Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e fondatore del Partito popolare del Nord, si ritrova travolto da una storia familiare che finisce dritta nei palazzi di giustizia e, inevitabilmente, si porta dietro anche un peso politico. La moglie, Sara Fumagalli, lo ha querelato per violenza privata. E non è tutto: ha presentato una seconda denuncia per lesioni contro la sua vice, la consigliera comunale Francesca Losi. I fatti — secondo le prime ricostruzioni — sarebbero successi nella loro casa di Cisano Bergamasco (Bergamo). Ora la vicenda segue il suo corso negli uffici giudiziari competenti.
Castelli querelato: l’accusa di violenza privata
Castelli ha 79 anni (ne compirà 80 a luglio) e prova a mettere acqua sul fuoco. Ma nella voce, racconta chi lo ha sentito, si avverte amarezza. E anche sorpresa. «Con mia moglie viviamo da separati ormai da un anno», dice l’ex ministro. I contatti, sostiene, sono pochi e «pessimi».
Il punto, però, è l’accusa: violenza privata. Castelli dice di non capirne l’origine. «Non so come faccia ad accusarmi di violenza privata, perché da tempo abbiamo pochissimi rapporti». Poi entra nel concreto: la proprietà è la stessa, sempre a Cisano Bergamasco, ma «in due appartamenti separati».
Stessa proprietà, due appartamenti: la separazione “di fatto”
Il racconto dell’ex esponente della Lega Nord restituisce l’immagine di una convivenza solo sulla carta. Casa in comune, ma spazi divisi. E rapporti ormai consumati. «Stiamo cercando di separarci da tempo, la situazione è complicata», spiega, lasciando intendere che la rottura non è di ieri.
A un certo punto, quasi per incredulità, gli scappa anche una battuta amara: «È un pesce d’aprile?». No. La segnalazione — stando a quanto viene riferito — c’è. E lui insiste: «Io non ho ricevuto niente, per me è una sorpresona». Per ora, sempre secondo quanto emerge, non ci sarebbero ancora atti formali a lui notificati.
Denuncia per lesioni contro Francesca Losi: udienza il 30 giugno
Su un altro binario corre invece la denuncia che riguarda Francesca Losi, vice segretaria federale del movimento fondato dallo stesso Castelli, consigliera comunale a Pontida e oggi candidata sindaca a Lecco. Qui un passaggio è già fissato: Losi risulta citata davanti al giudice di pace di Bergamo. L’udienza è calendarizzata per il 30 giugno.
In questo caso la contestazione è per lesioni. Fumagalli — 55 anni, con un passato nell’area leghista e descritta come molto religiosa — parla di un episodio che sarebbe avvenuto addirittura in camera da letto, sempre nella casa di Cisano. Castelli, su questo, si limita a tagliare corto: «Io non ne so nulla». Cinque parole nette, che però non chiudono la partita. Anzi.
Versioni opposte e una controdenuncia
Sulla presunta aggressione, le versioni restano lontane. Losi — giornalista cinquantenne — nega di aver mai toccato Fumagalli e, a sua volta, avrebbe presentato una controdenuncia. «È una faccenda familiare e molto personale», si è fermata a dire, senza entrare nei dettagli.
Il terreno resta delicato: quando il privato si incrocia con incarichi politici locali, ogni gesto finisce sotto una lente d’ingrandimento. E basta poco — una telefonata mancata, un incontro in municipio — per alzare la tensione.
La rottura e i segnali sui social
Che tra Castelli e Fumagalli i rapporti siano ai minimi lo raccontano anche segnali laterali, come quelli che arrivano dai social. Sul profilo Facebook della donna compaiono foto con diversi esponenti dell’area leghista — da Matteo Salvini ad Attilio Fontana, fino a Roberto Vannacci. Per trovare uno scatto insieme a Castelli, invece, bisognerebbe risalire — secondo quanto viene riferito — al 2022.
Castelli, rivisto di recente a Pontida ai funerali di Umberto Bossi, chiude con una frase che suona più umana che politica: «Certo, non immaginavo che si arrivasse a questo». Adesso parleranno gli atti. La prima data cerchiata è quella del 30 giugno, per il filone che riguarda Losi. Per la querela a carico dell’ex ministro, invece, si attendono sviluppi e notifiche formali.

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