Roma, 16 aprile 2026 – L’interno della Luna potrebbe nascondere molto più ferro di quanto si pensasse. A dirlo è uno studio guidato da Yoshihiro Inoue della Ehime University, pubblicato su Geophysical Research Letters, che torna sui dati sismici raccolti dalle missioni Apollo della Nasa. L’obiettivo è doppio: capire meglio com’è fatta la Luna dentro e, insieme, mettere a fuoco come si è formata e che cosa può ancora raccontare sulle prime fasi del sistema Terra-Luna.
Nel mantello lunare c’è più ferro del previsto
Il cuore della ricerca è qui: il mantello superiore della Luna potrebbe contenere ferro fino a circa il 20% molare, contro il 13% previsto da molti modelli usati finora. Non è un dettaglio per addetti ai lavori. Secondo gli autori, proprio questa differenza aiuta a spiegare meglio le velocità delle onde sismiche misurate tra 40 e 740 chilometri di profondità. In termini semplici, la parte interna della Luna appare più pesante del previsto. Anche se, va chiarito, lo studio non punta direttamente al nucleo, ma soprattutto alla composizione del mantello.
Le prove in laboratorio sui minerali della Luna
Per arrivare a questa stima, i ricercatori hanno lavorato su un minerale considerato decisivo per leggere la struttura interna del satellite: l’ortopirosseno. Ne hanno misurato densità, velocità delle onde P e S e proprietà elastiche in condizioni estreme, fino a 5,5 gigapascal di pressione e 1.273 kelvin di temperatura. Gli esperimenti sono stati condotti in Giappone, nella struttura SPring-8, con tecniche ultrasoniche affiancate ai raggi X di sincrotrone. Solo dopo, i risultati sono stati messi a confronto con i dati già disponibili in letteratura sull’olivina ricca di ferro.
I vecchi dati Apollo tornano al centro
La parte più delicata, e forse più interessante, è il confronto con i rilievi raccolti decenni fa. I sismometri lasciati sulla Luna dalle missioni Apollo hanno registrato per anni vibrazioni, impatti e piccoli movimenti del suolo, costruendo un archivio limitato ma ancora oggi prezioso. Secondo lo studio, un mantello più ricco di ferro spiega quelle misure meglio dei modelli usati finora. È un passaggio tecnico, ma le conseguenze sono concrete: se cambiano densità e proprietà elastiche dei minerali, cambia anche il modo in cui si leggono i segnali che arrivano dal sottosuolo lunare.
Così cambia il racconto della nascita della Luna
Da qui il discorso si allarga alla questione più grande: l’origine della Luna. Il risultato, scrivono i ricercatori, si inserisce in una possibile revisione dei modelli legati al grande impatto da cui sarebbe nato il sistema Terra-Luna, l’ipotesi oggi più accreditata. In questo quadro torna in scena Theia, il corpo progenitore che avrebbe colpito la proto-Terra. Se il mantello lunare è davvero più ricco di ferro, allora anche Theia potrebbe essere stato più denso e con una composizione diversa da quella ipotizzata finora. Non è una prova definitiva, ma è un indizio che sposta il quadro.
Più ferro, più attività interna: e la Luna diventa un archivio del passato
Un contenuto più alto di ferro non riguarda solo la fase della nascita. Secondo lo studio, potrebbe avere inciso anche sull’evoluzione interna della Luna, favorendo all’inizio una maggiore attività vulcanica e una dinamica interna più intensa del previsto. In questo scenario, il raffreddamento sarebbe avvenuto in modo diverso e il campo magnetico lunare potrebbe essere rimasto attivo più a lungo. Tutto parte dalla composizione del mantello: più ferro vuol dire proprietà termiche e meccaniche diverse, e quindi una storia interna da rileggere.
C’è poi un punto che va oltre la selenologia. La Luna, a differenza della Terra, non ha tettonica a placche né una vera erosione atmosferica capace di cancellare le tracce più antiche. Per questo conserva informazioni che sul nostro pianeta, in gran parte, sono andate perdute. Capire meglio la composizione del mantello lunare può quindi offrire indizi preziosi anche sulla proto-Terra e sulle prime fasi del sistema Terra-Luna. Gli autori insistono proprio su questo: servono dati sempre più solidi sulle proprietà fisiche dei minerali lunari in condizioni estreme, perché è da lì che passa la lettura corretta dei segnali sismici raccolti nelle missioni spaziali.
Uno studio che riapre il caso, non lo chiude
Il lavoro pubblicato su Geophysical Research Letters non mette un punto definitivo sulla struttura interna della Luna. Semmai riapre le domande. I limiti restano chiari: i dati sismici disponibili sono ancora quelli storici delle missioni Apollo, e molte proprietà dei materiali lunari si conoscono meno di quelle dei minerali terrestri. Però la direzione indicata dai ricercatori è netta: per capire davvero come si è formata la Luna servono misure sempre più precise del suo interno. È lì, sotto una superficie che sembra immobile, che potrebbe essere nascosta una parte della nostra storia.

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