Roma, 22 aprile 2026 – Accanto al Dl lavoro che il governo prepara per il Consiglio dei ministri del 30 aprile, con l’obiettivo di intervenire su salari bassi, competenze e misure per il 1° maggio, corrono in parallelo altri dossier considerati urgenti da Palazzo Chigi: il caro energia, la possibile fine del taglio delle accise sui carburanti, la tensione con gli autotrasportatori e il negoziato europeo su patto di stabilità ed Ets. Sono partite diverse, ma si toccano. Perché, spiegano fonti vicine al dossier, il margine per nuovi interventi sul lavoro dipende anche dalle risorse da trovare e dall’andamento di crisi che possono riaccendersi nel giro di pochi giorni.
La scadenza del 1° maggio e il nodo del taglio delle accise sui carburanti
Il primo appuntamento segnato in rosso è proprio il 1° maggio, data che non pesa soltanto sul piano simbolico. In quelle ore scade infatti la proroga del taglio delle accise sui carburanti, e il governo sta valutando come muoversi su un fronte che ha effetti immediati su famiglie, imprese e trasporti. Il tema è entrato, a quanto si apprende, anche nei contatti a margine della riunione convocata ieri pomeriggio dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, mentre si definivano le misure del decreto. Sul tavolo ci sono coperture ancora da consolidare: la base di partenza sarebbe attorno ai 500 milioni di euro, con l’obiettivo di salire verso 800 milioni o, nella cornice più ampia, fino a 1 miliardo. Solo allora si capirà quanto spazio reale ci sarà per combinare il capitolo lavoro con nuovi interventi contro il costo dell’energia.
Il punto, dentro l’esecutivo, è anche politico. Il decreto che arriverà a fine mese punta sul cosiddetto “salario giusto”, formula rilanciata più volte durante il vertice, ma la tenuta dei redditi passa pure dal prezzo del pieno e dai costi che le aziende scaricano lungo la filiera. Eppure, spiegano le stesse fonti, il governo non vuole sovrapporre i piani: il Dl lavoro dovrebbe restare concentrato su occupazione, tutele e formazione, mentre il dossier carburanti potrebbe richiedere una scelta ad hoc o una valutazione tecnica ulteriore nei prossimi giorni, con il ministero dell’Economia in prima linea.
La protesta dei camionisti e il rischio blocchi: il governo monitora la filiera dei trasporti
L’altro fascicolo seguito con attenzione riguarda gli autotrasportatori, che secondo fonti di governo continuano a ventilare l’ipotesi di blocchi della circolazione. Non ci sono, al momento, decisioni formalizzate, ma il timore a Palazzo Chigi è che una protesta possa avere effetti rapidi sulla distribuzione delle merci, soprattutto se dovesse intrecciarsi con l’aumento dei costi energetici. Il governo, viene riferito, sta monitorando la situazione “da vicino”, espressione prudente ma rivelatrice, perché il settore viene considerato un punto sensibile della filiera produttiva: logistica, rifornimenti, prezzi finali. Tutto tiene.
Alla riunione sul Dl lavoro erano presenti, tra gli altri, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, quest’ultimo in videocollegamento, oltre al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ed è proprio a margine di quel confronto che sarebbero emersi contatti sull’agenda delle prossime settimane, compresi i possibili provvedimenti anti-crisi. In questo quadro, il decreto sul lavoro resta il contenitore più avanzato, con misure che vanno dagli sgravi per donne e giovani al contrasto al caporalato digitale, fino al rafforzamento del fondo nuove competenze e, secondo quanto trapela, a una maggiore tutela per i lavoratori domestici sul fronte di malattia e maternità. Ma il rischio di una mobilitazione dei camionisti spinge l’esecutivo a ragionare anche in chiave preventiva, per evitare che la tensione sociale e quella economica si alimentino a vicenda.
La partita europea: patto di stabilità, sistema Ets e margini di manovra per nuovi interventi
Sul fondo c’è poi la cornice europea, che per il governo è tutt’altro che secondaria. Ieri il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha chiesto la sospensione del patto di stabilità e anche quella del sistema Ets, il meccanismo europeo legato alle emissioni, in vista del vertice informale di Cipro del 23 e 24 aprile. La richiesta nasce dall’idea che, senza un allentamento delle regole o almeno una maggiore flessibilità, diventi più difficile finanziare misure nazionali contro i contraccolpi della fase economica. Il ragionamento è semplice, anche se la trattativa non lo è: più margini in Europa possono tradursi in più spazio per sostenere salari, imprese e consumi.
Dentro questo schema si inserisce anche il lavoro della Ragioneria generale dello Stato. Secondo fonti che hanno partecipato al vertice, la ragioniera generale Daria Perrotta avrebbe portato report su assegnazioni e recupero di fondi, indicando alcuni passi avanti sul lato delle coperture. Non basta ancora, però. Nei prossimi giorni è previsto un nuovo approfondimento tecnico, e da lì dipenderà una parte del perimetro finale del decreto lavoro e degli eventuali interventi collegati. In altre parole, il dossier sul salario giusto resta al centro, ma attorno si muove una rete di partite più ampia — energia, trasporti, vincoli Ue — che potrebbe condizionare tempi e portata delle decisioni. Palazzo Chigi lo sa. E per questo, mentre prepara il provvedimento del 1° maggio, tiene aperti tutti i tavoli.

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