Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

Tensione crescente in Medio Oriente: due settimane di conflitto

Teheran sotto attacco, la notte delle esplosioni. Khamenei: “Hormuz chiuso”

Notte di paura a Teheran, dove la tensione è tornata a salire alle stelle. Nel cuore del conflitto in Medio Oriente, tra il 12 e il 13 marzo, la capitale iraniana è stata svegliata da una serie di attacchi aerei, attribuiti a Israele e Stati Uniti. A lanciare la notizia sono stati i media iraniani, seguiti a ruota dalle agenzie internazionali. Le esplosioni, secondo quanto riferisce l’agenzia Fars, sono state talmente forti che in molti hanno sentito le pareti tremare. Al momento, però, nessun dato ufficiale su danni o vittime.

Notte di boati, Teheran si sveglia nel panico

Tutto è iniziato poco dopo le due di notte. Diversi quartieri, soprattutto a nord e a ovest della città, sono stati scossi da forti detonazioni. “Abbiamo sentito almeno tre esplosioni, le finestre vibravano”, racconta un residente della zona di Evin, raggiunto da alanews.it. Le autorità iraniane, almeno nelle prime ore, hanno scelto il silenzio. Solo l’agenzia Fars conferma: “Le case tremavano”. Nessuna parola invece su feriti o morti.

Khamenei rompe il silenzio: “Stretto di Hormuz chiuso”

In mezzo al caos, arriva la voce — o meglio, il messaggio — della nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei. Il suo discorso, affidato a una speaker della tv di Stato (lui non si è mostrato, alimentando dubbi sulle condizioni di salute), non lascia spazio a interpretazioni: “Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, i Paesi della regione chiudano le basi americane. Non ci arrenderemo mai, vendicheremo il sangue dei nostri martiri”. Parole pesanti, che fanno subito il giro del mondo. E la chiusura dello Stretto, crocevia per il petrolio, rischia di scuotere l’economia globale.

Pioggia di bombe: oltre 200 obiettivi nel mirino IDF

Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) fanno sapere di aver lanciato “20 attacchi su larga scala nell’Iran centrale e occidentale”, colpendo “oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano”. Tra questi, dicono i portavoce, ci sarebbero lanciamissili balistici, sistemi di difesa e fabbriche di armi. Le operazioni sarebbero scattate tra la tarda serata del 12 marzo e le prime ore del 13. Dall’Iran, però, nessuna conferma indipendente sulle zone colpite o sui danni reali.

Il conflitto si allarga: raid a Beirut, vittime in Iraq

La crisi, intanto, non si ferma ai confini iraniani. Prima che a Teheran piovessero le bombe, l’IDF aveva colpito un esponente di Hezbollah a Beirut, nel sud della capitale libanese. Un attacco che rischia di allargare ancora di più il fronte della guerra. E non è tutto: dal nord dell’Iraq, precisamente da Erbil, arriva la notizia di un soldato francese ucciso in un attacco armato. A confermarlo è stato il presidente Emmanuel Macron, che ha espresso il suo cordoglio sui social.

Il mondo guarda con ansia. Teheran aspetta il domani

Fuori dall’Iran, cresce la preoccupazione. Fonti diplomatiche europee, raggiunte nella notte, parlano di un “momento delicatissimo” e temono che la chiusura dello Stretto di Hormuz possa far schizzare i prezzi dell’energia. Gli Stati Uniti per ora tacciono, nessun commento ufficiale sugli attacchi attribuiti alle proprie forze e a Israele.

Nelle strade di Teheran l’ansia è palpabile. Molte famiglie hanno passato la notte nei seminterrati o nei parcheggi dei condomini, nel timore di nuovi raid. Al momento, la situazione resta incerta, e nessuno vede segnali di calma all’orizzonte. Una domanda rimbalza di bocca in bocca tra i residenti: “Cosa succederà domani?”. La risposta, per ora, non c’è.

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