Catania, 16 aprile 2026 – Una donna di 31 anni, già sottoposta a trapianto di rene nove anni fa, ha dato alla luce due gemelle al Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania. Un parto arrivato al termine di una gravidanza ad alto rischio, seguita passo dopo passo da un’équipe di specialisti.
Due gemelle dopo il trapianto: parto ad alto rischio a Catania
La storia arriva dall’Unità di Ostetricia e Ginecologia e Pronto soccorso ostetrico del presidio etneo, diretta da Antonino Rapisarda, dove il parto è avvenuto con taglio cesareo. La donna, in passato, aveva affrontato una grave insufficienza renale causata da rene policistico, una patologia che aveva compromesso in modo irreversibile la funzionalità dei reni e reso necessario il trapianto.
Secondo quanto riferito dall’ospedale, la paziente era già diventata madre prima dell’intervento. Anche allora aveva affrontato un parto cesareo, in un quadro clinico delicato. Dopo il trapianto, e una volta uscita dalla dialisi, era stata informata più volte dei rischi legati a una nuova gravidanza, hanno spiegato i medici del Centro Trapianti del San Marco, guidato da Pier Francesco Veroux.
La donna, però, ha deciso di affrontare un nuovo percorso di maternità, rispettando tempi e indicazioni dei medici. Solo in seguito si è scoperto che la gravidanza era gemellare. Un dettaglio che ha reso tutto ancora più complesso, anche per la presenza di un rene parauterino, cioè collocato accanto all’utero.
In sala operatoria un’équipe al completo
Per seguire la gravidanza è stato messo in campo un controllo costante, con il coinvolgimento di specialisti di diverse discipline. Al momento del parto, in sala operatoria, erano presenti il ginecologo Sebastiano Bandiera, il collega Santino Recupero, il chirurgo vascolare Rosario Tringale, la nefrologa del Centro Trapianti Giusi Lorenzano e la neonatologa Giulia Lombardo, della Neonatologia del San Marco diretta da Alessandro Saporito.
Decisivo, ha fatto sapere l’azienda ospedaliera, anche il supporto dell’équipe anestesiologica coordinata da Stanislao Bentivegna, responsabile dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione in Ostetricia e Ginecologia, che ha eseguito personalmente l’anestesia spinale. Un passaggio delicato, in un intervento che richiedeva attenzione su più fronti.
Il parto cesareo si è svolto senza complicazioni rilevanti, nonostante la presenza di una sindrome aderenziale dovuta ai precedenti interventi chirurgici. La madre è rimasta ricoverata in osservazione per circa dieci giorni. Poi le sue condizioni sono state giudicate stabili.
Adele e Isabel stanno bene
Le due bambine, Adele e Isabel, sono nate in buone condizioni cliniche. Non hanno avuto bisogno di intubazione, un elemento considerato importante dai sanitari, e sono state affidate alle cure dell’Utin del San Marco. Qui sono state assistite con ventilazione non invasiva C-Pap e monitorate costantemente nelle prime ore dopo la nascita.
Dall’ospedale fanno sapere che entrambe stanno crescendo bene. Accanto a loro, oltre al personale sanitario, ci sono ogni giorno i genitori e la sorella maggiore adolescente. Un dettaglio che in reparto raccontano quasi sottovoce, come succede quando una vicenda clinica si intreccia con una storia familiare lunga e faticosa.
I medici: “Un risultato clinico e umano di grande rilievo”
“Questa nascita rappresenta un risultato di grande rilievo clinico e umano”, ha detto il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito, sottolineando il lavoro condiviso tra specialisti e la determinazione della paziente. “È un esempio concreto di come l’impegno multidisciplinare e la fiducia possano trasformare una storia complessa in un esito positivo”.
Sulla stessa linea il direttore di Ostetricia e Ginecologia Antonino Rapisarda, che ha parlato di un caso “delicato” e della necessità di uno scambio continuo di informazioni tra équipe diverse. “Siamo riusciti a tenere in vita due vite umane e a rendere felice una coppia”, ha spiegato, rivendicando il lavoro di gruppo portato avanti per tutta la gravidanza.
Perché il caso del Policlinico di Catania è importante
Una gravidanza dopo trapianto di rene non è impossibile, ma richiede controlli rigorosi, verifiche ravvicinate e un equilibrio costante tra terapia immunosoppressiva, funzionalità renale e sviluppo del feto. Nel caso seguito a Catania, il fatto che la gestazione fosse gemellare e che la paziente avesse alle spalle una storia chirurgica complessa ha reso il percorso ancora più delicato.
Per questo i medici leggono il caso come una prova della tenuta organizzativa del presidio e della collaborazione tra reparti. Non un episodio isolato, ma il risultato di anni di follow-up, scelte condivise e prudenza clinica. Poi il momento decisivo, in sala parto. E due neonate che oggi, riferisce il Policlinico, stanno bene.

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