Usa e Iran verso l’accordo che può fermare la guerra

Usa e Iran verso l’accordo che può fermare la guerra

Washington, 16 aprile 2026Stati Uniti e Iran sono tornati a parlarsi, con una mediazione guidata dal Pakistan. Secondo fonti della Casa Bianca, le parti sarebbero vicine a un accordo quadro per fermare la guerra prima della scadenza del cessate il fuoco del 21 aprile. Restano però aperti i nodi più pesanti: il programma nucleare iraniano, la sicurezza dello Stretto di Hormuz e i danni di guerra.

Trump: “La guerra con l’Iran è quasi finita”

A spingere il clima di possibile disgelo è stato il presidente Donald Trump. In un’intervista anticipata da Fox News, ha detto che il conflitto sarebbe “molto vicino alla fine”. Il colloquio, registrato con la conduttrice Maria Bartiromo per il programma Mornings with Maria Bartiromo, è stato diffuso in parte sui social nelle ore prima della messa in onda integrale.

Trump ha difeso la linea seguita da Washington nelle ultime settimane. Ha detto di aver cambiato rotta su un attacco diretto perché, ha spiegato, “se non lo avessi fatto oggi avremmo un Iran con l’arma atomica”. Poi il passaggio più duro, con il tono della minaccia accanto a quello dell’apertura diplomatica: secondo il presidente, un’offensiva americana costringerebbe Teheran a impiegare “vent’anni per ricostruire il Paese”.

Casa Bianca, si valuta un nuovo faccia a faccia in Pakistan

Nelle stesse ore, da Washington, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato che si sta valutando un secondo round di colloqui con l’Iran, ancora una volta in Pakistan, dopo il primo appuntamento dello scorso fine settimana a Islamabad. “I colloqui sono in corso, ma nulla è ufficiale finché non lo sentirete dalla Casa Bianca”, ha detto ai giornalisti.

Il tono, comunque, è sembrato più cauto che trionfale. Leavitt ha aggiunto che l’amministrazione resta “ottimista sulla prospettiva di un accordo” e che, con ogni probabilità, l’eventuale nuovo incontro si terrebbe “nello stesso luogo della volta precedente”.

Axios e AP: passi avanti, ma l’intesa è ancora tutta da chiudere

Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, i negoziatori americani e iraniani avrebbero fatto passi avanti sostanziali nell’ultimo round di contatti, avvicinandosi a una intesa quadro per la fine della guerra. Nelle ultime 24 ore, riferisce il sito, il vicepresidente J.D. Vance, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e il consigliere senior Jared Kushner hanno lavorato tra telefonate, messaggi e scambi di proposte con la controparte iraniana e con i mediatori.

Attorno al tavolo, anche se in modo indiretto, ci sono pure Pakistan, Egitto e Turchia. L’obiettivo è chiudere almeno i punti più urgenti prima del 21 aprile, giorno in cui scade la tregua. Ma, fanno notare fonti vicine ai colloqui, l’accordo non è affatto garantito. Le distanze restano ampie e il rischio di un nuovo stallo c’è tutto.

Anche Associated Press parla di una possibile proroga del cessate il fuoco oltre la scadenza prevista. Secondo l’agenzia, le parti avrebbero già trovato “in linea di principio” un’intesa su un’estensione della tregua, mentre i mediatori provano a sbloccare i tre dossier più delicati: nucleare, libertà di navigazione a Hormuz e risarcimenti di guerra.

Teheran aspetta i mediatori pakistani e mette Hormuz al centro

Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha annunciato l’arrivo di una delegazione pakistana per approfondire quanto emerso dopo i colloqui di Islamabad. “Discuteremo in dettaglio le nostre posizioni e i nostri punti di vista”, ha spiegato, confermando che il Pakistan continua ad avere un ruolo centrale nella mediazione.

Lo stesso Baqaei ha aperto, almeno sul piano diplomatico, a una gestione condivisa della sicurezza dello Stretto di Hormuz con gli altri Stati del Golfo, ma solo “a condizione che la guerra condotta dall’America e dal regime sionista contro l’Iran giunga al termine”. Un messaggio rivolto agli interlocutori della regione e, in parte, anche agli europei, che Teheran ha invitato a non interferire.

Vance: “La tregua regge”. Ma il nucleare resta il vero scoglio

Il vicepresidente J.D. Vance, parlando con i reporter e poi intervenendo a un forum di Turning Point a Phoenix, ha detto che “la tregua sta reggendo”. Ha descritto la situazione come fragile, ancora aperta, ma ha insistito su un punto politico preciso: gli Stati Uniti sono pronti a trattare l’Irancome un Paese normale” sul piano economico, a patto che rinunci in modo verificabile allo sviluppo di armi nucleari.

Sul tavolo, secondo il New York Times, Teheran avrebbe proposto una sospensione di cinque anni del programma nucleare. Una formula che la delegazione americana, stando alle ricostruzioni circolate a Washington, considera ancora insufficiente per garantire un livello di sicurezza accettabile nel medio periodo.

Trump raffredda l’ipotesi di proroga della tregua

C’è però una sfumatura politica che complica il quadro. Intervistato da ABC News, Trump ha detto di non stare pensando a una proroga del cessate il fuoco, nonostante nelle stesse ore siano circolate indiscrezioni su una possibile estensione. “Potrebbe finire bene o male, ma penso che un accordo sia meglio perché poi potranno ricostruire”, ha affermato.

È il doppio binario che accompagna tutta questa crisi: da una parte la pressione militare, dall’altra la trattativa. Solo nei prossimi giorni si capirà se le aperture di queste ore porteranno a un’intesa vera o se resteranno, come già successo in passato, un passaggio interlocutorio.

La crisi si allarga: Libano, Regno Unito e traffico nel Golfo

Nel frattempo la crisi si allarga. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per questa sera alle 20 locali il gabinetto di sicurezza per discutere di un possibile cessate il fuoco in Libano, mentre il quotidiano al Mayadeen parla di una possibile tregua di una settimana a partire da stasera, citando una fonte della sicurezza iraniana.

Sul fronte europeo, il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito ai Comuni che il Regno Unito non entrerà nel conflitto. “Non è la nostra guerra”, ha detto, rispondendo alle pressioni e, indirettamente, anche alle parole di Trump.

A pesare resta infine Hormuz, passaggio decisivo per il petrolio mondiale. L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una petroliera iraniana sanzionata dagli Usa sarebbe riuscita ad attraversare l’area con il sistema di navigazione acceso. Nelle stesse ore il Centcom ha sostenuto di aver attuato “completamente” il blocco navale contro l’Iran in 36 ore, dichiarando di aver ottenuto la “superiorità marittima” in Medio Oriente. Un segnale chiaro: il negoziato va avanti accanto alla forza. Non al suo posto.

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