Ponte sullo Stretto, il decreto non basta: resta il nodo della nuova gara

Ponte sullo Stretto, il decreto non basta: resta il nodo della nuova gara

Ponte sullo Stretto, Busia (Anac): “Serve una nuova gara pubblica, il decreto non risolve il vero problema”

Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, non usa mezzi termini: “Il nodo centrale della nuova gara per il Ponte sullo Stretto di Messina non è stato sciolto dal decreto”. È quanto ha ribadito oggi, lunedì 24 marzo 2026, davanti alla commissione Ambiente del Senato. L’audizione, a Palazzo Madama, si inserisce nell’esame del disegno di legge sui Commissari straordinari e concessioni, che contiene anche regole dedicate proprio all’infrastruttura più discussa d’Italia.

“Senza una nuova gara, il rischio è concreto”

Per Busia la strada è chiara: “Serve una nuova gara pubblica, un nuovo contratto, così da avere un progetto magari più moderno e avanzato”. Insomma, cambiare rotta per evitare contenziosi legali e rispettare pienamente la normativa europea sugli appalti. “Solo così – precisa – si può garantire davvero trasparenza e competizione, due ingredienti fondamentali per un’opera di queste dimensioni”.

Il decreto all’esame del Parlamento, però, secondo Busia non risolve la questione principale. “Il nodo della gara non è sciolto dal decreto”, insiste. Una presa di posizione netta, che arriva mentre il futuro del progetto è ancora tutto da scrivere.

“Massima attenzione alle infiltrazioni mafiose”

Durante l’audizione, Busia mette in guardia anche su un altro fronte: “Servono controlli più rigorosi e puntuali per evitare che la costruzione del Ponte finisca nel mirino della criminalità organizzata”. Il rischio, dice, è concreto. “La costruzione del Ponte sullo Stretto attirerà appetiti mafiosi”, afferma senza mezzi termini. E rilancia: “Vanno messi paletti molto stretti sul subappalto”, ricordando che le grandi opere spesso diventano terreno di caccia per le cosche.

Norme che complicano invece di aiutare

Busia non risparmia critiche nemmeno alle disposizioni procedurali inserite nel decreto. Secondo lui, queste regole “da una parte non servono per rispondere alle richieste della Corte, dall’altra complicano tutto, allungano i tempi e modificano procedure già esistenti, abbassando le garanzie”. In altre parole, più burocrazia e meno efficienza, senza vantaggi reali su trasparenza o rapidità.

“Così si finisce per scaricare la responsabilità su chi deve decidere, rendendo tutto meno chiaro”, spiega davanti ai senatori. Il messaggio è diretto: “Meglio togliere regole inutili”. Serve semplificare, non aggiungere ostacoli.

Parlamento diviso, confronto acceso

Le parole di Busia arrivano proprio mentre il Parlamento si prepara all’ultimo giro di discussioni sul disegno di legge. Il tema del Ponte sullo Stretto continua a spaccare: c’è chi vuole correre e aprire i cantieri già quest’anno, e chi invece chiede certezze su legalità e trasparenza. La posizione dell’Anac – nuova gara pubblica e più controlli – promette di infiammare ancora il dibattito tra maggioranza e opposizione.

Fonti parlamentari fanno sapere che la commissione Ambiente punta a chiudere sugli emendamenti entro la fine della settimana. Solo allora si capirà se le osservazioni dell’Anac entreranno davvero nel testo. Intanto, la discussione non si ferma neanche fuori dalle aule: ambientalisti, sindacati e imprese chiedono chiarezza sulle regole e tempi certi per l’opera.

Ponte sullo Stretto: il cantiere che fa discutere l’Italia

Il Ponte sullo Stretto di Messina resta sotto i riflettori. La richiesta di Busia – nuova gara, trasparenza e controlli severi – pesa in un momento cruciale per il futuro dell’infrastruttura. Ora la palla passa al Parlamento, chiamato a trovare il difficile equilibrio tra la voglia di fare presto e la necessità di fare bene. La partita, per adesso, resta più aperta che mai.

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