Tajani in Cina, tra economia e crisi in Medio Oriente

Tajani in Cina, tra economia e crisi in Medio Oriente

Pechino, 16 aprile 2026 – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso oggi in Cina per una missione che tiene insieme economia, export e diplomazia. Sullo sfondo c’è la crisi in Medio Oriente e il possibile ruolo di Pechino nel tentativo di riaprire un canale tra Washington e Teheran.

Tajani a Pechino: affari, diplomazia e nodi aperti

La visita, messa a punto dalla Farnesina nelle ultime settimane, si muove su due piani. Il primo è quello dei rapporti commerciali con un mercato che per l’Italia resta decisivo in Asia. Il secondo è politico: il confronto con le autorità cinesi su un’area, il Medio Oriente, che continua ad avere effetti diretti su energia, scambi e stabilità internazionale.

Lo stesso Tajani ha indicato i due obiettivi della trasferta: “una importante missione economica” e un’occasione per discutere del “ruolo della Cina per la pace”. A Pechino sono in programma l’incontro con il ministro del Commercio Wang Wentao, la riunione della XVI commissione economica mista e il bilaterale con il ministro degli Esteri Wang Yi. Poi la tappa a Shanghai, con altri appuntamenti dedicati alle imprese.

Scambi in aumento, ma il divario resta

Per il governo italiano la Cina è una priorità del Piano d’Azione per l’export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale. È anche il primo mercato di sbocco per l’export italiano nell’area Asia-Pacifico, con una quota del 27%. Un dato che basta a spiegare il peso della missione.

Nel 2025 l’interscambio Italia-Cina ha sfiorato i 75 miliardi di euro, con una crescita dell’11,2% rispetto al 2024. I dati provvisori dei primi due mesi del 2026 parlano di 12,6 miliardi, cioè un aumento dell’8,3% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Sono salite sia le importazioni italiane di beni cinesi (+9,2%) sia le esportazioni (+4,5%).

Resta però il nodo dello squilibrio commerciale, che Roma considera strutturale. Il lavoro diplomatico, spiegano fonti italiane, punta a ridurre le barriere non tariffarie, ad ampliare l’accesso al mercato per i prodotti agroalimentari italiani, a rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e a migliorare le condizioni per le aziende straniere negli appalti pubblici cinesi.

Moda, macchinari e farmaci: i settori su cui punta l’Italia

A spingere l’export italiano in Cina sono soprattutto moda e macchinari e apparecchi. Subito dopo vengono farmaceutica, prodotti chimico-medicinali e altre attività manifatturiere. È su questi settori che il governo vuole insistere, anche dentro l’obiettivo indicato da Tajani: portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro la fine della legislatura.

Accanto agli incontri istituzionali ci saranno momenti di confronto con imprenditori italiani e cinesi, insieme ai rappresentanti del Sistema Italia. Un passaggio ritenuto utile non solo sul piano simbolico, ma anche per capire il clima vero tra le aziende che lavorano sul mercato cinese.

Medio Oriente, il vero banco di prova politico

La parte più delicata della visita resta però quella politica. La Cina, pur mantenendo un profilo più prudente rispetto ad altri attori regionali, viene considerata un interlocutore da seguire con attenzione nei tentativi di favorire una de-escalation tra Iran e Stati Uniti.

Il presidente Xi Jinping, nell’incontro dei giorni scorsi con il principe ereditario emiratino Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ha presentato una proposta in quattro punti per promuovere “pace e stabilità” nella regione. Al centro, secondo quanto riferito da Pechino, ci sono il rispetto della sovranità nazionale, della coesistenza pacifica e del diritto internazionale.

Pressioni Usa e il segnale della cultura

Sul dossier mediorientale restano però forti anche le tensioni con Washington. Il presidente americano Donald Trump, nei giorni scorsi, ha avvertito la Cina di possibili “grossi problemi” in caso di forniture di sistemi difensivi a Teheran. Accuse respinte dal portavoce del ministero degli Esteri cinese.

Nelle ultime ore, inoltre, il Financial Times ha riferito – citando documenti militari iraniani – che l’Iran avrebbe usato un satellite cinese acquistato nel 2024 per colpire basi americane in Medio Oriente. Una ricostruzione che, allo stato, non ha conferme ufficiali indipendenti.

Nella missione ci sarà spazio anche per la diplomazia culturale. Tajani parteciperà a Pechino alla mostra “Chinese voices on Palladio” e inaugurerà l’esposizione “Omaggio ai grandi Maestri: Da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano”. A Shanghai, invece, è atteso all’evento “Italia Meravigliosa” per la Giornata Nazionale del Made in Italy. Anche questo è un segnale, oltre che culturale: tenere aperto il dialogo mentre il quadro internazionale si fa più complicato.

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