Anm pronta al confronto sui temi concreti: basta attacchi alla magistratura

Anm pronta al confronto sui temi concreti: basta attacchi alla magistratura

Palermo, 16 aprile 2026L’Associazione nazionale magistrati si dice pronta a un confronto con il governo sui problemi concreti della giustizia, ma chiede che si fermino gli attacchi alla magistratura. A dirlo è stato il presidente Giuseppe Tango, intervenuto a Palermo a margine di un convegno. Il messaggio è chiaro: abbassare i toni e ricostruire fiducia nelle istituzioni.

Tango: basta attacchi alla magistratura

Nelle parole del presidente dell’Anm, il punto è semplice ma pesa politicamente. “Che finiscano le contrapposizioni è ciò che ogni cittadino si augura e io, in quanto magistrato, ancora di più”, ha detto Tango, spiegando che la questione non riguarda solo i rapporti tra toghe e governo, ma il clima generale in cui si amministra la giustizia.

Secondo il presidente del sindacato delle toghe, “è necessario rasserenare i toni e restituire un senso di fiducia nelle istituzioni”. Ma c’è un altro passaggio che ha voluto mettere nero su bianco: ogni tentativo di delegittimazione della magistratura finisce per avere effetti più ampi. “Un attacco alla magistratura è un attacco alle istituzioni e provoca un senso di smarrimento”.

Da Palermo il richiamo alla fiducia nello Stato

Tango ha parlato da Palermo, una città che per il presidente dell’Anm rappresenta bene cosa significhi affidarsi allo Stato. In Sicilia, ha ricordato, il tema del pizzo e degli imprenditori taglieggiati non è una formula da convegno. È una realtà quotidiana, fatta di denunce difficili e di scelte personali che spesso comportano rischi.

“Cosa porta un imprenditore ad affidare la sua vita, in definitiva, alla magistratura, se non un presupposto di grande fiducia verso di essa?”, ha osservato. Il ragionamento, per Tango, parte da qui: se quel rapporto di fiducia si rompe, si indebolisce anche la capacità dello Stato di essere riconosciuto come un punto di riferimento credibile.

Giustizia, apertura al dialogo con Nordio

Sul piano dei rapporti istituzionali, l’Anm non chiude. Al contrario. “Noi non ci sottraiamo a nessun tipo di confronto”, ha ribadito Tango, ricordando che l’associazione ha già preso parte a un incontro a Roma con il viceministro Francesco Paolo Sisto e il presidente del Consiglio nazionale forense.

Se dovesse arrivare un invito dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha aggiunto, l’associazione sarebbe pronta a prenderlo “in alta considerazione”, a patto che il tavolo serva ad affrontare i problemi concreti che affliggono il sistema giustizia. Non uno scontro ideologico, dunque. Piuttosto un confronto vero, su organici, tempi e strumenti.

Processi lenti e Ufficio per il processo: i nodi sul tavolo

Per il presidente dell’Anm, il primo tema è quello delle lungaggini processuali, che toccano direttamente la vita dei cittadini. Dentro questo quadro c’è anche la questione dell’Ufficio per il processo, che negli ultimi anni ha aiutato il lavoro degli uffici giudiziari e, secondo quanto riferito dall’associazione, ha contribuito a ridurre l’arretrato.

La scadenza del 30 giugno per i contratti degli addetti è, in questo momento, uno dei punti più urgenti. Tango è stato netto: serve una stabilizzazione, “non soltanto loro in quanto lavoratori, ma proprio dell’intera esperienza dell’Ufficio per il processo”. Il timore, condiviso da molti tribunali, è che uno stop possa rallentare di nuovo i procedimenti proprio mentre si prova a tagliare i tempi.

Gip collegiale, l’allarme sugli organici dei tribunali

L’altra emergenza indicata da Tango riguarda il gip collegiale, la riforma che prevede che su arresti domiciliari e custodia cautelare in carcere non decida più un solo giudice, ma un collegio di tre magistrati. Sul merito della riforma il presidente dell’Anm non si è soffermato più di tanto. Ha invece puntato il dito sulla tenuta concreta del sistema.

Il problema, ha spiegato, è quello degli organici dei tribunali. “Tantissime piante organiche di tanti tribunali addirittura prevedono al massimo due gip in pianta organica, al più tre”, ha osservato. In una situazione del genere, mettere insieme un collegio rischia di togliere risorse ad altri passaggi del procedimento penale, dai collegi dibattimentali al giudice dell’udienza preliminare, fino, in alcuni casi, ai settori civile e lavoro. Conseguenza possibile: tempi ancora più lunghi.

Separazione delle carriere, il richiamo al referendum

Sul tavolo resta anche il tema della separazione delle carriere dei magistrati, che continua a occupare il dibattito politico e giuridico. Interpellato sulla questione, Tango ha richiamato il referendum costituzionale, sostenendo che il voto popolare abbia già dato un’indicazione precisa.

“Questi sono i fatti”, ha detto, ricordando che alla consultazione i cittadini hanno partecipato con un’affluenza elevata e che la maggioranza si è espressa contro un progetto che comprendeva anche la separazione delle carriere. Una posizione con cui il presidente dell’Anm prova a spostare la discussione dai simboli al terreno della legittimazione democratica.

Sul fondo resta il rapporto tra politica e giurisdizione. Ma il punto che l’Anm rilancia da Palermo è soprattutto uno: discutere di riforme della giustizia sì, ma senza alimentare uno scontro continuo con la magistratura. Perché, nel ragionamento di Tango, quando si consuma la fiducia nelle istituzioni non paga una categoria sola. Pagano i cittadini.

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