Gli Stati Uniti hanno perso 92.000 posti di lavoro a febbraio 2026. Un colpo di scena che ha spiazzato analisti e addetti ai lavori. Il dato, diffuso all’alba dal Dipartimento del Lavoro di Washington, segna un deciso rallentamento rispetto a gennaio, quando l’occupazione era cresciuta di 126.000 unità. Anche le previsioni degli economisti sono saltate: si attendeva infatti un aumento di circa 59.000 posti. Invece, il saldo è negativo e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, leggermente sopra il 4,3% di gennaio e più alto del previsto.
Mercato del lavoro in frenata, Wall Street fiuta il rischio
La notizia, arrivata puntuale alle 8:30 del mattino, ha subito fatto il giro dei principali centri finanziari americani. A Wall Street, l’aria si è fatta pesante: operatori e investitori hanno reagito con cautela. “Non ci aspettavamo una frenata così netta”, ammette John Miller, analista di Morgan Stanley, raggiunto al telefono nella sede di Midtown Manhattan. Il Dipartimento del Lavoro punta il dito soprattutto contro manifattura e servizi, dove il calo è stato più marcato, specie tra le piccole imprese.
Perché il lavoro cala: incentivi finiti e tassi più alti
Cosa sta succedendo? Gli esperti vedono diverse cause dietro questa battuta d’arresto. Da un lato, la fine degli incentivi fiscali introdotti nel 2025 ha tolto ossigeno agli investimenti privati. Dall’altro, l’aumento dei tassi deciso dalla Federal Reserve tra dicembre e gennaio ha reso più difficile ottenere credito. “Il mercato del lavoro americano sta tirando il fiato dopo due anni di corsa,” spiega Lisa Carter, docente di economia all’Università di Chicago. In particolare, le aziende nel Midwest e lungo la costa Est segnalano difficoltà a trovare personale qualificato.
Disoccupazione in aumento: famiglie in difficoltà
L’aumento del tasso di disoccupazione al 4,4%, il picco più alto dal settembre 2024, si fa sentire soprattutto tra le famiglie più fragili. Nelle periferie di Detroit e Cleveland, la crisi morde: in tanti raccontano di aver perso il lavoro da poco. “Mi hanno licenziato senza preavviso,” racconta Mark Johnson, ex operaio in una fabbrica dell’Ohio. Secondo i numeri del Dipartimento del Lavoro, la durata media della disoccupazione è salita a 13 settimane, contro le 11 di fine 2025.
Casa Bianca sotto pressione, la Fed non si sbilancia
La Casa Bianca ha fatto sapere, con una nota diffusa nel pomeriggio, di seguire la situazione da vicino. “Stiamo monitorando attentamente la situazione e siamo pronti a intervenire con misure mirate,” si legge nel comunicato firmato dalla portavoce Karine Jean-Pierre. Dal Tesoro, Janet Yellen ribadisce la necessità di “rafforzare il sostegno alle imprese innovative e ai lavoratori in transizione.” Intanto, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell frena sulle ipotesi di tagli ai tassi: “Valuteremo l’evoluzione dell’economia nelle prossime settimane,” dice durante un’audizione al Congresso.
Cosa aspettarsi ora: ripresa o stagnazione?
Gli economisti restano divisi sulle prospettive del mercato del lavoro USA. C’è chi vede una lenta ripresa già dalla primavera, grazie ai nuovi investimenti in tecnologia e rinnovabili. Altri temono che la domanda interna ancora debole possa prolungare la fase di stallo. “Molto dipenderà dalle mosse della Federal Reserve e dalla capacità del governo di sostenere i consumi,” sottolinea Carter. Intanto, nei centri per l’impiego di New York e Los Angeles si allungano le code: un segnale che la crisi sul lavoro potrebbe non essere passeggera.
L’onda lunga sui mercati mondiali
La frenata dell’occupazione negli Stati Uniti si fa sentire anche fuori dai confini. In Europa, le Borse hanno aperto in ribasso dopo la pubblicazione dei dati americani. Gli analisti temono effetti a catena sulle esportazioni e sui movimenti di capitali. “Quando l’America rallenta, il resto del mondo non può restare indifferente,” osserva un trader della City di Londra. Per ora, però, da Washington escludono misure d’emergenza: la parola d’ordine resta prudenza, almeno fino ai prossimi dati sul lavoro attesi per aprile.

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