Autore: hexalab

  • Vannacci avanza tra i partiti minori, i centristi si disperdono: la sfida sotto il 5% che può cambiare il voto

    Vannacci avanza tra i partiti minori, i centristi si disperdono: la sfida sotto il 5% che può cambiare il voto

    Nella corsa sotto il 5%, il nome che si muove di più è quello di Vannacci. Attorno, però, il fronte dei centristi continua a presentarsi sparso, senza una direzione comune. Ed è proprio qui che si gioca una fetta della partita: tra liste minori, alleanze e scelte di voto, numeri piccoli solo in apparenza possono comunque lasciare il segno alle urne.

    Futuro Nazionale al 3,5%: l’unica lista minore che sale

    A emergere è Futuro Nazionale, accreditato del 3,5% e descritto come l’unica lista minore in avanzata. È questo il dato che spicca più degli altri nella galassia sotto soglia. Mentre molte sigle restano ferme o si perdono nel rumore di fondo, la crescita legata a Vannacci si nota. Non è ancora un salto che cambia da solo il quadro, ma basta per pesare in una fascia dove anche pochi punti possono contare.

    Azione, Italia Viva e +Europa: il centro resta senza una rotta comune

    Sul fronte centrista, il problema resta lo stesso: Azione, Italia Viva e +Europa non trovano una sintesi. Il risultato è un’area che continua a mostrarsi frammentata, con forze che si parlano ma non riescono a trasformare la vicinanza politica in un progetto davvero riconoscibile. E così il centro resta disperso, proprio mentre avrebbe bisogno di compattezza per non restare ai margini.

    Noi Moderati e i piccoli alleati: il peso vero, tra coalizioni e margini stretti

    C’è poi il capitolo di Noi Moderati e dei piccoli alleati, che va letto su due piani: dentro le coalizioni e fuori dalle coalizioni. Da soli valgono poco sul piano dei numeri assoluti, ma negli equilibri tra schieramenti possono avere un ruolo meno secondario di quanto sembri. È il paradosso dei partiti piccoli: spesso non spostano la scena da protagonisti, ma possono incidere nei rapporti di forza e nella tenuta complessiva delle alleanze.

    Soglie, apparentamenti e voto utile: perché i partiti minori contano più dei loro numeri

    Il punto finale è tutto qui: soglie, apparentamenti e voto utile fanno sì che i partiti minori contino più dei numeri che esibiscono. In una competizione compressa sotto il 5%, anche percentuali modeste possono diventare rilevanti, soprattutto quando entrano in gioco gli incastri tra liste, coalizioni e convenienze elettorali. Per questo la corsa dei piccoli non è affatto un dettaglio: può sembrare laterale, ma sulle urne il suo peso si sente.

  • Campo largo avanti di un soffio sul centrodestra: i numeri che riaccendono la sfida delle alleanze

    Campo largo avanti di un soffio sul centrodestra: i numeri che riaccendono la sfida delle alleanze

    Il dato che fa discutere è tutto qui: campo largo al 45,4%, centrodestra al 44,7%. Due numeri vicinissimi, che riportano tutto su un equilibrio sottile e riaprono la partita delle alleanze. È da questo scarto minimo che riparte il confronto politico, tra assetti da rivedere, pesi interni da misurare e forze minori che possono tornare decisive.

    Dal confronto 2022-2026 al testa a testa di oggi: che cosa è cambiato

    Il passaggio dal confronto 2022-2026 al testa a testa attuale dice una cosa semplice: oggi la distanza tra gli schieramenti si è accorciata fino quasi a sparire. E quel 45,4% contro 44,7% cambia il clima della sfida, perché trasforma un quadro che sembrava più definito in una partita di nuovo aperta, dove ogni movimento nelle alleanze può pesare davvero.

    Pd, M5S e Avs: il peso della tenuta nel campo largo

    La tenuta del campo largo passa dal contributo di Pd, M5S e Avs. È qui che si regge l’equilibrio del fronte e si misura la capacità di restare competitivo. Se i numeri tengono, è perché il peso di queste forze continua a essere centrale nella costruzione del risultato complessivo.

    Centrodestra ancora a ridosso, malgrado il calo di FI

    Dall’altra parte, il centrodestra resta comunque vicinissimo, nonostante il calo di FI. È questo uno degli elementi più significativi del quadro: pur con un arretramento di una delle sue componenti, la coalizione non si stacca e resta pienamente dentro la sfida. Un segnale che conferma quanto il margine resti stretto e quanto la competizione sia ancora tutta da giocare.

    Terzo Polo, Futuro Nazionale e gli altri: chi può spostare gli equilibri

    Poi ci sono gli altri. Terzo Polo, Futuro Nazionale e le forze minori possono incidere sugli equilibri più di quanto dicano le dimensioni dei singoli soggetti. In una situazione così serrata, anche spostamenti limitati possono avere effetti concreti. Ed è proprio qui che il quadro si fa più delicato: quando i blocchi principali restano così vicini, ogni tassello esterno può contare.

  • Centrodestra, sfida riaperta: Lega oltre il 7%, Forza Italia ai minimi da due anni

    Centrodestra, sfida riaperta: Lega oltre il 7%, Forza Italia ai minimi da due anni

    Roma, 20 aprile 2026 – Forza Italia scivola all’8,3%, il punto più basso degli ultimi due anni. Intanto la Lega risale al 7,2% e torna davanti ad Avs. È il dato che arriva dalla nuova Supermedia AGI/YouTrend, costruita su 10 sondaggi di 9 istituti realizzati tra il 2 e il 15 aprile. La fotografia, più che altro, racconta il nuovo assestamento dentro il centrodestra, dopo settimane segnate da tensioni politiche, mentre Fratelli d’Italia resta stabile attorno al 28%.

    Forza Italia giù all’8,3%: il peso delle tensioni interne

    Il numero che salta subito agli occhi, nella lettura della Supermedia AGI/YouTrend, è quello di Forza Italia: perde 0,7 punti in due settimane e si ferma all’8,3%. È il dato peggiore degli ultimi due anni, secondo la serie richiamata nell’analisi, e arriva in una fase delicata per il partito guidato da Antonio Tajani, tra discussioni interne, distinguo e qualche frizione finita anche in pubblico. Dai numeri non esce una spiegazione sola e definitiva, ma il segnale politico è chiaro: FI resta centrale negli equilibri della maggioranza, però oggi sembra fare più fatica a tenere il consenso con continuità. Da solo, il calo non ribalta i rapporti di forza. Ma pesa, anche perché nel centrodestra, dove ogni decimale viene letto come un messaggio, alla discesa di Forza Italia si accompagna il movimento opposto della Lega. Più che uno scossone, è uno spostamento lento. Però si vede.

    Lega in risalita, sorpasso su Avs: dove torna competitivo il partito

    La Lega sale al 7,2%, guadagna 0,3 punti e supera di nuovo Alleanza Verdi e Sinistra, che si ferma al 6,2% ed è in lieve calo. Per il partito di Matteo Salvini è un ritorno sopra una soglia che, negli ultimi mesi, aveva assunto un peso più politico che statistico. Non basta ancora per parlare di una vera inversione di tendenza, ma il segnale c’è e dentro la maggioranza viene seguito con attenzione. C’è poi un aspetto territoriale: la Lega prova a tornare competitiva nei suoi spazi storici, soprattutto al Nord, dove il confronto con Forza Italia e con la stessa Fratelli d’Italia resta aperto. La crescita è contenuta, ma arriva mentre il partito cerca di rimettere insieme temi identitari e responsabilità di governo, amministratori, base e leadership nazionale. “Si vede un piccolo recupero”, osservano da ambienti parlamentari del centrodestra, senza andare oltre. E la cautela, in questa fase, resta obbligata.

    FdI resta in testa, ma nella coalizione i pesi si muovono

    In cima c’è sempre Fratelli d’Italia, primo partito con il 28,1%, in aumento di 0,2 punti. La discesa registrata dopo il referendum, secondo la lettura della Supermedia, sembra essersi fermata: più che una nuova spinta, per ora si vede una stabilizzazione. Un dato che consente a Giorgia Meloni di conservare un vantaggio ampio sia sugli alleati sia sul Pd, che sale al 22,4%. Il M5S è al 12,8% e resta quasi fermo. Sul piano delle coalizioni, il centrodestra nel perimetro 2022 vale il 44,7%, in lieve calo di 0,1 punti. Ma nel confronto con il blocco alternativo, l’indicazione più osservata è quella del campo largo 2026, stimato al 45,4%, quindi appena sopra. Tradotto: il primato di FdI da solo non chiude il tema della competitività complessiva della coalizione. Ed è per questo che il peso dei partner torna a contare, forse più di quanto accadesse qualche mese fa.

    Tajani-Salvini, il duello torna a pesare nella maggioranza

    Se Forza Italia arretra e la Lega recupera, il primo effetto si vede dentro la maggioranza: il confronto tra Tajani e Salvini torna a essere un fatto politico concreto, non soltanto una gara di visibilità. La distanza resta ridotta, poco più di un punto, e proprio per questo il duello si fa sensibile. Chi conta di più ai tavoli della coalizione, chi parla davvero all’area moderata, chi presidia i dossier più identitari: a Roma sono domande che hanno ripreso a girare. Per ora, guardando ai numeri, non cambia la tenuta del governo. Ma cambia il clima, e non è poco. Una Lega sopra il 7% può chiedere più spazio; una Forza Italia all’8,3% è spinta a difendere con più decisione il proprio profilo. Sullo sfondo resta Fratelli d’Italia, ancora nettamente avanti e in posizione dominante. La Supermedia, ponderata il 16 aprile sulla base di campione, data di rilevazione e metodo di raccolta, non assegna seggi e non anticipa scenari definitivi. Però una cosa la dice con chiarezza: nel centrodestra qualcosa si sta muovendo, e il rapporto tra gli alleati è tornato ad avere un peso tutto politico.

  • Supermedia, FdI tiene il 28% mentre Pd e Lega crescono: la nuova mappa dei consensi

    Supermedia, FdI tiene il 28% mentre Pd e Lega crescono: la nuova mappa dei consensi

    Roma, 20 aprile 2026 – La nuova Supermedia AGI/YouTrend, costruita su 10 sondaggi di 9 istituti realizzati tra il 2 e il 15 aprile e pubblicata il 17 aprile, conferma che la mappa dei consensi politici continua a muoversi. Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito, ma si ferma al 28,1%. Il Pd sale al 22,4%, la Lega torna sopra il 7% e Forza Italia arretra all’8,3%. Sullo sfondo pesano ancora le code del post-referendum e le tensioni dentro i partiti, soprattutto nel centrodestra.

    FdI in calo ma non in caduta: cosa dice la soglia del 28%

    Il dato che salta subito agli occhi è quello di FdI. Il partito di Giorgia Meloni viene stimato al 28,1%, con un lieve +0,2 rispetto alla supermedia del 2 aprile, ma dentro una tendenza che da settimane racconta un ridimensionamento rispetto ai mesi scorsi. Non c’è una caduta, tutt’altro. La soglia del 28% viene anzi letta come un possibile punto di tenuta. Tradotto: il partito di maggioranza resta nettamente davanti a tutti, ma non allunga più. È questo il segnale più chiaro. FdI conserva la leadership, però smette di guadagnare terreno. Un passaggio che a Palazzo Chigi viene seguito con attenzione, anche perché questa è una supermedia considerata robusta, costruita su una base più ampia del solito e quindi meno esposta alle oscillazioni del singolo sondaggio.

    Pd in crescita, M5S fermo: i nuovi rapporti di forza nell’opposizione

    Tra le opposizioni, il movimento più netto è quello del Partito democratico, che sale al 22,4% con un aumento di 0,4 punti. Non è uno scatto improvviso, ma una crescita costante. Ed è proprio questo, nelle rilevazioni, il dato che conta di più. Il M5S, invece, resta quasi fermo al 12,8%, in lieve calo di 0,1, mentre Verdi/Sinistra scendono al 6,2%. Il quadro che ne esce è abbastanza chiaro: il Pd rafforza il suo ruolo di perno dell’opposizione, mentre gli altri, almeno in questa fase, non riescono a cambiare passo. Nei numeri si legge anche un altro elemento politico: il centrosinistra più largo cresce poco, ma cresce soprattutto grazie ai democratici. Il resto, per ora, resta fermo.

    Forza Italia arretra, Lega risale: il riassetto dentro la maggioranza

    Dentro la maggioranza il punto più interessante riguarda gli equilibri tra alleati. Forza Italia scende all’8,3%, con un calo di 0,7 punti che la porta al livello più basso degli ultimi due anni. La Lega, invece, recupera e sale al 7,2%, tornando sopra quota 7% e rimettendosi davanti ad Avs. Il sorpasso su FI non c’è ancora, ma la distanza si accorcia e il segnale politico è evidente. Secondo la lettura di YouTrend, sul dato degli azzurri possono aver inciso anche le tensioni interne delle ultime settimane. Sul fronte leghista, al contrario, si intravede una ripresa, seppur moderata, dopo mesi più opachi. Tra i partiti minori si segnala Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, stimato al 3,5% e ancora in lieve crescita. Poi Azione al 3%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,5% e Noi Moderati all’1,1%. Numeri piccoli, certo, ma in un quadro così frammentato possono ancora avere un peso.

    Campo largo avanti sul centrodestra: la fotografia aggiornata delle coalizioni

    Se si guarda alle coalizioni, il quadro cambia e diventa ancora più politico. Nella proiezione sulle coalizioni 2022, il centrodestra è al 44,7%, in lieve calo, mentre il centrosinistra arriva al 30,1% e il M5S resta al 12,8%. Ma il dato più osservato è quello della simulazione sulle coalizioni 2026: qui il campo largo viene stimato al 45,4%, davanti al centrodestra fermo al 44,7%. Il margine è minimo, appena 0,7 punti, e non basta per trarre conclusioni definitive. Però la tendenza c’è e racconta una sfida molto più aperta rispetto a qualche mese fa. Va ricordato che la supermedia è una media ponderata costruita tenendo conto di campione, data di realizzazione e metodo di raccolta. I sondaggi considerati sono quelli di Demopolis, EMG, Eumetra, Noto, Only Numbers, Piepoli, SWG, Tecnè e YouTrend. Non è una previsione di voto, ma una fotografia che cambia di settimana in settimana. Ed è proprio per questo che a Roma viene letta con prudenza, ma senza sottovalutarla.

  • Sondaggi, FdI e FI in calo: avanzano Pd e Lega

    Sondaggi, FdI e FI in calo: avanzano Pd e Lega

    Roma, 20 aprile 2026 – La Supermedia AGI/YouTrend, costruita sui sondaggi nazionali realizzati tra il 2 e il 15 aprile da nove istituti e pubblicata in questi giorni nella capitale, dice che Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito. Ma qualcosa si muove: rispetto alle ultime settimane si vede un rallentamento, mentre Pd e Lega recuperano terreno e Forza Italia scivola al punto più basso degli ultimi due anni. Un dato che arriva nel clima seguito al referendum e alle tensioni nel centrodestra, e che fotografa gli spostamenti più recenti nelle intenzioni di voto.

    FdI tiene il passo, il Pd continua a rosicchiare terreno

    Nel dettaglio della Supermedia, FdI è al 28,1% e guadagna un lieve +0,2 rispetto alla rilevazione del 2 aprile: più un segnale di tenuta che di vera ripartenza, dopo il calo visto nelle settimane successive al voto referendario. Dietro c’è il Partito democratico, che sale al 22,4% con un +0,4 e continua una crescita lenta ma costante, rilevazione dopo rilevazione, accorciando la distanza dal partito di Giorgia Meloni. Il Movimento 5 Stelle, invece, si ferma al 12,8% e lascia sul terreno un decimale. I rapporti di forza, nel complesso, restano gli stessi. Però il margine di FdI non si allarga, mentre il Pd prova a dare continuità alla sua risalita.

    Scivola Forza Italia, la Lega torna a respirare

    Il dato che salta di più agli occhi, in questo giro, è dentro il centrodestra. Forza Italia scende all’8,3%, perde 0,7 punti e tocca il livello più basso da circa due anni. Un calo che arriva mentre nel partito restano sullo sfondo discussioni interne e una linea politica che non sempre viene letta allo stesso modo. Nello stesso schieramento, la Lega risale al 7,2% con un +0,3 e si rimette davanti ad Alleanza Verdi e Sinistra, ferma al 6,2% e in lieve flessione. Tra i partiti più piccoli, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è dato al 3,5%, davanti ad Azione al 3,0%; poi Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,5% e Noi Moderati all’1,1%. Percentuali contenute, certo, ma in una fase così frammentata pesano eccome.

    Coalizioni, il campo largo mette il muso avanti

    Guardando alle coalizioni, il quadro cambia di poco ma abbastanza da farsi notare. Nella proiezione che ricalca gli schieramenti delle Politiche 2022, il centrodestra è al 44,7% e perde un decimale, mentre il centrosinistra sale al 30,1%; il M5S, calcolato da solo, resta al 12,8%, e il cosiddetto Terzo Polo si ferma al 5,5%. Più interessante la simulazione sulle alleanze del 2026: qui il campo largo arriva al 45,4%, con un +0,2, e supera di misura il centrodestra, fermo al 44,7%. Il distacco è minimo, quasi dentro il margine naturale di oscillazione, ma sul piano politico un segnale lo manda: l’idea di una convergenza larga delle opposizioni, almeno sulla carta, oggi regge il confronto. È solo mettendo insieme tutte le sigle, infatti, che il vantaggio del blocco di governo si assottiglia fino quasi a sparire.

    Come leggere la Supermedia: numeri utili, ma non una profezia

    La Supermedia AGI/YouTrend non è un singolo sondaggio, ma una media ponderata di più rilevazioni nazionali sulle intenzioni di voto. In questa edizione sono entrati 10 sondaggi realizzati da 9 istituti: Demopolis, EMG, Eumetra, Noto, Only Numbers, Piepoli, SWG, Tecnè e YouTrend. La ponderazione, spiegano i curatori, è stata fatta il 16 aprile tenendo conto della consistenza del campione, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. Un passaggio importante, perché una media di questo tipo smorza gli effetti del singolo sondaggio e restituisce un quadro più solido, meno esposto agli sbalzi del momento. Resta però il limite di ogni sondaggio politico: è una fotografia, non una previsione del voto. Le variazioni tra parentesi, inoltre, indicano lo scostamento rispetto alla Supermedia del 2 aprile 2026. Letti così, i numeri mostrano una tendenza abbastanza chiara: FdI sembra essersi assestata attorno al 28%, il Pd prova a guadagnare spazio, Forza Italia rallenta e la Lega manda segnali di recupero. Il resto, come spesso accade, lo diranno le prossime settimane.

  • Castelli denunciato dalla moglie: accusata anche la vice, lei nega l’aggressione: «Non ho mai sfiorato nessuno»

    Castelli denunciato dalla moglie: accusata anche la vice, lei nega l’aggressione: «Non ho mai sfiorato nessuno»

    Denuncia della moglie di Castelli: nel mirino la vice Losi, udienza il 30 giugno

    Sara Fumagalli, 55 anni, moglie dell’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, ha denunciato Francesca Losi, vice del politico e candidata sindaca a Lecco. Al centro della denuncia c’è un episodio che Fumagalli colloca con precisione: l’8 novembre 2025, nella loro casa di Cisano Bergamasco (Bergamo), dove sostiene di essere stata aggredita. Losi nega e parla di una vicenda “personale e familiare”. In risposta ha presentato controquerela. E nello stesso incastro di carte risulta anche Castelli, a sua volta denunciato per violenza privata: lui dice di non aver ricevuto notifiche.

    Una storia che tiene insieme politica locale, rapporti privati e Procura. E che, inevitabilmente, sta facendo rumore: in paese le voci corrono, spesso più in fretta degli atti ufficiali.

    La prima data cerchiata, intanto, è quella del tribunale: il 30 giugno Losi dovrà comparire davanti al giudice di pace con l’accusa di lesioni. L’udienza, per quanto trapela, ruota attorno al referto medico e alle due versioni contrapposte. A Cisano se ne parla sottovoce, nei bar e fuori dalle scuole. Ma i contorni, per ora, restano quelli di un fascicolo ancora tutto da mettere a fuoco.

    Fumagalli: “Strattonata in camera da letto”, poi il pronto soccorso

    Per la difesa di Fumagalli, la presunta aggressione sarebbe avvenuta dentro l’abitazione di Cisano Bergamasco, in un punto preciso: la camera da letto, “tra l’angolo chiuso del letto e il comodino”. È il dettaglio su cui insiste l’avvocata Amelia Vetrone, del Foro di Firenze: una colluttazione fatta di spinte e strattoni, fino alla decisione di andare al pronto soccorso.

    Il referto, sempre secondo la ricostruzione della legale, parla di contusioni con una prognosi di cinque giorni. Un tempo breve, ma che basta – sul piano procedurale – a far entrare in campo l’ipotesi di lesioni e a portare al deposito della querela. Sul perché, invece, non si va oltre la cautela: “La mia assistita si è vista aggredita in casa sua”, ha detto Vetrone, aggiungendo che in aula Fumagalli sarebbe intenzionata a costituirsi parte civile.

    Cosa abbia fatto scattare tutto, e perché proprio quel giorno, non risulta al momento scritto nero su bianco in modo pubblico. “Prima non c’era stato nulla”, sostiene la difesa. Una frase che, così com’è, lascia più domande che risposte.

    Losi: “Non ho mai sfiorato nessuno”. E presenta controquerela

    Francesca Losi, giornalista cinquantenne, due figli, oggi vice segretaria federale del Partito popolare del Nord (movimento fondato e guidato da Castelli dopo la rottura con la Lega di Matteo Salvini), respinge l’accusa senza giri di parole. Al telefono, dopo un primo contatto chiuso con un “posso richiamarla?”, torna su due punti: non avrebbe ricevuto alcuna citazione e, soprattutto, “io non ho mai sfiorato nessuno”.

    Conferma però un passaggio già finito nelle carte: la controquerela per percosse contro Fumagalli. “Sapevo che si era mossa e, siccome quel fatto non è mai avvenuto, ho voluto tutelarmi”, spiega, mantenendo toni controllati. Poi aggiunge una frase che potrebbe pesare anche sul piano politico: “Sto vivendo una campagna elettorale bellissima. I dibattiti possono essere accesi, ma la violenza non fa parte di me”.

    Quando le si chiede se ci sia stato un fraintendimento, Losi si ferma: “Dietro c’è una faccenda molto personale e familiare”. E non aggiunge altro. Poche parole che, nel vuoto di dettagli, finiscono per alimentare letture e retroscena.

    Castelli finisce nella vicenda: “Due appartamenti, rapporti pessimi”

    Nel quadro entra anche Roberto Castelli, che compirà 80 anni a luglio e che, secondo quanto riferito, sarebbe stato denunciato per violenza privata. Lui dice di esserne venuto a conoscenza con sorpresa: “Non è un pesce d’aprile, vero? È già passato”, prova a sdrammatizzare. Poi però è netto: “A me non è stato notificato nulla e non ero al corrente della denuncia che mi riguarderebbe”.

    Castelli parla di una crisi coniugale ormai stabilizzata. “Con mia moglie viviamo nella stessa abitazione, ma in due appartamenti separati ormai da quasi un anno”, racconta. I contatti, dice, sono ridotti all’osso: “Abbiamo pochissimi rapporti e quei pochi sono pessimi. Stiamo cercando una via per la separazione”. Sulla presunta aggressione attribuita a Losi, taglia corto: sostiene di non saperne nulla.

    Sulla querela che riguarda Castelli lavorerà, da quanto emerge, un vice procuratore onorario. Gli accertamenti non sono ancora conclusi e la prudenza resta d’obbligo. Per il resto parleranno le notifiche, i referti e, soprattutto, l’aula del giudice di pace.

  • Atalanta, addio Champions ma non all’Europa: Palladino e le sfide decisive con Roma e Lazio

    Atalanta, addio Champions ma non all’Europa: Palladino e le sfide decisive con Roma e Lazio

    L’Atalanta ha detto addio alla Champions League 2026/27 sabato sera a Bergamo. Al Gewiss Stadium è finita 0-1 con la Juventus. Ma in casa nerazzurra, a sei giornate dalla fine, il punto non è solo la “fine corsa”. È soprattutto il perché. E una cosa è già chiara: restare in Europa (anche senza Champions) diventa la linea da non oltrepassare, per non spezzare un ciclo che — numeri alla mano — ha retto anche quando le stagioni si sono messe di traverso.

    Champions sfumata, ma a Bergamo non è un addio

    La foto è netta: l’Atalanta non giocherà la prossima Champions. Su questo non ci sono scorciatoie. Però a Zingonia non gira la parola “addio”. Si sente piuttosto “arrivederci”. E non è solo un dettaglio: nel calcio italiano i posti sono quattro, le pretendenti molte di più. Restare fuori, anche per chi è abituato a stare alto, prima o poi capita.

    Negli ultimi sette campionati, dal 2018/19, tolta l’Inter, tutte le big italiane hanno mancato la Champions almeno una volta. E qui spunta il dato che a Bergamo pesa: in quel periodo l’Atalanta ha messo insieme 5 partecipazioni su 7. Meglio di Milan e Napoli (4) e molto meglio di Lazio (2) e Roma (0). Davanti ci sono solo Inter e Juventus. Una regolarità che, da queste parti, è diventata identità prima ancora che risultato.

    Lo 0-1 con la Juve che lascia l’amaro in bocca

    La botta con la Juve brucia anche per come è maturata. Chi era al Gewiss sabato sera la riassume con una frase: “Non sembrava una gara da perdere”. Dallo spogliatoio filtra la stessa sensazione: una delle prestazioni più convincenti in campionato, eppure ko. Un episodio, poi i bianconeri che nel finale hanno tenuto in mano la partita.

    Non è stata tanto una crepa tecnica. È stata una crepa emotiva. Mentre lo stadio si svuotava a piccoli gruppi e qualcuno sotto la Curva batteva le mani lo stesso, l’idea era una: la Champions può scivolare via, ma non può scivolare via anche tutto il resto.

    Obiettivo Europa: anche la Conference League, se serve

    Qui si entra nella parte più concreta: restare in Europa. Non come premio di consolazione, ma come necessità. Se si guarda alle coppe europee negli ultimi nove anni — da quel Atalanta-Everton che a Bergamo molti citano come inizio simbolico — l’unica italiana sempre presente è stata la Roma. Tutte le altre big, Atalanta, Inter, Juve, Lazio, Milan e Napoli, sono rimaste fuori almeno una volta.

    E allora sì: anche la Conference League diventa un obiettivo vero. Perché resta una coppa europea: porta incassi, partite, abitudine al doppio impegno. E in società lo sanno bene: vincerla significa accesso all’Europa League dell’anno dopo. L’etichetta “solo Conference”, a Bergamo, suona già superata.

    Coppa Italia, la semifinale con la Lazio che vale doppio

    C’è una data cerchiata in rosso: tra dieci giorni, Atalanta-Lazio, semifinale di Coppa Italia. Passare vorrebbe dire avvicinarsi a un doppio traguardo: una finale che pesa e, soprattutto, una strada concreta verso l’Europa anche se in campionato la corsa dovesse complicarsi.

    Il clima è quello delle settimane che decidono un’annata. Poche parole, facce tese, e l’idea che non si possa sbagliare due volte. Prima la trasferta con la Roma, poi la Lazio: due snodi che, in pochi giorni, diranno cosa resta di questo 2025/26.

    Palladino fino al 2027, futuro rimandato: parla Percassi

    Sul tavolo c’è anche la panchina. Raffaele Palladino ha un contratto fino al 30 giugno 2027. Il tema del rinnovo — dato come probabile in ambienti vicini alla dirigenza — per ora viene rimandato. L’ad Luca Percassi, nel prepartita di sabato, ha fatto capire che se ne riparlerà “tra un paio di settimane”, quando il quadro sportivo sarà più chiaro.

    Intanto, in casa nerazzurra gira anche una classifica “da Palladino” che racconta un altro campionato: in 21 giornate Inter 51 punti, Napoli 44, Juve e Milan 41, Atalanta 40 (come il Como), Roma 33. Numeri che accendono un rimpianto: uscire dalla Champions così presto è un peccato. E in molti lo legano, senza troppi giri di parole, al passaggio precedente: l’errore Juric, capitolo chiuso ma ancora ingombrante.

    Ora però, come ha confidato un dirigente uscendo dal Gewiss, “non serve guardare indietro”. Serve fare punti. E magari andare avanti in Coppa. Perché l’Atalanta, anche senza Champions, non può permettersi di sparire dall’Europa. Non in questa fase. Non adesso.