Atalanta, addio Champions ma non all’Europa: Palladino e le sfide decisive con Roma e Lazio

Atalanta, addio Champions ma non all’Europa: Palladino e le sfide decisive con Roma e Lazio

L’Atalanta ha detto addio alla Champions League 2026/27 sabato sera a Bergamo. Al Gewiss Stadium è finita 0-1 con la Juventus. Ma in casa nerazzurra, a sei giornate dalla fine, il punto non è solo la “fine corsa”. È soprattutto il perché. E una cosa è già chiara: restare in Europa (anche senza Champions) diventa la linea da non oltrepassare, per non spezzare un ciclo che — numeri alla mano — ha retto anche quando le stagioni si sono messe di traverso.

Champions sfumata, ma a Bergamo non è un addio

La foto è netta: l’Atalanta non giocherà la prossima Champions. Su questo non ci sono scorciatoie. Però a Zingonia non gira la parola “addio”. Si sente piuttosto “arrivederci”. E non è solo un dettaglio: nel calcio italiano i posti sono quattro, le pretendenti molte di più. Restare fuori, anche per chi è abituato a stare alto, prima o poi capita.

Negli ultimi sette campionati, dal 2018/19, tolta l’Inter, tutte le big italiane hanno mancato la Champions almeno una volta. E qui spunta il dato che a Bergamo pesa: in quel periodo l’Atalanta ha messo insieme 5 partecipazioni su 7. Meglio di Milan e Napoli (4) e molto meglio di Lazio (2) e Roma (0). Davanti ci sono solo Inter e Juventus. Una regolarità che, da queste parti, è diventata identità prima ancora che risultato.

Lo 0-1 con la Juve che lascia l’amaro in bocca

La botta con la Juve brucia anche per come è maturata. Chi era al Gewiss sabato sera la riassume con una frase: “Non sembrava una gara da perdere”. Dallo spogliatoio filtra la stessa sensazione: una delle prestazioni più convincenti in campionato, eppure ko. Un episodio, poi i bianconeri che nel finale hanno tenuto in mano la partita.

Non è stata tanto una crepa tecnica. È stata una crepa emotiva. Mentre lo stadio si svuotava a piccoli gruppi e qualcuno sotto la Curva batteva le mani lo stesso, l’idea era una: la Champions può scivolare via, ma non può scivolare via anche tutto il resto.

Obiettivo Europa: anche la Conference League, se serve

Qui si entra nella parte più concreta: restare in Europa. Non come premio di consolazione, ma come necessità. Se si guarda alle coppe europee negli ultimi nove anni — da quel Atalanta-Everton che a Bergamo molti citano come inizio simbolico — l’unica italiana sempre presente è stata la Roma. Tutte le altre big, Atalanta, Inter, Juve, Lazio, Milan e Napoli, sono rimaste fuori almeno una volta.

E allora sì: anche la Conference League diventa un obiettivo vero. Perché resta una coppa europea: porta incassi, partite, abitudine al doppio impegno. E in società lo sanno bene: vincerla significa accesso all’Europa League dell’anno dopo. L’etichetta “solo Conference”, a Bergamo, suona già superata.

Coppa Italia, la semifinale con la Lazio che vale doppio

C’è una data cerchiata in rosso: tra dieci giorni, Atalanta-Lazio, semifinale di Coppa Italia. Passare vorrebbe dire avvicinarsi a un doppio traguardo: una finale che pesa e, soprattutto, una strada concreta verso l’Europa anche se in campionato la corsa dovesse complicarsi.

Il clima è quello delle settimane che decidono un’annata. Poche parole, facce tese, e l’idea che non si possa sbagliare due volte. Prima la trasferta con la Roma, poi la Lazio: due snodi che, in pochi giorni, diranno cosa resta di questo 2025/26.

Palladino fino al 2027, futuro rimandato: parla Percassi

Sul tavolo c’è anche la panchina. Raffaele Palladino ha un contratto fino al 30 giugno 2027. Il tema del rinnovo — dato come probabile in ambienti vicini alla dirigenza — per ora viene rimandato. L’ad Luca Percassi, nel prepartita di sabato, ha fatto capire che se ne riparlerà “tra un paio di settimane”, quando il quadro sportivo sarà più chiaro.

Intanto, in casa nerazzurra gira anche una classifica “da Palladino” che racconta un altro campionato: in 21 giornate Inter 51 punti, Napoli 44, Juve e Milan 41, Atalanta 40 (come il Como), Roma 33. Numeri che accendono un rimpianto: uscire dalla Champions così presto è un peccato. E in molti lo legano, senza troppi giri di parole, al passaggio precedente: l’errore Juric, capitolo chiuso ma ancora ingombrante.

Ora però, come ha confidato un dirigente uscendo dal Gewiss, “non serve guardare indietro”. Serve fare punti. E magari andare avanti in Coppa. Perché l’Atalanta, anche senza Champions, non può permettersi di sparire dall’Europa. Non in questa fase. Non adesso.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *