIB ha aperto in calo, seguendo il trend delle principali piazze. Gli esperti ricordano che il mercato italiano è molto sensibile a quello che succede a livello internazionale e alle decisioni della BCE. “L’Italia resta esposta alle oscillazioni globali,” sottolinea un economista di Roma, avvertendo che la volatilità potrebbe durare ancora per qualche giorno.

    In attesa di segnali chiari: prudenza sui mercati

    Insomma, la giornata si apre con prudenza sulle borse europee, tutti i principali indici in rosso nelle prime ore. Gli operatori preferiscono restare alla finestra, aspettando nuovi dati e indicazioni dalla politica monetaria europea. Sarà solo nei prossimi giorni che si capirà se questo trend negativo continuerà o se i mercati del Vecchio Continente troveranno qualche segnale di ripresa.

  • Giuli sigla un accordo cinematografico storico tra Italia e Cina a Pechino

    Giuli sigla un accordo cinematografico storico tra Italia e Cina a Pechino

    Pechino, 3 febbraio 2026 – Italia e Cina hanno firmato oggi un nuovo Accordo di coproduzione cinematografica, un’intesa che punta a rilanciare la collaborazione tra i due Paesi nel mondo del cinema e a far tornare il cinema italiano protagonista in Asia. La firma è avvenuta nella capitale cinese, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e del presidente di China Media Group, Shen Haixiong, che guida per Pechino le politiche legate a cinema e audiovisivo. Giuli ha parlato di un “nuovo impulso all’internazionalizzazione dell’industria cinematografica italiana”.

    Un salto di qualità tra Italia e Cina

    Il nuovo Accordo di coproduzione cinematografica arriva dopo la scadenza, nel 2021, del precedente patto tra i due Paesi. Da allora, anche se le relazioni culturali non si sono mai interrotte, l’assenza di un’intesa aggiornata aveva rallentato la realizzazione di progetti comuni. “Il cinema è un linguaggio che va oltre le parole”, ha detto Giuli dopo la firma. “Le coproduzioni internazionali, con incentivi chiari, sono un modo concreto per unire i popoli e far crescere il settore”.

    La cerimonia si è svolta nella sede centrale di China Media Group, nel distretto di Chaoyang, a pochi passi dal centro amministrativo di Pechino. Erano presenti anche funzionari del Ministero della Cultura italiano e i rappresentanti delle principali case di produzione cinesi. L’accordo apre la strada a produttori italiani e cinesi per accedere a fondi e incentivi nei rispettivi Paesi, facilitando così la realizzazione di film, documentari e serie tv insieme.

    Nuove opportunità per il cinema italiano

    Per la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, questa firma segna “un passo avanti nella collaborazione tra Italia e Cina”, un percorso che in questi anni ha visto crescere l’interesse del pubblico cinese verso il cinema italiano. Progetti come ‘Italy-Country in Focus’ nei principali festival cinesi e il programma ‘Italian Screens’ hanno aiutato a portare l’attenzione di critici e spettatori asiatici sulle nostre produzioni.

    “Abbiamo lavorato molto per costruire una relazione solida tra le nostre istituzioni e le industrie cinematografiche”, ha detto Borgonzoni. “Ora vediamo i risultati: nuove occasioni di lavoro per i nostri professionisti e una vetrina importante per il talento italiano nel mondo”.

    Cinema, cultura e scambi sul grande schermo

    L’incontro tra Giuli e Haixiong non ha riguardato solo la produzione di film, ma anche la distribuzione nei rispettivi mercati e la promozione del patrimonio culturale italiano sui media cinesi. Tra i temi sul tavolo, la realizzazione di documentari sulle città italiane e cinesi gemellate, che ospitano Siti Unesco. Un modo per rafforzare i legami culturali tra i due Paesi attraverso il cinema.

    Secondo una nota del Ministero della Cultura italiano, l’accordo si inserisce in una strategia più ampia per promuovere il cinema italiano all’estero. La Cina è oggi uno dei mercati più vivaci al mondo: nel 2025, secondo l’UNESCO, ha prodotto oltre 1.200 lungometraggi, con incassi in continua crescita.

    Il settore guarda con speranza

    Tra i produttori italiani presenti a Pechino si respira un cauto ottimismo. “Questa è un’opportunità concreta per riprendere a lavorare con partner cinesi dopo anni difficili”, ha detto Marco Risi, regista e produttore romano. “Il pubblico cinese è curioso e attento alle storie europee, ma serve una strategia chiara per la distribuzione”.

    Dall’altra parte, arrivano segnali positivi. “L’Italia ha una tradizione cinematografica di grande valore riconosciuta in tutto il mondo”, ha sottolineato Shen Haixiong durante la cerimonia. “Siamo pronti a mettere insieme risorse e competenze per creare opere che parlino a entrambe le culture”.

    Prossimi passi e prospettive

    La visita del ministro Giuli a Pechino continuerà nei prossimi giorni con incontri istituzionali e tavoli di lavoro dedicati alle nuove coproduzioni. L’obiettivo è lanciare almeno tre progetti congiunti tra società italiane e cinesi già entro il 2026.

    Solo allora si potrà capire davvero l’impatto dell’accordo sul settore. Per ora, la firma segna il ritorno dell’Italia sulla scena asiatica. Una scommessa sulla creatività e il dialogo tra culture, che parte da un gesto concreto come quello di oggi.

  • Scomparso con i genitori: la corsa contro il tempo per salvare un bambino in pericolo

    Scomparso con i genitori: la corsa contro il tempo per salvare un bambino in pericolo

    Varese, 3 febbraio 2026 – Un bimbo di otto anni, con una grave cardiopatia e bisognoso di farmaci salvavita, è sparito insieme ai genitori dalla provincia di Varese alla fine del 2025. L’allarme è scattato solo in queste ore, grazie all’avvocata Veronica Ligorio, nominata curatrice speciale dal tribunale dei Minori di Milano per difendere gli interessi del piccolo. Secondo la legale, senza la terapia prescritta dai medici dell’ospedale Del Ponte, il bimbo rischia davvero la vita.

    Cardiopatia e farmaci: la situazione delicata

    Il bambino, appena otto anni, era seguito da mesi nel reparto di cardiologia pediatrica dell’ospedale Del Ponte di Varese. I medici avevano stabilito che doveva prendere costantemente un farmaco salvavita. Senza, le sue condizioni rischiano di peggiorare in fretta, spiegano fonti sanitarie. “Serve urgentemente quel farmaco, come hanno detto i medici”, ha ribadito Ligorio all’Ansa. Nei mesi prima della scomparsa, il piccolo era già stato ricoverato più volte, segno di una situazione fragile e sotto stretto controllo.

    Maltrattamenti e indagini: un quadro inquietante

    La storia si complica perché, durante i colloqui in ospedale, il bambino aveva raccontato di subire maltrattamenti dal padre biologico. È un dettaglio emerso dagli operatori sanitari. Il padre, che non ha mai riconosciuto ufficialmente il figlio, viveva in modo irregolare con la madre e il bambino. Dopo le segnalazioni dei medici, l’ospedale Del Ponte ha allertato la procura di Busto Arsizio, coinvolgendo anche i servizi sociali e il tribunale dei Minorenni di Milano. “La situazione era già monitorata”, dicono fonti vicine all’inchiesta.

    La scomparsa e la ricerca senza sosta

    Il 29 dicembre scorso, madre e figlio non si sono presentati all’appuntamento per la somministrazione del farmaco salvavita. Da quel momento, nessuno ha avuto più notizie della famiglia. I carabinieri di Busto Arsizio hanno subito avviato le ricerche, allargando i controlli anche fuori provincia. Il tribunale dei Minori ha emesso un’ordinanza urgente per ritrovare madre e bambino. “Trovare loro è fondamentale per salvare il bimbo”, ha sottolineato ancora Ligorio.

    Il nodo dell’espatrio: un’incognita da sciogliere

    Secondo la curatrice speciale, la madre era sotto un regime di responsabilità genitoriale limitata, ma senza divieto di espatrio. Questo complica le indagini. “Si sospetta che la famiglia possa essere tornata nel loro paese d’origine”, ha detto Ligorio. I carabinieri stanno battendo tutte le piste, anche quella di un possibile spostamento all’estero non autorizzato. Al momento, però, nessuna conferma ufficiale.

    Appello urgente: chi sa parli

    Le forze dell’ordine chiedono a chiunque abbia informazioni di mettersi in contatto con i carabinieri di Busto Arsizio o con la procura minorile di Milano. La priorità rimane la salute del bambino: “Ogni ora senza terapia aumenta il rischio”, avvertono fonti sanitarie. Nel paese, tra i vicini della famiglia, la preoccupazione cresce. “Non li vedevamo spesso, ma il bambino sembrava fragile”, racconta una residente di Gallarate.

    Una comunità sotto shock

    Questa vicenda ha scosso profondamente la zona. Le ricerche si sono concentrate tra Varese, Busto Arsizio e i comuni vicini. Finora, però, nessuna traccia concreta. Gli inquirenti non escludono niente: fuga volontaria, aiuti esterni o un allontanamento improvviso per paura delle conseguenze dopo le denunce di maltrattamenti.

    Nel frattempo, resta l’emergenza sanitaria: il bambino deve tornare al più presto alla terapia salvavita. “È una corsa contro il tempo”, ammettono gli investigatori. Ma per ora, tutto tace.

  • Caccia al bimbo scomparso: i genitori e l’urgenza dei farmaci salvavita

    Caccia al bimbo scomparso: i genitori e l’urgenza dei farmaci salvavita

    Varese, 3 febbraio 2026 – Un bambino di otto anni, gravemente malato di cuore e bisognoso di farmaci salvavita, è sparito insieme ai genitori dalla provincia di Varese alla fine del 2025. L’allarme è scattato grazie all’avvocata Veronica Ligorio, nominata curatrice speciale dal tribunale dei Minori di Milano, che ha sottolineato l’urgenza di far riprendere subito la terapia interrotta. Le ricerche sono ancora in corso, mentre cresce la preoccupazione per la salute del piccolo e il suo destino.

    Bambino scomparso, i medici suonano il campanello d’allarme

    Dalle prime ricostruzioni, il bambino era seguito dai medici dell’ospedale Del Ponte di Varese, dove aveva passato diversi periodi di cura nei mesi prima della scomparsa. Il 29 dicembre scorso, la madre e il bambino non si sono presentati all’appuntamento per la somministrazione del farmaco indispensabile contro la sua malattia cardiaca. Da quel giorno, nessuna traccia.

    “Il bambino ha bisogno urgente di quel farmaco, come hanno confermato i medici”, spiega l’avvocata Ligorio. “È fondamentale che ricominci la terapia il prima possibile”.

    I medici dell’ospedale confermano: senza i medicinali, la situazione può diventare pericolosa in fretta. “Ogni ora che passa peggiora il rischio per la sua vita”, racconta uno dei medici.

    Maltrattamenti denunciati, scatta l’allarme delle autorità

    Durante alcune visite in ospedale, il bambino aveva raccontato agli specialisti di aver subito violenze dal padre biologico. Una segnalazione che ha subito coinvolto la procura di Busto Arsizio. Da lì, sono entrati in gioco i servizi sociali e il tribunale per i Minorenni di Milano.

    Le indagini hanno rivelato che il padre non ha mai riconosciuto ufficialmente il bambino e che la convivenza con la madre e il figlio è stata a tratti discontinua. Un quadro familiare complicato, con tensioni e segnalazioni alle spalle. “Abbiamo raccolto elementi preoccupanti”, conferma una fonte vicina all’inchiesta. Ma è stata la mancata presentazione all’ospedale a far scattare l’allarme vero e proprio.

    Indagini a tutto campo, si teme un allontanamento all’estero

    Il tribunale ha emesso un ordine urgente per ritrovare madre e figlio. I carabinieri di Busto Arsizio lavorano senza sosta: controllano telefoni, movimenti bancari, contatti. Si teme che la famiglia possa aver lasciato l’Italia per tornare nel paese d’origine.

    Una pista che trova conferma anche nelle condizioni legali della madre: “La responsabilità genitoriale era limitata – spiega l’avvocata Ligorio – ma non c’era divieto di espatrio”.

    Le forze dell’ordine collaborano con le autorità consolari e con le polizie straniere. Nessuna pista viene scartata. “Stiamo seguendo ogni segnalazione”, dice un investigatore. Intanto, cresce l’ansia tra i medici: “Non sappiamo dove sia il bambino, né se stia assumendo i farmaci”, ammette una dottoressa.

    L’appello disperato della curatrice speciale

    Trovare madre e figlio è questione di vita o di morte per il bambino”, ribadisce l’avvocata Ligorio, che in queste ore coordina la comunicazione tra tribunale, servizi sociali e ospedale. La priorità resta la salute del piccolo: senza la terapia, le sue condizioni possono peggiorare molto in fretta.

    Nel frattempo, la comunità di Varese segue con ansia la vicenda. Davanti all’ospedale Del Ponte, alcuni conoscenti della famiglia si fermano a parlare, preoccupati. “Speriamo solo che lo riportino qui”, dice una vicina di casa della madre.

    Le ricerche non si fermano. Ogni dettaglio può fare la differenza per riportare il bambino a casa e garantirgli le cure di cui ha disperatamente bisogno.

  • Marilyn: un anno di celebrazione tra libri, mostre e colori vibranti

    Marilyn: un anno di celebrazione tra libri, mostre e colori vibranti

    Los Angeles, 2 febbraio 2026 – Marilyn Monroe compie cento anni e il mondo si prepara a festeggiarla con una serie di eventi, mostre e iniziative che, da Los Angeles a Parigi e Londra, vogliono raccontare tutta la complessità di un’icona senza tempo. Dal 31 maggio, alla vigilia del suo compleanno ufficiale del 1° giugno, il Museo dell’Academy di Los Angeles aprirà le porte a una grande mostra con oggetti originali: abiti di scena, fotografie, lettere e materiali rari che ripercorrono la vita di una diva capace di entrare nell’immaginario collettivo.

    Los Angeles e Parigi: due città per un mito

    Al centro delle celebrazioni c’è la mostra al Museo dell’Academy, che espone centinaia di cimeli appartenuti a Marilyn Monroe. Tra i pezzi più attesi, costumi dei suoi film più famosi, fotografie d’epoca e lettere private. “Vogliamo raccontare la donna oltre il mito”, spiegano i curatori, mostrando non solo la star di Hollywood, ma anche la persona fragile e complessa dietro quel sorriso così famoso.

    Dall’8 aprile al 26 luglio, la Cinémathèque Française di Parigi ospiterà “Marilyn Monroe turns 100!”, una rassegna che vuole andare oltre i soliti cliché. In programma ci sono filmati rari, manifesti originali e una selezione di fotografie che ripercorrono la carriera dell’attrice. “Vogliamo restituire l’immagine di una figura che ha parlato a generazioni diverse”, ha spiegato il direttore Frédéric Bonnaud.

    Immersione nel mito: tra tecnologia e teatro

    Non ci saranno solo mostre. In primavera partirà da Hollywood un’esperienza immersiva itinerante: stanze multisensoriali, fotografie in 3D, cimeli rari e contenuti interattivi per far entrare il pubblico nella vita e nel mito di Marilyn Monroe. Un percorso pensato soprattutto per i più giovani, che forse conoscono l’attrice solo attraverso i suoi ruoli più famosi, da “A qualcuno piace caldo” a “La febbre del settimo anno”.

    A Londra, invece, sarà il teatro a riportare in scena la leggenda. Dal prossimo aprile al Crazy Cogs andrà in scena “Marilyn: 100 Years of a Legend”, uno spettacolo musicale e teatrale in cui la storica sosia Suzie Kennedy interpreterà l’attrice. “Non si tratta solo di imitare Marilyn – ha detto Kennedy – ma di raccontarne l’umanità, le sue fragilità”.

    I colori di Marilyn e il libro del centenario

    Tra le iniziative più originali c’è la collaborazione con Pantone, che ha creato la “Pantone Marilyn Monroe Collection Palette”. Una gamma di colori ispirati alle diverse sfumature dell’identità della diva: dal bianco “Star White” al rosso acceso “High Risk Red”. “Abbiamo voluto tradurre in colori le emozioni che Marilyn ha sempre suscitato”, ha spiegato Laurie Pressman, vicepresidente del Pantone Color Institute.

    Non poteva mancare un libro ufficiale per il centenario. In collaborazione con la Marilyn Monroe Estate è stato pubblicato “Marilyn Monroe 100”, l’unico volume fotografico autorizzato per l’anniversario. Sfogliando le pagine si incontrano gli scatti di grandi fotografi che hanno immortalato Marilyn, da André de Dienes e Joseph Jasgur, che catturarono la giovane Norma Jeane Mortenson, fino ai ritratti promozionali di John Florea e Philippe Halsman.

    Scatti inediti e l’eredità di un mito

    Il libro include anche fotografie intime di Eve Arnold, Elliott Erwitt, Bruce Davidson e Henri Cartier-Bresson, scattate sui set dei suoi film più famosi. Non mancano i ritratti raffinati di Cecil Beaton e Richard Avedon, insieme agli scatti privati di Alfred Eisenstaedt, Sam Shaw, George Barris e Milton Greene. Il volume si chiude con “The Last Sitting” di Bert Stern e alcune immagini recentemente ritrovate di una Marilyn luminosa e sorridente, scattate da Allan Grant per Life pochi giorni prima della sua morte.

    A cento anni dalla sua nascita, il 1° giugno 1926 a Los Angeles, Marilyn Monroe resta un simbolo di bellezza e fragilità, desiderio e solitudine. Le celebrazioni per il centenario non sono solo un omaggio alla diva, ma anche un’occasione per riflettere su come il suo mito continui a parlare ancora oggi. “Marilyn è stata tante cose – ha ricordato la storica del cinema Laura Mulvey – ma soprattutto una donna che ha saputo trasformare le sue ferite in arte”.

  • Scopri perché lavorare all’estero può cambiare la tua vita

    Roma, 2 febbraio 2026 – Oggi lavorare all’estero è una delle esperienze più importanti per tanti giovani italiani. Dopo la scuola o l’università, molti scelgono di mettersi alla prova fuori dai confini nazionali. In un mondo sempre più connesso, vivere e lavorare in un altro Paese offre vantaggi concreti: si imparano meglio le lingue straniere, si cresce come persone e si aprono porte nuove sul piano professionale e umano.

    Imparare una lingua vivendo la realtà

    Chi decide di trasferirsi per lavoro – che sia in Grecia, Cipro o Spagna, come raccontano diversi giovani intervistati da alanews.it – si ritrova subito immerso in un ambiente dove la comunicazione è fondamentale. “All’inizio ero timida, ma dopo il primo giorno ho capito che dovevo solo buttarmi”, confida Martina, 22 anni, che lavora nel servizio clienti a Salonicco. Anche senza diventare madrelingua, migliorare l’inglese è quasi automatico. E, superata la timidezza iniziale, parlare con colleghi e clienti stranieri diventa normale.

    Imparare a cavarsela da soli

    Vivere in una città straniera significa anche imparare a gestire la vita di tutti i giorni. Dalla ricerca di un medico al controllo delle spese, ogni cosa richiede un po’ di autonomia. “La prima volta che sono andato in farmacia da solo mi sono sentito davvero indipendente”, racconta Marco, 24 anni, che lavora ad Atene. Lavorare all’estero permette di mantenersi con le proprie forze e di imparare competenze pratiche che, per molti datori di lavoro italiani, fanno la differenza in un curriculum.

    Le sorprese della cultura lavorativa

    Entrare in un’azienda straniera vuol dire confrontarsi con abitudini e regole diverse. La cultura sul lavoro può riservare sorprese: orari più flessibili, pause pranzo più lunghe o riunioni informali sono solo alcuni esempi. “All’inizio è stato uno shock, poi ho capito come vanno le cose qui”, spiega Giulia, 27 anni, che lavora nel settore turistico a Barcellona. Anche il tempo libero è diverso: feste locali, tradizioni nuove e modi diversi di socializzare.

    Un curriculum più ricco e interessante

    L’esperienza all’estero arricchisce il curriculum e dimostra ai futuri datori di lavoro una buona capacità di adattarsi. “Le aziende cercano persone che sanno affrontare i cambiamenti”, conferma Luca Bianchi, responsabile risorse umane di una multinazionale milanese. L’esperienza internazionale è spesso vista come un segno di iniziativa e apertura mentale, soprattutto all’inizio della carriera.

    Scoprire culture nuove e se stessi

    Vivere in un altro Paese vuol dire anche confrontarsi con stili di vita diversi: dalla spesa al supermercato alle feste nazionali, ogni dettaglio racconta qualcosa della cultura locale. “Ho imparato a ridere dei miei stereotipi e a riconoscere quelli degli altri”, ammette Sara, 23 anni, da Madrid. Incontrare persone diverse diventa un’occasione per riflettere sulle proprie abitudini e capire come si viene visti all’estero.

    Costruire nuove amicizie e contatti

    Lasciare amici e famiglia non è mai facile, ma fare nuove amicizie è una realtà concreta. Spesso i colleghi diventano punti di riferimento e nascono legami che durano anche dopo il ritorno in Italia. “Ho conosciuto persone da tutta Europa: ora abbiamo una chat dove ci sentiamo ogni giorno”, racconta Davide, 25 anni, che lavora a Nicosia. Non mancano poi le occasioni per ampliare la propria rete professionale: nuove conoscenze possono aprire porte inaspettate.

    Tra aspettative e realtà

    Molti partono con un’idea precisa della destinazione, spesso influenzata da film o racconti sui social, ma la realtà del lavoro all’estero può essere diversa. “Non è tutto sole e spiaggia come pensavo”, ammette Francesca, 21 anni, da Valencia. Il consiglio degli esperti è di tenere aspettative realistiche: si va all’estero per lavorare, non per una vacanza lunga.

    Cercare casa: tra web e consigli

    Trovare un alloggio può essere complicato. Molti si affidano a siti specializzati o chiedono una mano ai colleghi locali. “Il mio capo mi ha messo in contatto con un’agenzia affidabile”, spiega Andrea, 26 anni. Attenzione però alle truffe: mai pagare in anticipo o dare dati senza certezze. Spesso sono proprio i nuovi amici a suggerire le soluzioni migliori.

    Un’esperienza che lascia il segno

    In fondo, lavorare all’estero è una sfida che arricchisce sotto tanti punti di vista. Non sempre va tutto liscio – c’è chi resta più a lungo del previsto, chi torna dopo pochi mesi – ma quasi tutti concordano su una cosa: “Vale la pena provarci”. Perché ogni esperienza fuori dai confini lascia qualcosa che rimane anche una volta tornati a casa.

  • Capodanno tragico: l’ex responsabile della sicurezza del Comune di Crans sotto inchiesta per i controlli al Le Constellation

    Crans-Montana, 29 gennaio 2026 – Un nuovo nome si aggiunge alla lista degli indagati per la strage di Capodanno al locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Si tratta dell’ex responsabile della sicurezza del Comune, figura chiave nei controlli anti-incendio. Secondo la procura di Sion, avrebbe dovuto vigilare sul rispetto delle norme nel locale dove è avvenuta la tragedia. La notizia, diffusa dalla tv svizzera RTS nelle prime ore di oggi, arriva dopo settimane di polemiche e dubbi sulle mancanze nei controlli comunali.

    Indagini che si allargano: ora sotto la lente i controlli comunali

    Fino a ieri, nessun funzionario comunale era stato coinvolto ufficialmente nell’inchiesta. Ora, invece, la procura di Sion ha iscritto tra gli indagati l’ex responsabile della sicurezza, il cui nome resta riservato. Secondo gli accertamenti, negli anni scorsi era proprio lui a occuparsi dei controlli anti-incendio nel “Le Constellation”, locale di proprietà della famiglia Moretti. Un ruolo delicato, che ora lo mette al centro delle verifiche sulle cause e le responsabilità della tragedia della notte di San Silvestro.

    Controlli mancati: il municipio ammette le mancanze

    Il tema delle verifiche saltate era già emerso subito dopo l’incendio. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, aveva ammesso pubblicamente, in un’intervista a metà gennaio, che il Comune non aveva fatto tutte le ispezioni previste dalla legge svizzera. “Se dovessi essere ritenuto responsabile, sono pronto a prendermi le mie responsabilità”, aveva detto Féraud, lasciando capire che la catena delle omissioni potrebbe essere lunga. Eppure, fino a stamattina, nessun dirigente comunale era stato formalmente indagato. La svolta è arrivata con l’annuncio della procura: l’ex responsabile della sicurezza sarà ascoltato dai magistrati il prossimo 9 febbraio.

    I Moretti ancora nel mirino: i reati contestati

    Restano sotto inchiesta anche Jacques e Jessica Moretti, proprietari del “Le Constellation”, già accusati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Per la procura, sono loro i principali responsabili delle condizioni di sicurezza carenti all’interno del locale. Con l’ingresso dell’ex funzionario comunale tra gli indagati, però, l’inchiesta si allarga. Ora si cerca di capire se ci siano state responsabilità condivise tra pubblico e privato nella gestione della sicurezza.

    Crans-Montana in attesa, municipio in allerta

    In città l’atmosfera resta pesante. Al municipio si respira preoccupazione. “Aspettiamo gli interrogatori e ci metteremo a disposizione della magistratura”, ha spiegato un portavoce del Comune questa mattina. Intanto, tra i residenti e i familiari delle vittime cresce la voglia di risposte: “Vogliamo capire perché nessuno ha davvero controllato”, ha detto una madre che ha perso il figlio la notte del 31 dicembre. Il prossimo passaggio cruciale sarà proprio l’interrogatorio dell’ex responsabile comunale, fissato per il 9 febbraio negli uffici della procura di Sion.

    Un’inchiesta segnata da ritardi e pressioni

    L’indagine sulla strage di Capodanno è stata fin dall’inizio al centro di critiche per i tempi e le modalità delle verifiche. Secondo fonti vicine agli inquirenti, ci sarebbero stati “ritardi e tentennamenti” nelle azioni chiave, con pressioni crescenti da parte dell’opinione pubblica e dei media svizzeri. Solo ora, con il nuovo indagato, la procura sembra voler scavare più a fondo anche sul ruolo delle istituzioni locali nella catena delle responsabilità.

    Le norme svizzere sulla sicurezza al centro del caso

    Al cuore della vicenda c’è il rispetto – o la mancata osservanza – delle norme svizzere sulla sicurezza nei locali pubblici. La legge impone controlli periodici da parte dei Comuni, soprattutto nei locali affollati come “Le Constellation”. Le prime indagini suggeriscono che questi controlli siano stati saltati o fatti in modo superficiale negli ultimi anni. Un dettaglio che ora potrebbe pesare non solo sui proprietari del locale, ma anche sui funzionari pubblici coinvolti.

    L’inchiesta va avanti tra attesa e tensione. Solo dopo il 9 febbraio sarà forse più chiaro se le omissioni contestate all’ex responsabile comunale abbiano avuto un ruolo decisivo nella tragedia che ha sconvolto Crans-Montana e tutta la Svizzera.

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