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  • Zielone światło dla nowego dekretu paliwowego od Rady Ministrów

    Zielone światło dla nowego dekretu paliwowego od Rady Ministrów

    Rzym, 3 kwietnia 2026 – Rząd włoski zatwierdził dziś rano nowy dekret dotyczący cen paliw, który przedłuża obniżkę akcyzy do 1 maja. Decyzja zapadła w Palazzo Chigi około godziny 10:30, po krótkiej debacie z udziałem premiera Giorgii Meloni i ministrów odpowiedzialnych za gospodarkę oraz infrastrukturę. Powód? Wysokie ceny na stacjach benzynowych oraz rosnąca presja społeczna, która narastała od kilku tygodni.

    Obniżka akcyzy przedłużona do 1 maja

    Nowy dekret oznacza, że obniżka akcyzy na paliwa – wprowadzona w styczniu tego roku – zostanie utrzymana jeszcze przez cztery tygodnie. Kierowcy będą mogli nadal korzystać z niższych cen benzyny i oleju napędowego przynajmniej do początku maja. „To konieczny krok, by chronić siłę nabywczą rodzin i firm” – stwierdził minister gospodarki Giancarlo Giorgetti podczas krótkiego spotkania z dziennikarzami przed wejściem do Palazzo Chigi.

    Z danych Ministerstwa Przemysłu wynika, że w ostatnich dniach średnia cena litra benzyny bezołowiowej utrzymywała się powyżej 1,90 euro, a oleju napędowego blisko 1,85 euro. „Nie możemy sobie pozwolić na powrót do wyższych stawek podatkowych w tym momencie” – dodał Giorgetti.

    Reakcje społeczne i polityczne

    Decyzja rządu spotkała się z ulgą głównych stowarzyszeń konsumenckich, takich jak Codacons i Unione Nazionale Consumatori. „To oddech dla rodzin, które już teraz zmagają się z rosnącymi kosztami życia” – skomentował Massimiliano Dona, prezes UNC. Opozycja z kolei krytykuje rząd za brak długofalowej strategii. „Przedłużanie obniżki akcyzy to tylko tymczasowe rozwiązanie” – powiedziała Elly Schlein z Partii Demokratycznej. „Potrzebujemy strukturalnej reformy podatków na paliwa”.

    Na stacjach benzynowych w centrum Rzymu, przy via Nomentana i via Appia Nuova, kierowcy reagowali z umiarkowanym optymizmem. „Każde euro się liczy, ale nie wiemy, co będzie po maju” – przyznał Marco, taksówkarz spotkany o 11:15 na jednej ze stacji Q8.

    Wpływ na budżet państwa i gospodarkę

    Według szacunków Ministerstwa Finansów, przedłużenie obniżki akcyzy będzie kosztować państwo około 400 milionów euro miesięcznie. Rząd zapewnia jednak, że te koszty zostaną pokryte dzięki wyższym wpływom z podatku VAT oraz poprawie ściągalności podatków w innych sektorach. „To inwestycja w spokój społeczny” – podkreśliła premier Meloni podczas zamkniętej części posiedzenia.

    Ekonomiści są podzieleni. Część ekspertów, jak prof. Carlo Cottarelli z Uniwersytetu Bocconi, uważa, że „utrzymywanie niskich podatków na paliwa może pomóc w walce z inflacją”, inni z kolei ostrzegają przed ryzykiem dla równowagi budżetowej w dłuższej perspektywie.

    Co dalej po 1 maja?

    Rząd nie wyklucza kolejnych działań, jeśli ceny ropy na światowych rynkach pozostaną wysokie. „Będziemy monitorować sytuację tydzień po tygodniu” – zapewnił minister środowiska Gilberto Pichetto Fratin. Na razie jednak nie ma planów wprowadzenia nowych ulg czy zmian w systemie podatkowym dotyczącym paliw.

    W najbliższych dniach dekret zostanie opublikowany w Dzienniku Ustaw i wejdzie w życie natychmiast po publikacji. Kierowcy mogą więc liczyć na utrzymanie obecnych cen przynajmniej do majówki – choć niepewność co do przyszłości pozostaje.

    Włoski rząd stoi przed trudnym wyborem: chronić konsumentów czy dbać o stabilność finansów publicznych. Na razie wybrał pierwszą opcję – ale tylko na kilka kolejnych tygodni.

  • Ponte sullo Stretto, il decreto non basta: resta il nodo della nuova gara

    Ponte sullo Stretto, il decreto non basta: resta il nodo della nuova gara

    Ponte sullo Stretto, Busia (Anac): “Serve una nuova gara pubblica, il decreto non risolve il vero problema”

    Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, non usa mezzi termini: “Il nodo centrale della nuova gara per il Ponte sullo Stretto di Messina non è stato sciolto dal decreto”. È quanto ha ribadito oggi, lunedì 24 marzo 2026, davanti alla commissione Ambiente del Senato. L’audizione, a Palazzo Madama, si inserisce nell’esame del disegno di legge sui Commissari straordinari e concessioni, che contiene anche regole dedicate proprio all’infrastruttura più discussa d’Italia.

    “Senza una nuova gara, il rischio è concreto”

    Per Busia la strada è chiara: “Serve una nuova gara pubblica, un nuovo contratto, così da avere un progetto magari più moderno e avanzato”. Insomma, cambiare rotta per evitare contenziosi legali e rispettare pienamente la normativa europea sugli appalti. “Solo così – precisa – si può garantire davvero trasparenza e competizione, due ingredienti fondamentali per un’opera di queste dimensioni”.

    Il decreto all’esame del Parlamento, però, secondo Busia non risolve la questione principale. “Il nodo della gara non è sciolto dal decreto”, insiste. Una presa di posizione netta, che arriva mentre il futuro del progetto è ancora tutto da scrivere.

    “Massima attenzione alle infiltrazioni mafiose”

    Durante l’audizione, Busia mette in guardia anche su un altro fronte: “Servono controlli più rigorosi e puntuali per evitare che la costruzione del Ponte finisca nel mirino della criminalità organizzata”. Il rischio, dice, è concreto. “La costruzione del Ponte sullo Stretto attirerà appetiti mafiosi”, afferma senza mezzi termini. E rilancia: “Vanno messi paletti molto stretti sul subappalto”, ricordando che le grandi opere spesso diventano terreno di caccia per le cosche.

    Norme che complicano invece di aiutare

    Busia non risparmia critiche nemmeno alle disposizioni procedurali inserite nel decreto. Secondo lui, queste regole “da una parte non servono per rispondere alle richieste della Corte, dall’altra complicano tutto, allungano i tempi e modificano procedure già esistenti, abbassando le garanzie”. In altre parole, più burocrazia e meno efficienza, senza vantaggi reali su trasparenza o rapidità.

    “Così si finisce per scaricare la responsabilità su chi deve decidere, rendendo tutto meno chiaro”, spiega davanti ai senatori. Il messaggio è diretto: “Meglio togliere regole inutili”. Serve semplificare, non aggiungere ostacoli.

    Parlamento diviso, confronto acceso

    Le parole di Busia arrivano proprio mentre il Parlamento si prepara all’ultimo giro di discussioni sul disegno di legge. Il tema del Ponte sullo Stretto continua a spaccare: c’è chi vuole correre e aprire i cantieri già quest’anno, e chi invece chiede certezze su legalità e trasparenza. La posizione dell’Anac – nuova gara pubblica e più controlli – promette di infiammare ancora il dibattito tra maggioranza e opposizione.

    Fonti parlamentari fanno sapere che la commissione Ambiente punta a chiudere sugli emendamenti entro la fine della settimana. Solo allora si capirà se le osservazioni dell’Anac entreranno davvero nel testo. Intanto, la discussione non si ferma neanche fuori dalle aule: ambientalisti, sindacati e imprese chiedono chiarezza sulle regole e tempi certi per l’opera.

    Ponte sullo Stretto: il cantiere che fa discutere l’Italia

    Il Ponte sullo Stretto di Messina resta sotto i riflettori. La richiesta di Busia – nuova gara, trasparenza e controlli severi – pesa in un momento cruciale per il futuro dell’infrastruttura. Ora la palla passa al Parlamento, chiamato a trovare il difficile equilibrio tra la voglia di fare presto e la necessità di fare bene. La partita, per adesso, resta più aperta che mai.

  • Prysmian rivoluziona il settore con il primo cavo a impatto carbonico negativo al mondo

    Prysmian rivoluziona il settore con il primo cavo a impatto carbonico negativo al mondo

    Prysmian lancia il primo cavo al mondo che “mangia” CO2
    MILANO – Una svolta che potrebbe cambiare il panorama dell’energia arriva oggi, 24 marzo 2026, da Milano. Prysmian ha presentato il primo cavo capace di assorbire fino a una tonnellata di CO2 per ogni chilometro. Un annuncio che, nelle intenzioni dei vertici aziendali, vuole essere un passo concreto nella lotta al cambiamento climatico. Al centro, la volontà di puntare su innovazione e sostenibilità per le reti elettriche del futuro.

    Il cavo che “ripulisce” l’aria: come funziona

    La novità firmata Prysmian nasce da un’idea semplice ma rivoluzionaria: ripensare ogni fase della produzione, dalla scelta delle materie prime al prodotto finito, per eliminare più CO2 di quanta se ne emetta. Il risultato? Un cavo con impronta carbonica negativa. In altre parole, non solo non inquina, ma aiuta anche a pulire l’atmosfera. “Questa volta l’impatto è davvero visibile”, hanno spiegato i tecnici durante la presentazione.

    Dai laboratori alla produzione su larga scala

    Superati i test, adesso Prysmian è pronta a portare questa tecnologia nelle fabbriche. Il primo pensiero va ai grandi clienti del settore Power Grid, ovvero chi gestisce le principali reti elettriche. Con stabilimenti in oltre 50 paesi, il gruppo punta a inserire i nuovi cavi nelle infrastrutture già in funzione. “Ci prepariamo a un salto in avanti mai visto nella riduzione delle emissioni di carbonio”, ha commentato un portavoce. Intanto, la richiesta di brevetto è già stata inviata.

    Dietro l’innovazione: materiali nuovi e ingegneria su misura

    Il segreto sta in due elementi chiave. Da una parte, l’ingegneria di ultima generazione: la struttura dei cavi è stata ripensata per garantire prestazioni ottimali senza rinunciare alla solidità. Dall’altra, ci sono i materiali innovativi. Una miscela di componenti a basse emissioni, materiali riciclati e bio-polimeri. “Abbiamo scelto con cura ogni materiale per abbattere la carbon footprint del prodotto”, ha spiegato il responsabile Ricerca e Sviluppo.

    Un chilometro, una tonnellata di CO2 in meno

    I numeri parlano chiaro: ogni chilometro di cavo installato assorbe fino a una tonnellata di CO2. Un dato che, applicato alle lunghezze delle grandi reti elettriche, può davvero fare la differenza. “Non si tratta solo di limitare i danni – racconta un ingegnere del team – ma di cambiare rotta: il nostro cavo aiuta attivamente la decarbonizzazione”.

    Pronti all’uso nelle reti già esistenti

    Uno dei punti di forza? I nuovi cavi si possono installare senza stravolgere le reti già operative. Secondo Prysmian, non serviranno grandi lavori: si potranno sostituire o aggiungere ai cavi attuali. “Vogliamo rendere la transizione all’energia pulita più semplice e veloce”, ha assicurato il direttore commerciale ai giornalisti presenti.

    Decarbonizzazione, una corsa contro il tempo

    L’annuncio arriva in un momento chiave. Il settore energetico è sotto pressione per accelerare la decarbonizzazione. Le reti elettriche, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, pesano per circa il 20% delle emissioni globali legate all’energia. Soluzioni come quella di Prysmian potrebbero abbassare questa quota, soprattutto se adottate su larga scala. “La strada da fare è ancora tanta – ha ammesso un dirigente – ma questa è una tappa fondamentale”.

    Il mercato osserva e si prepara

    Le prime reazioni dal mondo industriale non si sono fatte attendere. C’è chi parla di “passo avanti concreto”, altri restano in attesa di vedere i risultati della produzione su larga scala. Prysmian, intanto, guarda avanti: “Continueremo a investire in ricerca per rendere le nostre soluzioni sempre più sostenibili”, ha concluso il CEO in conferenza stampa.

    In poche parole, il nuovo cavo a impronta carbonica negativa non si limita a ridurre le emissioni: le assorbe. Un esempio di come la transizione ecologica possa partire da innovazioni concrete, nate nei laboratori italiani e pronte a cambiare le regole del gioco nel mondo dell’energia.

  • Atene contro Sparta, la sfida tra due potenze che ha cambiato la storia

    Atene contro Sparta, la sfida tra due potenze che ha cambiato la storia

    Canfora riscrive la guerra del Peloponneso: tra miti sfatati e sguardi sul presente

    Martedì 10 febbraio 2026, in edicola con il Corriere della Sera, arriva il secondo volume della collana dedicata a Luciano Canfora: La grande guerra del Peloponneso. Un libro che non si limita a raccontare la solita storia del conflitto tra Atene e Sparta, ma la rilegge con occhio critico e senza peli sulla lingua. Canfora, uno dei filologi e storici più affermati in Italia, si diverte a smontare le verità che abbiamo sempre dato per scontate, partendo dal ruolo di Tucidide. Il grande storico, spesso dipinto come padre della storiografia “scientifica”, secondo Canfora sarebbe stato anche un narratore con molta fantasia.

    “Fa sorridere che il venerato fondatore della storiografia ‘scientifica’ sia al tempo stesso considerato un provetto romanziere”, scrive Canfora. Prende di mira la vecchia storia secondo cui Tucidide sarebbe stato esiliato da Atene per vent’anni durante la guerra. E si chiede: come avrebbe fatto a raccontare con tanta precisione fatti e discorsi accaduti in città? L’unica risposta possibile è che, oltre a essere storico, Tucidide fosse anche un ottimo inventore di storie. Da qui la battuta di Canfora: “provetto romanziere”.

    Atene e Sparta, dietro la facciata due potenze pronte allo scontro

    Nel volume, che resterà in edicola per una settimana insieme al quotidiano, Canfora allarga il campo rispetto alle date tradizionali. Se Tucidide colloca l’inizio della guerra del Peloponneso al 431 a.C. e la fine al 404, Canfora propone di partire dal 447 e arrivare fino al 394 a.C. Così si capisce meglio da dove nasceva davvero la tensione tra le due città più potenti della Grecia.

    Per Canfora, Atene e Sparta erano entrambe oligarchie, nonostante la fama democratica della prima. Atene viene descritta come “una città imperialistica, rissosa, autodistruttiva, inutilmente anzi rovinosamente oltranzista”. Il vero motivo della guerra? Non la difesa della democrazia, ma la voglia di Atene di allargare il proprio dominio sul mare, a discapito di Sparta. Da lì lo scontro armato era solo questione di tempo.

    I Persiani: il terzo incomodo che ha cambiato tutto

    Nel racconto di Canfora spunta anche il protagonista che di solito resta nell’ombra: l’Impero persiano. Non solo spettatore, ma vero e proprio artefice del destino del conflitto. Mentre Atene e Sparta si logoravano a vicenda, i Persiani seppero inserirsi nella partita, facendo pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Un dettaglio che, secondo Canfora, spesso passa sotto silenzio.

    Quello che distingue davvero il lavoro dello studioso barese è il suo approccio da “segugio” dei testi antichi. Nessun dettaglio viene lasciato al caso: “L’assillo di confrontarsi a fondo con ciò che non quadra e di fornire prove delle sue deduzioni”, si legge nella presentazione. È il suo marchio di fabbrica.

    Aristofane e la satira: ad Atene si rideva anche della politica

    Nonostante le critiche alla retorica che dipinge la Atene classica come il paradiso della libertà, Canfora riconosce un tratto unico alla città: la forza della satira politica, soprattutto grazie al teatro di Aristofane. “La risata è un’arma politica di straordinaria efficacia”, spiega. Prendere in giro il potere voleva dire minarne l’autorità.

    Anche durante la guerra, sul palcoscenico del teatro comico – molto meno prudente rispetto alla tragedia – gli intellettuali potevano criticare apertamente le scelte del governo. Segno che il dibattito pubblico, ad Atene, era vivo anche nei momenti più bui.

    Una collana che riporta l’antico tra le pagine di oggi

    La grande guerra del Peloponneso è solo una tappa di una raccolta di 25 volumi che ripercorrono le opere principali di Luciano Canfora – dal successo su Giulio Cesare (ancora in edicola) a titoli come Filologia e libertà e La biblioteca del patriarca. Tutta la serie si trova anche in abbinamento con La Gazzetta dello Sport.

    Canfora, classe 1942, è uno degli intellettuali più ascoltati del nostro tempo. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo. Ha diretto riviste come Quaderni di Storia, curato collane per Sellerio ed Edizioni di Pagina, e fa parte dei direttivi di periodici internazionali come “Historia y critica” (Santiago), “Journal of Classical Tradition” (Boston) e “Limes” (Roma).

    L’appuntamento successivo con la collana è fissato per il 17 febbraio, quando uscirà Augusto, figlio di Dio. Nel frattempo, il volume sulla guerra del Peloponneso invita i lettori a guardare all’antichità con occhi nuovi, scoprendo quanto quelle storie di potere, guerra e politica ci riguardino ancora oggi.

  • Il festival Passaggi si rinnova tra le meraviglie della Basilica di Vitruvio

    Il festival Passaggi si rinnova tra le meraviglie della Basilica di Vitruvio

    Passaggi Festival 2026, Fano si accende con la Basilica di Vitruvio

    Dal 24 al 28 giugno 2026, Fano si prepara a vivere la sua settimana più attesa con la XIV edizione del Passaggi Festival. Quest’anno, tutto ruota intorno a una scoperta che ha scosso la città: la Basilica di Vitruvio. Giovanni Belfiori, direttore della rassegna, lo ha detto chiaramente: “Per noi fanesi non è solo archeologia. È una storia che ci portiamo dentro, che si racconta ai bambini e si passa di generazione in generazione”. Il tema scelto per il festival, “A misura d’Uomo. Idee, città, civiltà. Da Vitruvio al presente”, vuole essere un vero tributo alle radici della città e al suo patrimonio.

    Dalla colazione a notte fonda: il festival che non si ferma mai

    Anche quest’anno la formula vincente non cambia: libri e incontri sparsi tra centro storico e lungomare, dal mattino fino a mezzanotte. Belfiori lo sottolinea: “Il festival abbraccia ogni angolo della città”. Tra le iniziative che animano Fano ci sono Fuori Passaggi Music&Social, Libri a colazione, Piccoli asSaggi e La Scienza sotto le stelle. Senza dimenticare Passaggi libri e caffè, la libreria che resta un punto di riferimento tutto l’anno, con eventi e presentazioni che tengono viva l’atmosfera del festival.

    Tra i momenti più attesi torna anche “Una Lettura fra le Nuvole”, il progetto realizzato con “la Lettura” per dare spazio ai giovani fumettisti. Un’occasione importante per chi sogna di farsi notare nel mondo del graphic novel e per avvicinare i ragazzi alla lettura.

    Poesia, premi e ospiti d’eccezione: il festival alza l’asticella

    Il 2026 segna il ritorno della poesia al festival. Sul palco saliranno poeti già noti, nuove voci e giovani performer di poetry slam. Non mancheranno mostre, spettacoli teatrali e la consegna dei tre storici premi Passaggi: uno per un giornalista, uno per un protagonista della musica o della cultura popolare e uno per chi si è distinto nella saggistica.

    A guidare il comitato scientifico resta Nando dalla Chiesa, che sarà a Fano anche per presentare il suo nuovo libro, “La ragazza di vicolo Pandolfini” (Edizioni San Paolo), dedicato alla moglie Emilia Cestelli, scomparsa nel 2021. Un appuntamento che promette di attirare l’attenzione di tanti, dagli addetti ai lavori al grande pubblico.

    Sul palco la lectio magistralis: Vitruvio raccontato da Paolo Clini

    Il gran finale, come da tradizione, è affidato a una lectio magistralis che quest’anno porta la firma di Paolo Clini, docente dell’Università Politecnica delle Marche e direttore del laboratorio mAIndh, centro italiano per l’intelligenza artificiale applicata ai beni culturali. Clini, protagonista della ricerca sulla Basilica di Vitruvio, ha ricordato: “Il ministro Giuli ha parlato di un ‘prima’ e un ‘dopo’ questa scoperta. In quella colonna, in questa Basilica, c’è l’inizio della nostra civiltà. Sta a noi raccontarla perché diventi davvero di tutti”.

    Tradizione e futuro: la sfida della “misura”

    Il filo rosso del festival sarà il concetto di “misura”: dall’armonia dell’architettura alla sostenibilità delle città, dalla convivenza civile alle nuove sfide dell’intelligenza artificiale. A Fano arriveranno filosofi, scienziati, storici, economisti e giornalisti per chiedersi se i principi di Vitruvio, quelli di solidità, utilità e bellezza, possano ancora guidarci nel costruire il domani.

    In città si sente già fermento. Nei bar si parla della Basilica, ci si chiede cosa cambierà per Fano. “È come se avessimo ritrovato un pezzo di noi stessi”, racconta una libraia di via Arco d’Augusto. C’è chi guarda alle novità del festival, chi si lascia affascinare dalle radici antiche: l’impressione diffusa è che questa edizione possa davvero segnare un prima e un dopo per la città.

    Il programma dettagliato si scoprirà nelle prossime settimane. Una certezza però c’è già: dal 24 al 28 giugno, Fano sarà il crocevia delle idee, dei libri e degli incontri. Sotto lo sguardo di Vitruvio e della sua Basilica finalmente ritrovata.

  • Daniela Santanchè si dimette: la rinuncia che scuote la politica italiana

    Daniela Santanchè si dimette: la rinuncia che scuote la politica italiana

    Roma, 26 marzo 2026 – Daniela Santanchè ha comunicato le sue dimissioni da ministra del Turismo ieri sera, chiudendo una giornata carica di tensioni e confronti all’interno della maggioranza. La decisione giunge in seguito alla richiesta esplicita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sollecitato un passo indietro “per sensibilità istituzionale”, dopo le polemiche legate al referendum e alle inchieste che hanno coinvolto la ministra. “Obbedisco”, ha scritto Santanchè nella lettera indirizzata a Palazzo Chigi, citando Garibaldi, ma non senza aggiungere: “Pago anche per gli altri”.

    Un giorno di tensione culminato nelle dimissioni

    La giornata di ieri è iniziata tra i corridoi di Montecitorio e si è conclusa con la lettera di dimissioni, in un clima di attesa e nervosismo palpabile. Solo in serata, dopo ore di consultazioni e pressioni, Santanchè ha deciso di lasciare l’incarico. Nel testo inviato a Meloni, ha messo in chiaro che il suo “certificato penale è immacolato” e che la scelta non è stata dettata solo dalla richiesta della premier, ma anche per evitare di diventare “il capro espiatorio di una sconfitta”, riferendosi al risultato del referendum.

    Secondo fonti parlamentari, la decisione è stata presa anche per prevenire una mozione di sfiducia già programmata per lunedì alla Camera. Un voto che avrebbe potuto mettere in difficoltà una maggioranza già provata da divisioni interne e pressioni dell’opposizione.

    Sostegno e ringraziamenti dalla maggioranza

    Messaggi di sostegno sono arrivati dai vertici di Fratelli d’Italia. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso “vicinanza per il senso di responsabilità dimostrato”, sottolineando come la ministra abbia voluto “eliminare ogni tensione nell’interesse del partito e del centrodestra”. La Russa ha ricordato che la situazione giudiziaria di Santanchè “è priva di condanne e di un semplice rinvio a giudizio nella vicenda ‘cassa integrazione’”.

    Anche il capogruppo FdI al Senato, Lucio Malan, ha definito il gesto “un atto di grande responsabilità”, ringraziando Santanchè per il suo impegno nel rilanciare il turismo italiano. Tra i deputati meloniani, si percepisce un misto di sollievo e amarezza: “Era l’unica strada possibile”, confida un parlamentare vicino alla premier.

    Le opposizioni: “Dimissioni tardive”

    Dall’altra parte, le opposizioni hanno accolto le dimissioni con un applauso in Aula, ma non hanno risparmiato critiche. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha commentato: “Ci sono voluti tre anni e 14 milioni di cittadini che hanno votato no al referendum per far dimettere una ministra responsabile di una truffa Covid ai danni dello Stato”. Anche la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, ha sottolineato: “Ci sono voluti 14 milioni di no per chiudere questa pessima pagina”.

    Da Italia Viva si parla di “evidente stato di implosione del governo”, mentre Riccardo Magi di Più Europa ironizza: “Da Open to Meraviglia a Open to dimissioni, finalmente”. In Aula, le opposizioni hanno chiesto a Meloni di riferire sulla crisi politica post-referendum e hanno presentato una mozione di sfiducia contro Santanchè.

    Il clima in Parlamento e altre dimissioni

    La giornata è trascorsa tra capannelli e voci su possibili nuove mozioni. Secondo quanto trapelato da ambienti della maggioranza, si era valutata anche l’ipotesi, poi scartata, di una mozione di sfiducia presentata dagli stessi alleati per evitare spaccature pubbliche. Alla fine, la scelta della ministra ha evitato un voto potenzialmente divisivo.

    Nel frattempo, altre dimissioni hanno segnato la giornata politica: la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, coinvolta nell’affaire Delmastro, ha lasciato l’incarico ammettendo una “grave leggerezza”. Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è sotto pressione, chiamato a rispondere in Aula alle richieste delle opposizioni.

    Uno scenario politico in continua evoluzione

    A due giorni dal referendum, lo scontro politico resta acceso. La segretaria del Pd, Elly Schlein, parla apertamente di una “crisi profonda” del governo e si dice pronta alle elezioni politiche “in qualunque momento”. Nel frattempo, il centrodestra cerca di ricompattarsi dopo una giornata che ha evidenziato tensioni latenti.

    Resta ora da capire quale sarà il futuro del governo e chi prenderà il posto lasciato da Santanchè al ministero del Turismo. Una cosa è certa: la crisi aperta dalle sue dimissioni segna un nuovo capitolo nella legislatura guidata da Giorgia Meloni.

  • Wall Street parte in rosso: pesano vendite su Dow Jones e Nasdaq

    Wall Street parte in rosso: pesano vendite su Dow Jones e Nasdaq

    Wall Street, lunedì 24 marzo 2026, ha iniziato la giornata col piede sbagliato. Il Dow Jones ha perso lo 0,79% e si è fermato a 45.823,43 punti. Giù anche il Nasdaq, che lascia sul terreno lo 0,48% a 21.844,03 punti, mentre lo S&P 500 scende dello 0,51% a 6.544,72 punti. Un avvio che fotografa bene l’incertezza tra gli investitori americani, che guardano ai nuovi dati economici e aspettano di capire quali saranno le prossime mosse della Federal Reserve.

    Partenza fiacca a New York: vendite su tutta la linea

    La seduta si è aperta alle 9:30 locali (le 14:30 in Italia) in un clima di evidente prudenza. Il Dow Jones è scivolato subito, seguito dal Nasdaq – dove pesano soprattutto le big tech – e dallo S&P 500, che offre uno spaccato più ampio della Borsa USA. Le vendite sono partite forti, spinte sia dal desiderio di incassare dopo i recenti rialzi sia dai soliti dubbi legati all’inflazione.

    “Gli investitori vogliono certezze dalla Fed”, ha detto Mark Johnson, analista di Morgan Stanley a Manhattan. “Tutti aspettano i dati sull’inflazione core di domani e soprattutto quello che dirà Powell”.

    Inflazione, la Fed e i timori di nuovi scossoni

    A tenere banco è, ancora una volta, l’inflazione. Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo corrono più del previsto. I numeri diffusi dal Bureau of Labor Statistics parlano chiaro: a febbraio l’indice è salito dello 0,4% rispetto al mese precedente. Un aumento che riaccende i timori su cosa farà la Federal Reserve.

    Il mercato teme che la banca centrale possa continuare a mantenere la barra dritta sui tassi ancora per un po’. “Se la Fed dovesse restare prudente”, ha confidato un trader newyorkese a pochi minuti dall’apertura, “prepariamoci a giornate ancora movimentate”. Solo nei prossimi giorni si capirà se questo clima negativo è solo una pausa o l’inizio di qualcosa di più serio.

    Tecnologia e industria in affanno: i titoli peggiori

    Tra i settori più colpiti spiccano tecnologia e industria. Apple e Microsoft hanno aperto in rosso, lasciando sul campo circa mezzo punto percentuale. Male anche Boeing e General Electric, finite subito nel mirino delle vendite. Gli addetti ai lavori parlano di una rotazione verso titoli considerati più sicuri.

    “Su molti titoli growth si vede una certa cautela”, spiega Emily Carter, strategist di JP Morgan. “Non pochi investitori stanno spostando risorse su settori meno sensibili alle oscillazioni dei tassi”. Utilities e beni di consumo, infatti, reggono meglio.

    Attesa e tensione: il mercato aspetta nuovi segnali

    Il pomeriggio promette di essere agitato anche sul fronte delle dichiarazioni ufficiali. Il segretario al Tesoro, Janet Yellen, parlerà davanti alla commissione Finanze del Senato. Occhi puntati anche sulle nuove previsioni di crescita del Conference Board.

    Intanto, la cautela resta d’obbligo. “Il mercato cerca un punto d’equilibrio tra speranze di crescita e paura dell’inflazione”, dice un gestore di fondi newyorkese contattato attorno alle 10:15. “Tutto dipenderà dai dati in arrivo nelle prossime ore”.

    Pressioni dall’estero: le Borse restano in bilico

    Non sono solo i problemi interni a pesare. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina restano latenti, così come le preoccupazioni per la situazione in Medio Oriente. In Europa, le principali Borse partono deboli: Francoforte e Parigi perdono circa lo 0,4%, Milano poco sotto la parità.

    In sintesi, questa apertura debole di Wall Street riflette un clima di attesa e nervosismo diffuso. Le prossime ore saranno cruciali per capire se si tratta solo di una battuta d’arresto o del segnale d’allarme per una correzione più ampia.

  • Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

    Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

    Teheran sotto attacco, la notte delle esplosioni. Khamenei: “Hormuz chiuso”

    Notte di paura a Teheran, dove la tensione è tornata a salire alle stelle. Nel cuore del conflitto in Medio Oriente, tra il 12 e il 13 marzo, la capitale iraniana è stata svegliata da una serie di attacchi aerei, attribuiti a Israele e Stati Uniti. A lanciare la notizia sono stati i media iraniani, seguiti a ruota dalle agenzie internazionali. Le esplosioni, secondo quanto riferisce l’agenzia Fars, sono state talmente forti che in molti hanno sentito le pareti tremare. Al momento, però, nessun dato ufficiale su danni o vittime.

    Notte di boati, Teheran si sveglia nel panico

    Tutto è iniziato poco dopo le due di notte. Diversi quartieri, soprattutto a nord e a ovest della città, sono stati scossi da forti detonazioni. “Abbiamo sentito almeno tre esplosioni, le finestre vibravano”, racconta un residente della zona di Evin, raggiunto da alanews.it. Le autorità iraniane, almeno nelle prime ore, hanno scelto il silenzio. Solo l’agenzia Fars conferma: “Le case tremavano”. Nessuna parola invece su feriti o morti.

    Khamenei rompe il silenzio: “Stretto di Hormuz chiuso”

    In mezzo al caos, arriva la voce — o meglio, il messaggio — della nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei. Il suo discorso, affidato a una speaker della tv di Stato (lui non si è mostrato, alimentando dubbi sulle condizioni di salute), non lascia spazio a interpretazioni: “Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, i Paesi della regione chiudano le basi americane. Non ci arrenderemo mai, vendicheremo il sangue dei nostri martiri”. Parole pesanti, che fanno subito il giro del mondo. E la chiusura dello Stretto, crocevia per il petrolio, rischia di scuotere l’economia globale.

    Pioggia di bombe: oltre 200 obiettivi nel mirino IDF

    Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) fanno sapere di aver lanciato “20 attacchi su larga scala nell’Iran centrale e occidentale”, colpendo “oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano”. Tra questi, dicono i portavoce, ci sarebbero lanciamissili balistici, sistemi di difesa e fabbriche di armi. Le operazioni sarebbero scattate tra la tarda serata del 12 marzo e le prime ore del 13. Dall’Iran, però, nessuna conferma indipendente sulle zone colpite o sui danni reali.

    Il conflitto si allarga: raid a Beirut, vittime in Iraq

    La crisi, intanto, non si ferma ai confini iraniani. Prima che a Teheran piovessero le bombe, l’IDF aveva colpito un esponente di Hezbollah a Beirut, nel sud della capitale libanese. Un attacco che rischia di allargare ancora di più il fronte della guerra. E non è tutto: dal nord dell’Iraq, precisamente da Erbil, arriva la notizia di un soldato francese ucciso in un attacco armato. A confermarlo è stato il presidente Emmanuel Macron, che ha espresso il suo cordoglio sui social.

    Il mondo guarda con ansia. Teheran aspetta il domani

    Fuori dall’Iran, cresce la preoccupazione. Fonti diplomatiche europee, raggiunte nella notte, parlano di un “momento delicatissimo” e temono che la chiusura dello Stretto di Hormuz possa far schizzare i prezzi dell’energia. Gli Stati Uniti per ora tacciono, nessun commento ufficiale sugli attacchi attribuiti alle proprie forze e a Israele.

    Nelle strade di Teheran l’ansia è palpabile. Molte famiglie hanno passato la notte nei seminterrati o nei parcheggi dei condomini, nel timore di nuovi raid. Al momento, la situazione resta incerta, e nessuno vede segnali di calma all’orizzonte. Una domanda rimbalza di bocca in bocca tra i residenti: “Cosa succederà domani?”. La risposta, per ora, non c’è.

  • Lavoro negli Stati Uniti: a febbraio tagliati 92.000 posti e la disoccupazione raggiunge il 4,4%

    Lavoro negli Stati Uniti: a febbraio tagliati 92.000 posti e la disoccupazione raggiunge il 4,4%

    Gli Stati Uniti hanno perso 92.000 posti di lavoro a febbraio 2026. Un colpo di scena che ha spiazzato analisti e addetti ai lavori. Il dato, diffuso all’alba dal Dipartimento del Lavoro di Washington, segna un deciso rallentamento rispetto a gennaio, quando l’occupazione era cresciuta di 126.000 unità. Anche le previsioni degli economisti sono saltate: si attendeva infatti un aumento di circa 59.000 posti. Invece, il saldo è negativo e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, leggermente sopra il 4,3% di gennaio e più alto del previsto.

    Mercato del lavoro in frenata, Wall Street fiuta il rischio

    La notizia, arrivata puntuale alle 8:30 del mattino, ha subito fatto il giro dei principali centri finanziari americani. A Wall Street, l’aria si è fatta pesante: operatori e investitori hanno reagito con cautela. “Non ci aspettavamo una frenata così netta”, ammette John Miller, analista di Morgan Stanley, raggiunto al telefono nella sede di Midtown Manhattan. Il Dipartimento del Lavoro punta il dito soprattutto contro manifattura e servizi, dove il calo è stato più marcato, specie tra le piccole imprese.

    Perché il lavoro cala: incentivi finiti e tassi più alti

    Cosa sta succedendo? Gli esperti vedono diverse cause dietro questa battuta d’arresto. Da un lato, la fine degli incentivi fiscali introdotti nel 2025 ha tolto ossigeno agli investimenti privati. Dall’altro, l’aumento dei tassi deciso dalla Federal Reserve tra dicembre e gennaio ha reso più difficile ottenere credito. “Il mercato del lavoro americano sta tirando il fiato dopo due anni di corsa,” spiega Lisa Carter, docente di economia all’Università di Chicago. In particolare, le aziende nel Midwest e lungo la costa Est segnalano difficoltà a trovare personale qualificato.

    Disoccupazione in aumento: famiglie in difficoltà

    L’aumento del tasso di disoccupazione al 4,4%, il picco più alto dal settembre 2024, si fa sentire soprattutto tra le famiglie più fragili. Nelle periferie di Detroit e Cleveland, la crisi morde: in tanti raccontano di aver perso il lavoro da poco. “Mi hanno licenziato senza preavviso,” racconta Mark Johnson, ex operaio in una fabbrica dell’Ohio. Secondo i numeri del Dipartimento del Lavoro, la durata media della disoccupazione è salita a 13 settimane, contro le 11 di fine 2025.

    Casa Bianca sotto pressione, la Fed non si sbilancia

    La Casa Bianca ha fatto sapere, con una nota diffusa nel pomeriggio, di seguire la situazione da vicino. “Stiamo monitorando attentamente la situazione e siamo pronti a intervenire con misure mirate,” si legge nel comunicato firmato dalla portavoce Karine Jean-Pierre. Dal Tesoro, Janet Yellen ribadisce la necessità di “rafforzare il sostegno alle imprese innovative e ai lavoratori in transizione.” Intanto, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell frena sulle ipotesi di tagli ai tassi: “Valuteremo l’evoluzione dell’economia nelle prossime settimane,” dice durante un’audizione al Congresso.

    Cosa aspettarsi ora: ripresa o stagnazione?

    Gli economisti restano divisi sulle prospettive del mercato del lavoro USA. C’è chi vede una lenta ripresa già dalla primavera, grazie ai nuovi investimenti in tecnologia e rinnovabili. Altri temono che la domanda interna ancora debole possa prolungare la fase di stallo. “Molto dipenderà dalle mosse della Federal Reserve e dalla capacità del governo di sostenere i consumi,” sottolinea Carter. Intanto, nei centri per l’impiego di New York e Los Angeles si allungano le code: un segnale che la crisi sul lavoro potrebbe non essere passeggera.

    L’onda lunga sui mercati mondiali

    La frenata dell’occupazione negli Stati Uniti si fa sentire anche fuori dai confini. In Europa, le Borse hanno aperto in ribasso dopo la pubblicazione dei dati americani. Gli analisti temono effetti a catena sulle esportazioni e sui movimenti di capitali. “Quando l’America rallenta, il resto del mondo non può restare indifferente,” osserva un trader della City di Londra. Per ora, però, da Washington escludono misure d’emergenza: la parola d’ordine resta prudenza, almeno fino ai prossimi dati sul lavoro attesi per aprile.

  • Ruffalo e Rampling protagonisti di un emozionante film sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II

    Ruffalo e Rampling protagonisti di un emozionante film sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II

    Roma, 4 marzo 2026 – Charlotte Rampling e Mark Ruffalo saranno i volti principali di Santo Subito!, il nuovo thriller vaticano diretto dal regista francese Bertrand Bonello. Le riprese sono già in corso tra Roma, Matera, Varsavia e la piccola cittadina polacca di Szczawnica. Il film esplorerà il complesso processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II, intrecciando fede, dubbi e segreti, grazie a un cast internazionale e a una sceneggiatura che porta la firma di Thomas Bidegain, già candidato all’Oscar per “Emilia Perez”.

    Un cast internazionale per un’indagine sulla santità

    Al centro della storia, che si svolge subito dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II nel 2005, troviamo Joseph Murolo, interpretato da Mark Ruffalo. Murolo è un sacerdote americano chiamato a Roma per ricoprire il ruolo di “avvocato del diavolo”, una figura fondamentale nei processi di canonizzazione. Il suo compito consiste nel mettere sotto esame la vita del pontefice, raccogliere testimonianze e scavare nei ricordi e nelle relazioni più intime del Papa polacco. La produzione descrive questo compito come “un labirinto morale” che metterà a dura prova la fede del protagonista.

    Accanto a Ruffalo, Charlotte Rampling interpreterà Anna-Teresa Tymieniecka, una filosofa polacco-americana legata a Giovanni Paolo II da una profonda amicizia intellettuale. I due, nel corso degli anni, si sono scambiati numerose lettere personali, alcune delle quali hanno sollevato dibattiti pubblici e accademici. “È un rapporto denso di domande e confronti”, ha spiegato Bonello durante la presentazione del progetto.

    Dietro le quinte: riprese tra Italia e Polonia

    Le riprese di Santo Subito! sono iniziate a fine febbraio e dureranno circa dieci settimane. La troupe si sposterà tra i palazzi vaticani ricostruiti a Roma, le affascinanti strade di Matera – scelta per alcune scene chiave – e le atmosfere più fredde di Varsavia e Szczawnica. “Volevamo trasmettere il senso di un viaggio sia fisico che spirituale”, ha rivelato il regista francese, noto per opere come “The Beast” e “Saint Laurent”.

    Il cast include anche attori di spicco del cinema europeo: Andrzej Chyra interpreterà Giovanni Paolo II, mentre Cezary Żak sarà Stanisław Dziwisz, segretario personale e storico collaboratore del pontefice. Non mancano Marisa Borini, che sarà la madre di Joseph Murolo, e l’attore francese Adam Bessa, scelto per il ruolo di Mehmet Ali Ağca, l’uomo che nel 1981 tentò di assassinare il Papa in piazza San Pietro.

    Un thriller tra fede e dubbi

    La sceneggiatura, co-firmata da Bonello e Bidegain, si concentra sulle indagini di Murolo. Il sacerdote raccoglie testimonianze, ascolta amici e critici del Papa, e si confronta con documenti riservati e lettere private. Ogni incontro porta nuove domande: chi era davvero Karol Wojtyła? Quali segreti si celano dietro la sua figura pubblica? E, soprattutto: cosa vuol dire essere santo oggi?

    Secondo le anticipazioni della produzione, il film non darà risposte definitive. Invece, guiderà lo spettatore in un percorso di incertezze e scelte complesse. “Non volevamo un’agiografia”, ha sottolineato Bonello. “Ci interessa il dubbio, la fatica della fede”.

    Attesa per l’uscita nelle sale

    Non è ancora stata annunciata una data ufficiale per l’uscita di Santo Subito! nelle sale italiane ed europee. L’obiettivo – spiegano fonti vicine alla produzione – è completare la post-produzione entro l’autunno 2026, per poter presentare il film nei principali festival internazionali.

    Intanto, cresce l’attesa attorno a un progetto che promette di riaccendere il dibattito sulla figura di Giovanni Paolo II e sul significato della santità nel mondo di oggi. Un tema che, a vent’anni dalla morte del Papa polacco, continua a dividere fedeli e osservatori laici.